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Dalle stragi alla «sicurezza»: la violenza borghese paga?

Non vi è dubbio che la strategia delle stragi culminata con la bomba del 2 agosto 1980 abbia inciso profondamente sulla storia italiana degli ultimi trent’anni promuovendo un degrado crescente della coscienza sociale. Oggi possiamo dire che le 85 vittime della strage di Bologna sono servite a promuovere una politica reazionaria e classista.

In Norvegia, dopo la terribile strage eseguita dall’integralista cristiano Anders Behring Breivik, l’elettorato «moderato» ora premia proprio la destra populista e il «Partito del Progresso» in cui Breivik aveva militato dal 2002 diventando presidente dell’organizzazione giovanile. Quei 77 ragazzi assassinati sono serviti a promuovere una politica populista e xenofoba.

Il fatto è che la nuda violenza ha sempre un valore implicitamente normativo e, non a caso, lo Stato se ne assegna da sé il monopolio legale. E all’occorrenza, come ad esempio negli anni della strategia della tensione, sovrintende anche a quello illegale e/o criminale.

Basti pensare al Cile del 1973 dove i neofascisti italiani furono solerti «servitori dello Stato» come killer e torturatori.

A livelli più bassi e omeopatici di violenza normativa, si produce d’altro canto l’effetto Alemanno: più le istituzioni violente parlano ossessivamente di «sicurezza» e aspirano a un controllo totale sui comportamenti, e più il tessuto della vita sociale si sfalda in forme magari degradate e assurde.

A Bologna il sinistro sindaco Merola invoca di continuo «strette» securitarie, «pattuglianti cittadini», «telecamere» ad ogni angolo, e anzitutto ai Giardini Margherita. Ed ecco ora pare cominci l’effetto Alemanno: proprio ai Giardini Margherita un’ottantina di quindicenni si sono dati appuntamento via web per una maxi-scazzottata fra loro a mani nude, pare tra «bolobene» e «bolofeccia»

Merola? Il nulla in fascia tricolore? Quel che è certo è che una parte di questa città sente salire un lungo conato di vomito.

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