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Solidarietà a chi vive e lotta fuori dai loro recinti!

Oggi, chi cerca di opporsi fattivamente all’ingiustizia, allo sfruttamento o all’orrore che cresce nel mondo attuale, si trova sempre più forzato dalle istituzioni a rientrare nei confini di un’attività sussidiaria e pienamente compatibile con i dispositivi del potere e della diseguaglianza.

Sono arrivati persino ai regolamenti contro i «reati umanitari» perché anche salvare una vita che per lo Stato non vale nulla deve essere reato. Anzi, anche soltanto dire la verità diventa «vilipendio»

Per chi non vuole restare dentro i recinti, c’è la magistratura e il manganello.

Lo abbiamo visto nel caso della nave «Iuventa» che ha salvato più di 14.000 persone, ma che ora è sotto sequestro grazie a un’ambigua inchiesta in cui spuntano anche neofascisti e mercenari interessati a controllare il traffico di esseri umani…

Lo abbiamo visto, in piccolo, anche a Bologna dove un sindaco assente e un capo della Procura in odor di neofascismo fanno da mesi il gioco delle parti con ordinanze, divieti, provocazioni, prepotenze, sfratti e sgomberi a favore di speculatori e palazzinari mentre la ’ndrangheta si accomoda…

Non è cambiato molto da quando negli anni Ottanta si gridava «Ci danno eroina, ci danno polizia, questa è la loro democrazia!»

Solidarietà a tutt* coloro che vivono e lottano fuori dai recinti!

Sarà un sorriso che li seppellirà!

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