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Diffida a Forza Nuova dalla famiglia di Vittorio “Vik” Arrigoni

Dopo le tante appropriazioni indebite di CasaPound, anche Forza Nuova mostra non esser altro che una manica di approfittatori pronti a strumentalizzare figure che con loro non hanno nulla che fare, ieri con il NO TAV, oggi con Vik…

LA MADRE DI VITTORIO ARRIGONI, EGIDIA BERETTA, E LA SORELLA, ALESSANDRA ARRIGONI, DAL BLOG GUERRILLA RADIO INTENDONO DIFFIDARE PUBBLICAMENTE “FORZA NUOVA” A PROSEGUIRE NELL’UTILIZZO ILLECITO, E QUINDI PERSEGUIBILE PENALMENTE, DELL’IMMAGINE, DELLE PAROLE E DELLA VITA DI VITTORIO ARRIGONI.

È NOTO COME VITTORIO NON HA MAI CONDIVISO LE IDEE DI “FORZA NUOVA” E AFFIANCARE LA SUA IMMAGINE AL SIMBOLO DI “FORZA NUOVA” E’ DA RITENERSI ATTO LESIVO NEI SUOI CONFRONTI.

SI AUSPICA CHE “FORZA NUOVA” PROVVEDA IMMEDIATAMENTE A RISPETTARE LA VOLONTA’ DELLA FAMIGLIA CHE STA VALUTANDO DI ATTIVARE, NEI LORO CONFRONTI, UN’AZIONE LEGALE A TUTELA DI VITTORIO E DELLA SUA MEMORIA.

EGIDIA BERETTA, ALESSANDRA ARRIGONI

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Saviano «bene comune»?

Ogni forma di mitizzazione politico-letteraria, non esclusa quella del New Italian Epic, non propone sempre una prospettiva davvero critica sulla realtà attuale, né promuove sempre un’autentica presa di coscienza nel lettore. Anzi, ciò non accade quasi mai.

Comunque sia, basti dire che Roberto Saviano, considerato l’autore per eccellenza di questo nuovo epos civile, in un’intervista del 2010 al settimanale berlusconiano «Panorama» ha così risposto a una domanda dell’intervistatore, il postfascista Pietrangelo Buttafuoco:

«Come scrittore, mi sono formato su molti autori riconosciuti della cultura tradizionale e conservatrice, Ernst Jünger, Ezra Pound, Louis Ferdinand Céline, Carl Schmitt… E non mi sogno di rinnegarlo, anzi. Leggo spesso persino Julius Evola».

Di recente, qualcuno lo ha definito un «bene comune» della sinistra. Ma, tempo dieci anni, forse si vedrà che era solo il «titolo spazzatura» di tempi sinistri, furbi e ambigui.

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[Reggio Calabria] Grave attentato contro il centro sociale “Angelina Cartella”

A Reggio Calabria il 5 maggio scorso si è tenuto un dibattito pubblico sugli «Spazi non conformi» presieduto dall’Assessore all’ambiente e pari opportunità Tilde Minasi con la partecipazione di vari esponenti del neofascismo italiano: Gaetano Fatuzzo del “Cervantes” di Catania, Domenico Pardo dell’associazione “Temerariamente” di Reggio Calabria, Giacomo Mondini del “Foro 753” di Roma, Simone Di Stefano di “CasaPound Italia”.

Ovviamente, tale immeritevole iniziativa di propaganda neofascista si è svolta nell’importante sede istituzionale di Palazzo San Giorgio.

Ma è un fenomeno abituale che, non appena si sentono ben coperti dalle istituzioni, i neofascisti passino alle vie di fatto: pestaggi, azioni squadriste, violenze intimidatorie. E certo i neofascisti locali dovevano essere irritati anche dalle tante, partecipate iniziative antifasciste che si sono tenute a Reggio Calabria e dintorni per festeggiare il 25 aprile.

Fatto sta che il centro sociale “Angelina Cartella”, l’unica realtà antagonista e autorganizzata della provincia reggina, è stato raso al suolo da un incendio doloso alle prime luci dell’alba del 15 maggio. Rotti i lucchetti con una tronchesina, i neofascisti si sono introdotti all’interno del piccolo edificio e gli hanno dato fuoco. In breve le fiamme lo hanno avvolto, facendo crollare il soffitto e distruggendo tutto quello che c’era all’interno. Non contenti, gli autori del raid hanno firmato l’azione con svastiche e scritte inneggianti al Duce.

