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Il Galeazzo di Natale

Per celebrare il Natale in una chiesa di Bologna pare abbiano cantato anche «Bella ciao» e subito Galeazzo Bignami (nella foto) si è sentito turbato fin nei precordi della sua anima nerissima. È riuscito a trattenersi a stento dal fare l’ennesima vana «interrogazione parlamentare», ma non dall’esternare al «Resto del Carlino» tutto il suo disappunto di fiero nostalgico della Tradizione:

«Non starò qui a ricordare le decine di preti ammazzati da partigiani che intonavano quella stessa canzone che oggi il parroco pare ritenere di poter ospitare nell’ambito di una rassegna natalizia».

Invece Galeazzo questi nomi dovrebbe ricordarceli e ricordare anche che cosa avevano fatto.

Già, peccato che un gran numero di sacerdoti siano stati uccisi invece dai nazifascisti. In Polonia non furono decine, ma oltre 3.000 i sacerdoti fucilati o uccisi, di cui 1.992 nei campi di concentramento e in particolare 787 in quello di Dachau.

A Marzabotto i sacerdoti ammazzati dai nazifascisti furono ben cinque perché stavano dalla parte dei contadini solidali con la lotta partigiana e in Italia furono centinaia i preti torturati e uccisi dai fascisti…

Don Pietro Morosini, attivo nella Resistenza romana, fu a lungo torturato e poi fucilato dai nazifascisti senza che gli strappassero alcun nome. Così Sandro Pertini ricorda l’ultima volta che lo vide: «Detenuto a Regina Coeli sotto i tedeschi, incontrai un mattino don Morosini: usciva da un interrogatorio delle SS, il volto tumefatto grondava sangue, come Cristo dopo la flagellazione. Con le lacrime agli occhi gli espressi la mia solidarietà: egli si sforzò di sorridermi».

Don Giovanni Minzoni, parroco di Argenta, fu ucciso dai fascisti dopo le sue proteste per le violenze squadriste contro i socialisti.

Don Aldo Mei, parroco di un paese vicino Lucca, fu arrestato e fucilato per aver dato rifugio a un giovane ebreo.

Don Pietro Pappagallo venne ucciso alle Fosse Ardeatine per aver dato rifugio a ebrei e ad altri perseguitati.

Don Antonio Musumeci, parroco di Messina, fu ucciso per aver chiesto di risparmiare due anziani coniugi malmenati dai nazisti.

Don Gino Cruschelli di Napoli fu ucciso nel settembre 1943 per aver preso le difese di giovani rastrellati perché andassero a combattere per il Reich.

Don Delfino Angelici fu ucciso perché aveva difeso alcune donne da un tentativo di stupro dei soldati nazisti.

E la lista sarebbe lunga.

Molti altri sacerdoti furono fucilati perché accusati di aiutare i partigiani anche se si erano limitati a dare ospitalità a perseguitati di ogni tipo, ebrei, antifascisti, soldati alleati, giovani in fuga dell’esercito di Salò, come don Pasquino Borghi di Reggio Emilia.

Senza dubbio però le gerarchie ecclesiastiche furono in gran parte complici del Fascismo e in alcune zone vi furono preti che divennero spie della Brigata nera e collaborarono ai crimini e alle stragi della Repubblica di Salò. Sull’antisemitismo cattolico e le complicità con il nazifascismo c’è adesso il libro di Marino Ruzzenenti, «Preghiamo anche per i perfidi giudei». L’antisemitismo cattolico e la Shoah, recensito qui e qui.

Ma Galeazzo Bignami non è interessato davvero al passato e alla verità, ma solo a mettere sullo stesso piano i crimini nazifascisti e la lotta di Liberazione.

«Non va bene. Come non sarebbe andato bene se avessero cantato “Faccetta nera”. Il discorso vale per qualsiasi altra canzone di qualsiasi altra parte politica».

Peccato che la Svastica che piace a Galeazzo sia costata all’Europa milioni di morti e «Faccetta nera» sia stata la canzone dello stragismo fascista nell’Africa Orientale Italiana che è costato alla popolazione etiope 760.300 vittime.

Ma all’empio Galeazzo tutto questo non importa pur di farsi un po’ di pubblicità presso il suo nero elettorato…

Come diceva l’editore Fortunato Formiggini che si suicidò nel 1938 per protesta contro le leggi razziali, Eia eia alla larga!

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