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Il Ministro delle tre carte e la Memoria condivisa

Dapprima i media di regime hanno retto il gioco al «Ministro delle tre carte». Un ministro che si fa fotografare dinanzi al microfono del palco del 2 agosto, ma non parla in piazza perché ha paura che qualcuno la fischi e mostri così che il Re è nudo. E tutti i media giubilano per il «Due agosto senza fischi» e per il «ritorno dello Stato sul palco del 2 agosto»…

Ora i media di regime si chiedono però quale sia la formula alchemica della «memoria condivisa» invocata dal ministro nel chiuso del Consiglio comunale. Ecco «Repubblica»:

«Resta un altro punto su cui è bene interrogarsi, ed è l’uso, riguardo la strage del 2 agosto, del termine “Memoria condivisa”, come ha suggerito sulla rivista on line del Mulino anche Patrick Fogli, in un bellissimo articolo che abbiamo pubblicato ieri su Repubblica. Memoria condivisa, eccome se servirebbe. La domanda però è: con chi dovremmo condividerla quella memoria? Ovvero, fino a che punto va allargata la cerchia dei soggetti con cui fare questo sforzo civile? Fino ai pluriomicidi Fioravanti e Mambro? No, con Fioravanti e la Mambro non si vorrebbe condividere nemmeno un geranio condominiale, figuriamoci la memoria di una strage per la quale sono stati condannati all’ergastolo.

Fino a Raisi allora, e quelli che come lui cercano altre piste investigative? Va bene, facendo uno sforzo se ne potrebbe parlare, a patto però che Raisi chiarisca i suoi rapporti con Fioravanti, rispetti la sentenza pur contestandola e rispetti altrettanto i familiari delle vittime. Tutti. Insomma, torni in un contesto di discussione civile e non di provocazioni e insulti che sembrano resuscitare dagli anni più bui della Repubblica. E, soprattutto, non si azzardi mai più a tirare in ballo i morti».

Insomma, basta un po’ d’educazione – che certo a Raisi difetta – e le menzogne potranno essere accolte nel pantheon revisionista della «memoria condivisa».

Ma non dovrebbe essere lo Stato, per primo, a «condividere» con i «cittadini» le sue «memorie» segretate e ben protette? Di solito ci si scorda che la strategia delle stragi ha avuto i suoi mandanti ai piani alti delle istituzioni italiane: e il ministro Cancellieri risulterà credibile solo quando si pentirà della sua affiliazione allo Stato e sceglierà di farsi collaboratrice di giustizia.

Non c’è dubbio, d’altra parte, che la «memoria condivisa» della Nazione sia stata, per decenni, una campagna martellante di manipolazione della coscienza collettiva per far dimenticare ogni crimine e strage istituzionale.

Vedi anche:
Ecco la «memoria condivisa»
Miserie e violenze della «memoria condivisa»
«Memoria condivisa» e razzismo

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