Nei giorni successivi, silenzio e imbarazzo dell’amministrazione comunale. Anzi, l’assessore filofascista Tilde Minasi protesta sì, ma… contro i tantissimi attestati di solidarietà al centro sociale “Angelina Cartella”:

«Le argomentazioni legate al Centro Sociale Cartella ed all’aggressione di Claudio Toscano, diventano, dunque, un pretesto ottimale per una mera propaganda, nella quale i ragazzi diventano strumento di attacco politico verso l’avversario».

E persino i neofascisti – come già faceva Mussolini negli anni Venti, che prima sferrava il colpo e poi tendeva la mano con la richiesta di «pacificazione» – dichiarano di voler «tendere una mano per il confronto».

Questa storia ha una morale. Oggi non vi è in Parlamento un Giacomo Matteotti, ma vi sono invece nel paese tantissime realtà autorganizzate dal basso, antagoniste, antiautoritarie, antisessiste, antifasciste, resistenti, che lo Stato vuole eliminare, normalizzare o distruggere.

Se si lascia che i «bravi ragazzi» di CasaPound o di Forza Nuova trovino legittimità sui territori, non appena si sentono sicuri e protetti dalle istituzioni, agiscono sul doppio livello del perbenismo autoritario e della violenza squadrista. Per poi magari chiedere, come fanno da anni dopo ogni aggressione o attentato neofascista, la «pacificazione» e il superamento degli steccati ideologici…

È un modulo operativo che i «fascisti del terzo millennio» riprendono proprio dal copione della «pacificazione» mussoliniana del 1921: raddoppiare la violenza con l’ipocrisia e l’invito al «dialogo». E lo fanno ovunque, in modo strategico e sistematico: così anche a Parma, dopo aver compiuto un’aggressione a freddo, adesso CasaPound pretende il «dialogo» e la «pacificazione».

Ormai tutt* sappiamo come agiscono. Solidarietà al Centro sociale “Angelina Cartella” e a tutte le persone e gli spazi sociali aggrediti in giro per l’Italia. Non passeranno, né altrove né qui.

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Ipocrisie securitarie

Per l’autoritarismo, il pericolo «anarchico» è sempre stato un buon pretesto. Così, non solo il Ministro dell’Interno ora vorrebbe inviare altri soldati nelle città italiane contro i «terroristi», ma persino i neonazisti di Forza Nuova annullano il probabile flop di una fiaccolata xenofoba per timore… di una «contromanifestazione anarchica».

La «fiaccolata per la sicurezza», organizzata in centro a Ravenna per lunedì 14 maggio dai coordinatori provinciale e regionale di Forza Nuova, infatti non si svolgerà: gli organizzatori hanno scelto di annullarla «avendo avuto informazioni ‒ si legge in una nota stampa ‒ riguardanti una molto probabile contromanifestazione anarchica».

Se a Ravenna i lupi preferiscono travestirsi con pelli d’agnello, a Parma invece i «fascisti del terzo millennio» perdono il pelo, ma non il vizio dello squadrismo.

Cocci di bottiglie rotte e qualche auto danneggiata. Sono i resti dell’aggressione che un gruppo di militanti di CasaPound Parma ha messo in atto ieri sera in via Carmignani di fronte al circolo Arci Minerva, sede in cui solitamente si ritrova il Comitato antifascista Montanara.

A Sassuolo, invece, il sindaco Caselli non manca mai di favorire e promuovere l’estrema destra: giusto la settimana scorsa ha commemorato cinque aderenti alla polizia volontaria fascista e continua a finanziare e patrocinare associazioni della destra radicale e squadrista. Su Caselli e i suoi rapporti con il “fascismo del terzo millennio” è stato presentato un dossier dal Gruppo di Autodifesa.

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In Grecia metà delle forze dell’ordine si crede di «razza ariana»

Nelle ultime elezioni elleniche, i neonazisti di «Alba Dorata» sono passati dallo 0,57% al 6,97%, cioè 21 eletti nel Parlamento di Atene. La ricetta è semplice: mescolare razzismo biologico radicale e promesse di welfare, soprattutto per gli anziani.

Ce l’hanno fatta anche grazie al voto delle “forze dell’ordine” greche: almeno un poliziotto su due ha votato i neonazisti. Sullo statuto di «Alba Dorata» sta scritto che può aver a che fare con loro solamente «chi è Ariano di sangue e Greco di discendenza». Metà dei poliziotti greci, dunque, si crede «ariano di sangue».

«Se abbiamo contatti in Italia? Certo, conosciamo CasaPound e Forza Nuova».

