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Un’estate di fascismo quotidiano

Un tempo il centrosinistra diceva che il razzismo si nasconde nelle piccole cose.

I governi cambiano, ma le stesse politiche ostili alla libertà di circolazione delle persone continuano e si aggravano sempre di più.

E continua anche la connivenza dei governi con gli interessi di quelle aziende italiane che in Africa – e non solo – fanno affari, profitti e violenze: ENI, Ipregilo, Ferrero, Finmeccanica…

Anzi è proprio questo lo sfondo economico delle politiche italiane ed europee che hanno accompagnato la recente riemersione del razzismo in tutte le sue forme.

Ora, dopo anni di allarmismi faziosi e bipartisan su invasioni e sbarchi, dopo anni di titoli di giornali per rappresentare la realtà della migrazione nel segno del pericolo e dell’emergenza, dopo anni di politiche dell’accoglienza caratterizzate da un razzismo istituzionale più o meno esplicito, dopo gli interminabili tempi di attesa per la valutazione delle richieste di protezione internazionale, dopo il degrado di centri d’accoglienza per lo più sovraffollati, isolati, fatiscenti e che, nella loro esplicita volontà di gestire i migranti, non fanno altro che promuovere forme di infantilizzazione e dipendenza delle stesse persone che pretendono di aiutare, dopo anni di tutto ciò, e come se tutto ciò non fosse bastato, ecco che un ulteriore gradino viene oltrepassato.

Le persone costrette a migrare – i migranti come si usa chiamarli – sono diventati esplicitamente dei bersagli.

Da qualche mese non si smettono di contare gli episodi di proiettili sparati e andati a segno ferendo e uccidendo uomini e donne di colore. Solo negli ultimi giorni, proprio mentre Mattarella simbolicamente commemorava gli «80 anni dal manifesto della razza», a riprova che se le razze non esistono, il razzismo invece è ben vivo, ecco che uno sparo colpisce un elettricista di origine capoverdiana in provincia di Vicenza mentre era su un ponteggio; la caccia a un presunto ladro si trasforma nell’omicidio di un uomo di origine marocchina in provincia di Latina; a Rimini viene aggredita una donna incinta al grido «Negra di merda, ti facciamo abortire»; e a Moncalieri un lancio di uova dall’auto ferisce all’occhio un’atleta della nazionale italiana, rea di avere genitori di origine nigeriana e dunque la pelle nera.

No, in Italia il razzismo non si nasconde nelle piccole cose: il razzismo è invece un insieme di discorsi e pratiche che riunisce le vecchie divisioni del bel paese, da nord a sud. Non dimentichiamo infatti l’episodio di qualche giorno fa a Palermo, dove un altro uomo di origine africana è stato aggredito

Ma quando dalle parole discriminatorie si passa alle pratiche di violenza razzista, la violenza che da un essere umano colpisce un altro essere umano rende l’atto nella sua banalità estremamente chiaro: si chiama fascismo, fascismo del quotidiano.

Prende forma attraverso leggi che istituzionalizzano discriminazioni e divisioni tra esseri umani; attraverso logiche e discorsi che non fanno che rendere invisibili le umanità delle persone costrette a migrare, trasformandole in un nuovo – e antico – capro espiatorio. E prende poi corpo attraverso i gesti dei tanti che ora si sentono legittimati a premere il grilletto.

Consapevoli che il ministro degli Interni, quando non è impegnato a fare shopping nei siti di CasaPound e affini (vedi qui e qui), quando non si comporta come un influencer di CasaPound o non cita il Duce, è dietro la scrivania a scrivere leggi per tutelare chi preme il grilletto o a promuovere nuovi lager etnici e violazioni al diritto d’asilo. E i suoi seguaci intanto danno l’esempio tirando fuori la pistola

Ma si sa, il razzismo si nasconde nelle piccole cose, e sembrerebbe sempre un problema degli altri. Dicono. Una cosa passata, una cosa da celebrare.

NO. Oggi come ieri, il fascismo si camuffa e assume mille volti: e sono questi gli stessi volti cui è possibile opporre Resistenza. E la resistenza, oggi, prende la forma delle mille strade e possibilità con cui è possibile e necessario esprimere solidarietà alle persone colpite dalla violenza fascista e dal razzismo istituzionale.

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