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La Svezia si oscura

Oggi, l’avanzare dei partiti razzisti e dei populismi autoritari dovrebbe farci anzitutto comprendere che il nazifascismo non è stato un incidente di percorso nel luminoso cammino civile dell’Europa, ma ha profonde, insondate radici nella cultura europea, ed è un fenomeno che potrebbe dunque ripetersi con pari violenza, pur in forme nuove e aggiornate.

Dopo il centro-Europa, ma con più resistenze, anche la Svezia viene ora lambita dalla marea nera (per un quadro europeo vedi anche L’onda nera, Europa nera, Successo elettorale dei neonazisti ungheresi, L’estrema destra nell’Europa centro-orientale).

La Svezia si oscura
di Emanuela Pessina
(da altrenotizie)

Amara sorpresa per la popolazione svedese all’indomani delle elezioni parlamentari di domenica scorsa. L’estrema destra di Jimmie Akesson, il leader populista dei Democratici Svedesi, è approdata per la prima volta in Parlamento, superando di poco lo sbarramento del 4%, attestandosi tra i possibili candidati per la prossima alleanza di governo. La coalizione di centro-destra, infatti, ha vinto la consultazione elettorale, ma ai conservatori moderati mancano tre seggi per ottenere la maggioranza assoluta in Parlamento e il primo ministro, Fredrik Reinfeldt, è costretto a ricercare un’alleanza anche tra le più pericolose o improbabili. Ma agli svedesi l’eventualità non piace…

In base ai risultati definitivi dello spoglio delle elezioni in Svezia, l’Alleanza guidata dal primo ministro conservatore Reinfeldt ha ottenuto il 49.2% dei voti, che corrisponde a 172 seggi su 349 totali in Parlamento. La coalizione di centrosinistra, costituita dai socialdemocratici di Mona Sahlin e dai Verdi, ne ha ottenuto il 45%, aggiudicandosi 157 seggi. Con grande sorpresa di tutti, la terza forza in gioco è risultata l’estrema destra populista di Jimmie Akesson (DS), che ha guadagnato il 5.7% dell’elettorato: i Democratici Svedesi di Akesson hanno raggiunto per la prima volta l’arco parlamentare di Stoccolma e potrebbero diventare addirittura l’ago della bilancia per la formazione del nuovo governo.

Nonostante si facciano chiamare Democratici Svedesi (DS), l’impronta reale del partito di Jimmie Akesson è quella del partito populista e xenofobo di estrema destra. Per tutta la campagna elettorale, Akesson ha sostenuto che la Svezia, quella contemporanea, “non è abbastanza svedese”. Al centro della sua campagna elettorale gli stranieri e la criminalità: “Non tutti gli immigrati sono criminali, ma naturalmente tra le due cose c’è un legame” tuona il controverso motto dei Democratici Svedesi. Anche se, si deve sottolineare, Akesson è molto attento a distinguersi dai partiti neonazisti, con cui dice che gli piacerebbe non avere nulla a che fare: il suo obiettivo è mascherare la sua politica xenofoba dietro i sani valori della moderna borghesia medioalta, distaccandosi concettualmente dagli estremismi ma proponendo in sostanza le stesse soluzioni.

Ma la maggior parte degli svedesi, nonostante i voti concessi al partito alle elezioni, non ha mostrato di apprezzare il traguardo raggiunto dai Democratici Svedesi. Senza perdere tempo, la popolazione si è riunita spontaneamente a Stoccolma e a Goteborg per manifestare contro l’ingresso in Parlamento dell’estrema destra, facendo conoscere la propria posizione con determinazione ai politici: “No ai razzisti nel nostro Parlamento” è stato il motto della manifestazione. A fine serata i manifestanti sono arrivati a riempire un intero quartiere, sostenuti anche dalla stampa main stream che non vede di buon occhio l’evoluzione della politica del Paese. Tanto per citarne uno, il quotidiano svedese Expressen ha accusato: “le forze dell’oscuro hanno preso in ostaggio anche la democrazia svedese”.

In realtà, per ora, anche la politica sembra prendere le distanze da Akesson. Reinfeldt, al suo secondo mandato a Stoccolma, ha escluso da subito apertamente un’alleanza con i Democratici Svedesi: il premier ha annunciato di voler piuttosto intavolare trattative con i Verdi, presentatisi al voto nella coalizione rosso-verde. Ma i Verdi non sembrano disposti a scendere a compromessi solo per garantirsi un ruolo di governo: i rappresentanti del Green party svedese hanno già provveduto a criticare la politica delle forze conservatrici in diversi punti. Il messaggio è chiaro: Reinfeldt deve guadagnarsi l’alleanza aprendosi a una politica che soddisfi anche il partito d’opposizione dei Verdi.

La Svezia conta poco più di 9 milioni di abitanti, di cui il 15% sono immigrati. La maggior parte di questi sono finlandesi, ma ci sono anche considerevoli gruppi provenienti dalla ex-Jugoslavia, dall’Iran e dall’Iraq grazie ai programmi di asilo politico liberali portati avanti negli anni 90.

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