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Populismo e grande capitale

Su Carmilla on line un intervento ampio e analitico di Sandro Mosio fa il punto su dove siamo. E lo fa anche con le lucide parole di Simone Weil tratte da un articolo del dicembre del 1932:

«Ogni grave crisi solleva in tutti gli strati della popolazione, eccetto i più alti, masse in rivolta; tra queste masse ci sono uomini capaci di essere gli artefici coscienti e responsabili di un nuovo regime. Ma ci sono, in numero maggiore, uomini incoscienti e irresponsabili, capaci solo di desiderare ciecamente la fine del regime che li schiaccia. Riuniti dietro ai primi, essi costituiscono una forza rivoluzionaria; ma se un uomo riesce, ed è il caso di Hitler, a riunirne a parte il maggior numero, essi cadono inevitabilmente sotto il controllo del grande capitale, al cui servizio formano delle bande armate per la peggiore reazione, per la dittatura, per i pogrom».

Leggi tutto qui.

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Neonazisti e istituzioni

Va da sé che la crisi economica induca il padronato a promuovere e sovvenzionare i neofascisti, con il loro presunto anticapitalismo fintorivoluzionario e il loro reale squadrismo antiproletario. Anche le istituzioni sono oggi «preoccupate della tenuta sociale del Paese». E, dopo il decennio dell’allarmismo securitario e xenofobo, un po’ di nazionalismo autoritario e fascistoide pare la ricetta istituzionale per una società che sta insieme ormai solo con lo scotch.

Ci sono i neonazisti in Grecia che entrano in Parlamento, grazie al voto massiccio delle forze dell’ordine greche (un poliziotto su due vota neonazista).

Ci sono i neonazisti italiani che adesso puntano ad avere legittimità istituzionale. Si fanno chiamare «Movimento Nazionalsocialista dei lavoratori» e si sono presentati alle elezioni amministrative in otto comuni. Sei sono in Piemonte: Carrosio, Trarego Viggiona, Civiasco, Casalvolone, Pomaro Monferrato e Alice Bel Colle. Sono tutti centri piccoli o piccolissimi, che in alcuni casi superano di poco i cento abitanti: l’obiettivo non è l’elezione a sindaco, ma la legittimazione politica del loro «Programma azionale dei 25 punti», un libretto che si apre con una citazione di Hitler e un cenno veloce alla «razza» per proseguire con un discorso anti-tasse: contro l’IMU sulla prima casa, l’IRPEF comunale, le spese cimiteriali, ecc.

Ci sono i fascisti a Palazzo Chigi. Il fotografo ufficiale di Monti, ma anche del ministro Terzi e del presidente della Camera Fini va alle cerimonie di Stato ostentando un’immagine del Duce sulla sua Audi nera.

Ci sono i fascisti premiati in Campidoglio.

Ci sono gli ipocriti «fascisti del terzo millennio» di CasaPound (quei bravi ragazzi che pestano militanti del Pd al grido di: «Uccidiamo questi comunisti di merda») che ora prendono le distanze da fascisti ancora più violenti di loro: si tratta di un raduno naziskin alle porte di Roma che vedrà la presenza anche dei «Legittima Offesa» di Bologna, noti in città per una serie di pestaggi, angherie, atti di razzismo.

Ma nonostante tutti gli aiutini istituzionali, i neofascisti non riescono a passare e non passeranno, perché tanta gente sa che sono solo una sottocultura al servizio del potere.

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[Roma] No al premio “Microfono d’Oro 2012” al neofascista Mario Corsi

Riceviamo la segnalazione dell’ennesima infamia del sindaco di Roma Alemanno.

Il 25 maggio in Campidoglio ci sarà la consegna del premio “Microfono d’Oro 2012” al neofascista Mario Corsi, ex terrorista dei NAR e coinvolto nell’omicidio di Fausto e Jaio e in altri atti di violenza squadrista (http://www.faustoeiaio.org/html/corsi.htm). Alemanno vorrebbe premiarlo perché “la sua trasmissione è uno strumento di denuncia (?) a favore della comunità cittadina.”

