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Comune, questura, fascisti: ecco la Bologna che fa rima con vergogna!

Sul percorso, breve e appartato, avevano asportato tutti i cassonetti e le fioriere. Nei giorni precedenti leghisti, neofascisti e polizia avevano battuto la Bolognina per fomentare paura e razzismo. Qui una barista piena di pregiudizi dichiara: «mi hanno detto che è meglio che chiudo perché sennò mi sfasciano le vetrate»…

Invece, nonostante la pioggia, il corteo ha lasciato dietro di sé soltanto una scia di suoni e di musica. Chitarre, violini, canti, slogan antirazzisti hanno animato ieri il corteo di Sinti e Rom che ha percorso le vie della Bolognina fino a piazza XX Settembre. C’era la comunità sinta e uno spezzone di rom, ma anche tanti attivisti di collettivi e spazi sociali cittadini e alcuni migranti di varia provenienza.

Peraltro al corteo non è stato permesso nemmeno di entrare in centro. Con una decisione razzista e faziosa, la Questura di Bologna ha impedito che la manifestazione di Sinti e Rom arrivasse fino a Piazza Maggiore, fissando un’informale «linea rossa» all’altezza dell’Arena del Sole per impedire sconfinamenti nel salotto turistico dei T-Days, dove piena agibilità è stata lasciata solo alla destra e ai neofascisti.

Nel parcheggio di largo Caduti del lavoro una decina di militanti di Forza Nuova erano protetti da 9 camionette della polizia. Alcuni residenti hanno esposto dalle finestre lo striscione «Fascisti fuori dall’Italia» e i neofascisti hanno reagito con urla e insulti.

Per ulteriore sfregio, la Questura ha concesso Piazza Nettuno ai criptofascisti di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, consentendo all’ultradestra un presidio proprio davanti al sacrario partigiano di Bologna dove furono fucilati tanti antifascisti. Ma i venti militanti di Fratelli d’Italia hanno preferito non presentarsi e restar chiusi nella loro sede di via San Felice 133/A.

Una trentina di persone erano invece in Piazza Galvani al seguito dei criptofascisti Galeazzo «Scontrino» Bignami e Marco Lisei con lo slogan ridicolo «Non lasciamo Bologna ai rom!». Peccato che a Bologna i rom concentrati nei campi siano 224…

Intanto, mentre le destre cercavano di raccattar voti, il sindaco Virginio Merola non si lasciava scavalcare a destra da leghisti e neofascisti:

«A Bologna la situazione dei campi nomadi è sotto controllo e chi non paga viene allontanato. Ci sono campi abusivi che vengono demoliti con le ruspe periodicamente».

E il giorno prima, infatti, il sindaco aveva fatto abbattere un insediamento abusivo di rom sotto il ponte dell’asse attrezzato Bologna-Vignola.

In effetti le ruspe invocate da Matteo Salvini e dalla Lega Nord vengono quotidianamente usate dai sindaci del Partito Democratico per radere al suolo i campi rom, favorendo solo persecuzione, violenza, razzismo, malversazioni, illeciti, abusi d’ufficio, esclusione sociale. E basti l’esempio paradigmatico del campo di Quaracchi.

È il Partito Democratico che, in Emilia-Romagna, ha fatto approvare una norma da «strapaese» fascista per cui non si può far domanda di accesso alle case popolari se non si ha la residenza sul territorio regionale da almeno 3 anni.

È il Partito Democratico che, in Emilia-Romagna, si appresta a congegnare la truffa delle «microaree» per i rom con uno stanziamento di oltre un milione di euro.

Forse si tratta solo di un gioco delle parti. Mentre le questure spadroneggiano e l’ultradestra e i leghisti fanno il loro odioso polverone sui media e nelle piazze d’Italia, il Partito Democratico invece produce concretamente normalizzazione, razzismo e gerarchizzazione sociale.

In questi giorni le istituzioni bolognesi hanno mostrato tutto il loro razzismo e tutta la loro debolezza non riuscendo nemmeno a tollerare che un corteo di zigani entrasse nel centro storico a rallegrare la triste macchina turistica promossa dal Partito Democratico.

Vale anche per Bologna nel 2015 quanto scriveva trent’anni fa il poeta Giorgio Caproni:

«La società in cui viviamo minaccia con sempre maggior pesantezza i più elementari diritti del singolo: minaccia la distruzione totale del privato (della persona), per ridurre gli individui a una somma di “consumatori”, ai quali si vorrebbero imporre “bisogni” artificialmente creati per alimentare una macchina economica che trae a sé tutto il profitto».

Non saranno sgomberi, «divieti di dimora» o altri provvedimenti fascistoidi a fermare la lotta per la libertà, la diversità e la fratellanza!

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