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“Colpo su colpo, post su post”: l’antifascismo passa anche dal dibattito culturale sul web

Oggi si tratta di rispondere colpo su colpo alla propaganda neofascista e sovranista, con ogni mezzo necessario. Mentre TV, radio e giornali di regime propinano un pensiero spazzatura che serve solo a manipolare le coscienze e a nascondere i problemi, ci sono tante persone che non trovano ambiti e modi per esprimere la loro rabbia ed estraneità all’esistente. Riceviamo e condividiamo la seguente riflessione dalla rivista “Malamente”.

“Colpo su colpo, post su post”: l’antifascismo passa anche dal dibattito culturale sul web
di Vittorio e Luigi (Rivista Malamente)

A cosa serve una rivista “di lotta e critica del territorio”? Sui social network la maggior parte degli utenti sempre e quando trovasse il tempo di rispondere potrebbe laconicamente concludere: “a un cazzo!” Eppure la breve cronaca della opposizione critica della rivista Malamente a due eventi pubblici del filosofo reazionario Diego Fusaro dimostra il contrario. Viviamo tempi in cui nella sfera pubblica si estende una crescente egemonia del discorso reazionario in tutte le sue sfumature: clericali, fasciste, omofobe, patriarcali, razziste. In molti casi i portavoce di questa egemonia di discorso hanno un ampio sostegno dei media tradizionali ed elettronici che amplificano la loro presenza nello spazio comunicativo pubblico. Per contro essi mostrano una scarsa profondità teorica, ma poiché non incontrano quasi nessuna resistenza ed i loro seguaci hanno da tempo rinunciato al pensiero critico, possono presentarsi come artisti, poeti, filosofi, l’equivalente di nani da giardino dorati nel recinto del sovranismo di governo. Sono contro il sistema ma difendono le classi dominanti, sono ribelli ma si fanno difendere dalla polizia in ogni appuntamento pubblico, sono anticonformisti ma baciano il rosario e l’acquasanta. Per contro lo sfaldamento del terreno politico della “sinistra” ha reso afone o impotenti molte figure di intellettuali, altri hanno optato direttamente per l’opportunismo e il conformismo, strada sempre aperta purtroppo a chi resta in minoranza.

In due occasioni invece nell’ultimo anno abbiamo preso posizione contro la presenza nelle province marchigiane del più mediatico ed attivo propagandista neofascista e siamo riusciti ad accendere un dibattito pubblico con post su Facebook che hanno ricevuto in entrambi i casi più di 20.000 visualizzazioni e decine di commenti interessanti. A marzo 2018 in occasione della apertura di un ciclo di conferenze clericofasciste ad Ancona abbiamo denunciato ed ottenuto il ritiro del patrocinio della Regione Marche e l’intervento “miracoloso” di un vescovo che ha sfrattato la conferenza. Nel caso della ospitata di Fusaro presso la biblioteca Memo di Fano ad ottobre la reazione pubblica è stata più tiepida, ma il pubblico della rete ci ha premiato leggendo ancora una volta per più di 20.000 volte il nostro post su Facebook…

Puntuale si ripresenta in questi casi una critica che ha la consistenza dell’aria fritta: “se lo contestate gli date visibilità”. Beh nel caso di Fusaro, come d’altra parte in quello di Salvini, è come dire che fischiare Gianni Morandi possa dargli più celebrità, un non-sense, esatto. È divertente poi notare come Fusaro assuma lo stesso linguaggio neo-autoritario di Salvini e di altri campioni del neofascismo su Facebook: ostentano sicurezza condita da una fragile ironia fatta di emoticon che mandano bacini e sorrisetti alternata a minacce di denuncia e polizia ed a luoghi comuni sul “fascismo degli antifascisti”.

Invece vediamo che prendere posizione in modo netto contro il populismo dell’estrema destra è necessario oggi più che mai a dissipare la confusione che regna in molte persone che hanno perso fiducia e punti di riferimento. La critica è anche il motore della ricostruzione di un pensiero alternativo alla narrazione tossica sovranista e reazionaria, è lo sforzo di riportare al centro del discorso pubblico affermazioni e domande che nascano dai desideri reali di donne e uomini che vivono ogni giorno l’oppressione, lo sfruttamento e la negazione della propria identità, ma che sperimentano allo stesso tempo forme di vita che non si rispecchiano nel discorso del mainstream. La cultura per noi non è un campo di dibattito riservato al tempo libero ma è una dimensione di lotta politica.

Vedi anche:
Jihadisti con la croce. Una scuola di fascismo clericale ad Ancona
La cultura delle caverne: un fascista clericale e un massone alla Memo di Fano?

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