Premio Microfono d’Oro 2012 a Mario Corsi e Te la do io Tokyo
Il Microfono d’Oro Edizione 2012
Conferimento premio – Roma Sala della Protomoteca del Campidoglio
Venerdì 25 maggio 2012

La Romana Comunicazione in collaborazione con Roma Capitale ha indetto la nuova edizione del premio alla comunicazione romana “Il Microfono d’Oro”.
[…]
Il premio ha come pensiero centrale la necessità di ribadire l’importanza della comunicazione come strumento di contatto, di persuasione, di sviluppo e denuncia a favore della comunità cittadina. È con vero piacere, comunicarLe che in virtù dei principi sopra menzionati, la trasmissione da Lei diretta, è stata selezionata come una delle trasmissioni più rappresentative della città di Roma, aggiudicandosi il premio Microfono d’Oro: PREMIO TRASMISSIONE DELLA ROMA a “TE LA DO IO TOKYO” – RADIO CENTRO SUONO SPORT

PER QUESTO È STATO CREATO UN EVENTO SU FACEBOOK:
https://www.facebook.com/events/431936003483175/

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«Diaz»: un film generoso e coraggioso

Non c’è dubbio che «Diaz. Non pulire questo sangue» sia un film generoso e coraggioso. Una persona mediocre ha detto che il film non farebbe i nomi dei responsabili. Ma le violenze preordinate della scuola Diaz e della caserma di Bolzaneto sono durate per un decennio e hanno avuto tantissimi responsabili, complici, depistatori bipartisan. Le torture terribili di quei giorni del 2001 hanno rappresentato una garanzia d’impunità per gli apparati repressivi dello Stato aprendo la strada alla violenza securitaria: angherie, pestaggi, stupri, omicidi, morti anomale, deportazioni, arresti ingiustificati, montature giudiziarie, intimidazioni, uso creativo e vendicativo delle leggi, prepotenze di ogni genere.

Con assai meno vittime, le torture della Diaz e di Bolzaneto hanno avuto la stessa finalità politica delle stragi di Stato degli anni Settanta. Generare paura, isolare le persone, spegnere ogni speranza di trasformazione sociale. Un sogno di libertà disperso da un risveglio sotto i tonfa dello Stato.

Oggi l’incubo sta finendo. Oggi noi tutti guardiamo dentro le nostre paure sapendo che non basteranno più né i tonfa, né le torture, né le trappole giudiziarie, né gli imbrogli legali o elettorali. Secondo un sondaggio recente, il 32.2 per cento degli italiani, praticamente uno su tre, ritiene che l’unico mezzo per uscire dall’attuale situazione sia una rivoluzione. Oggi la questione che si pone è piuttosto un’altra: quale rivoluzione?

«Diaz» è un buon segno: una presa di coscienza di ciò che abbiamo ancora di fronte. Come è un altro buon segno che il «Giornale» spanda veleno sul successo televisivo del documentario «Black Block» di Carlo A. Bachschmidt trasmesso da RaiTre. Singolare il gradimento dei telespettatori: 525mila con il 6,11% di share. Mica male, tenendo conto dell’argomento (racconti delle torture della polizia) e dell’orario (mezzanotte).

Vedi anche Militant e Parla Daniele Vicari, regista di Diaz

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[BO] Apre una sede neofascista connessa a CasaPound nel Quartiere Santo Stefano

Riceviamo e condividiamo la seguente segnalazione di una nuova sede connessa a CasaPound, e nominalmente gestita da una fantomatica associazione «Sole e Acciaio», inviataci da un gruppo di Cittadini Antifascisti. Che si tratti di una sede legata a CasaPound lo conferma anche il ritrovamento in prossimità della sede di numerosi volantini firmati «CasaPound Italia». Dopo la strage di Firenze per mano di un militante di CasaPound, risulta ancor più inaccettabile ogni forma di propaganda nazionalista e xenofoba per mano dei gruppi neofascisti.  Né ci pare accettabile che il Quartiere Santo Stefano diventi un centro di propaganda del nazifascismo.

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Si porta alla conoscenza di tutta la cittadinanza bolognese che ha aperto la sua sede a Bologna, in via Malvolta 16/d, Quartiere Santo Stefano, zona Murri, l’organizzazione NEONAZISTA, FASCISTA, RAZZISTA, SESSISTA,

CASA POUND

che nasconde ABILMENTE dietro campagne apparentemente condivisibili di solidarietà sociale e associazionismo culturale un’idea di società violenta, autoritaria e xenofoba.

Numerosi sono i processi penali a carico di loro aderenti che si sono resi responsabili di aggressioni alle forze dell’ordine e a militanti di forze politiche democratiche.

Pertanto la loro presenza sul territorio dovrebbe preoccupare tutti coloro che nella loro vita quotidiana, nel loro impegno civile e culturale, agiscono alla luce del sole con le pratiche e lo spirito della pace e della democrazia.

Bologna, Città Medaglia d’Oro della Resistenza, proprio in questo momento di profonda crisi sociale e materiale non può tollerare che gli epigoni del nazifascismo agiscano indisturbati mettendo radici infettate sul territorio.

Cittadini Antifascisti

Bologna, 2 Maggio 2012

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Continued…

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