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Pablo Echaurren, un sinistro di estrema destra

La resistenza di una catena è pari alla resistenza del suo anello più debole. Allo stesso modo, la comprensione di un artista è data dalla comprensione del suo gesto più estremo e inspiegabile.

Ora è uscito un saggio di Raffaella Perna intitolato Pablo Echaurren. Il movimento del ’77 e gli indiani metropolitani (Milano, Postmedia Books, 2016, qui una recensione) che interroga il rapporto fra arte e politica ricostruendo la partecipazione dell’artista Pablo Echaurren ai movimenti rivoluzionari degli anni Settanta, da Lotta Continua fino agli Indiani metropolitani. Fu infatti illustratore del giornale «Lotta Continua» e realizzò numerose copertine come, ad esempio, quelle – celebri – di Porci con le ali. Diario sessuo-politico di due adolescenti e La violenza illustrata di Nanni Balestrini…

Ma alla svolta degli anni Ottanta Pablo Echaurren fece volantini e manifesti per i neofascisti di «Fare Fronte», l’organizzazione giovanile dell’MSI. Poi continuò su quella strada. Per editori di estrema destra, fece ad esempio un libro su Marinetti (Caffeina d’Europa, Edizioni del Grifo, 1988), uno su Ezra Pound (Vita di Pound, Guaraldi, 1993) e uno sul barone nero Julius Evola (Evola in Dada, Ed. Settimo Sigillo, 1994).

Negli anni Novanta, continuò a sdoganare le ideologie nere, a partecipare ad iniziative culturali di estrema destra, al fianco di neofascisti pluriomicidi o stragisti come Valerio Fioravanti, assieme a cui scrisse Rebibbia rhapsody (Stampa alternativa, 1996), o come Francesca Mambro, di cui illustrò il volume autobiografico Il bacio sul muro e altre storie (Fabbri, 2004)…

La resistenza di una catena è pari alla resistenza del suo anello più debole. Per quale ragione un artista che ha vissuto l’antifascismo rivoluzionario e antiautoritario degli anni Settanta ha sentito a un tratto il bisogno – e proprio in un momento epocale di svolta e di riflusso come i primi anni Ottanta – di tenere i piedi in due staffe? Un po’ di qua e un po’ di là. Dichiarandosi «di sinistra», ma promuovendo la cultura neofascista…

E non si tratta solo di una questione moralistica o politica. Capire quelle motivazioni è anche una questione artistica. Infatti, se quello che Echaurren cercava – e ha poi avuto – era solo lo scalpore e la promozione individuale di sé una volta concluso un grande ciclo di lotte collettive, anche la sua «arte» appare di ben scarso valore. Potrà avere al limite quotazioni di mercato, ma non certo essere l’esempio di un rapporto autentico – e cioè non opportunistico e simulato – fra arte e politica, fra produzione artistica ed impegno civile.

Sicché a noi pare fuorviante e superficiale il presupposto del saggio di Raffaella Perna, proprio perché il suo taglio cronologico (1970-1977) non permette di porre quella che per noi resta una domanda fondamentale.

«La sperimentazione artistica fuoriesce dal laboratorio ristretto dell’avanguardia per divenire patrimonio condiviso dalla massa di studenti, giovani lavoratori precari e proletari scolarizzati che compone il movimento. Questo libro intende riflettere su tale fenomeno, concentrandosi in particolare sulla vicenda artistica di Pablo Echaurren colta negli anni tra il 1970 e il 1977: verranno presi in esame i legami dell’artista con la sinistra antagonista e la sua attività militante, che si traducono in centinaia di immagini e illustrazioni – spesso presentati in forma anonima e collettiva – su quotidiani, riviste e volantini legati al movimento del ’77» (p. 10).

Di lì a pochi anni qualcosa si sarebbe spezzato. E forse Echaurren ha preso dai movimenti sociali assai più di quanto abbia mai dato.

La resistenza è un’arte difficile! Ora e sempre resistenza!

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