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[BO] sab 7 ott h.11: i razzisti di «Bulaggna Dsdadet» provano a marciare in centro

Per mettere radici, una tattica tipica dell’estrema destra è quella di camuffarsi da comitato di cittadini «italiani» o dietro sigle «apartitiche». Ad esempio, i neonazisti di Forza Nuova hanno animato finti comitati civici come «Forlì ai Forlivesi», «Mantova ai Virgiliani», «Rimini ai Riminesi», «Roma ai romani».

A Bologna ci sono invece i camerati di «Bulaggna Dsdadet», che forse dovrebbero frequentare un corso alla Famèja Bulgnèisa per imparare un po’ di dialetto e travestirsi meglio.

Per sabato 7 ottobre, dalle ore 11 del mattino, avevano in programma una «Marcia degli Italiani» per contrapporsi all’«immigrazione incontrollata» e alle «torme di richiedenti asilo che non scappano da nessuna guerra e sono in carne e ben vestiti, bighellonano per strada, si godono le sontuose residenze che la nostra amministrazione gli ha assegnato»… Le solite balle, ma del resto csa vût ch’al déggan ste mardàn? csa vût dal bus dal cul? una rumanza?

Ora questi presunti identitari stile Charlottesville si lamentano perché la Questura di Bologna, che ha sempre autorizzato e difeso ogni provocazione neofascista, non ha autorizzato la loro marcia dell’odio razzista:

«Nonostante da più di una settimana sia stato trasmesso regolare preavviso di manifestazione la questura ha deciso di vietare il corteo di “Bulaggna Dsdaddet” senza motivare il diniego».

Certo, as lîga la båcca ai sâc, mo brîsa ai tèsta de câz. E infatti «Bulaggna Dsdadet» ha annunciato che la mattina di sabato 7 ottobre, alle ore 11, sarà lo stesso in centro città per tenere la loro marcia di pericolosi squadristi travestiti da benpensanti.

Nel caso la marcia avesse davvero luogo, invitiamo tutte e tutti alla vigilanza, alla resistenza e alla creatività antiautoritaria.

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[BO] lun 16 ott h.20.30: dibattito islamofobo e razzista al Baraccano promosso dalla Lega Nord

Non vi è dubbio che il Quartiere Santo Stefano continui ad essere a Bologna la centrale della propaganda neofascista e/o razzista.

Per la sera del 16 ottobre, la sala comunale del Baraccano ospiterà infatti un dibattito con Magdi Cristiano Allam intitolato spregiativamente «Maometto e il suo Allah» e promosso dalla Lega Nord secondo il consueto schema islamofobo e razzista di attribuire alla religione la «ferocia dei terroristi islamici che sgozzano, decapitano, massacrano e si fanno esplodere»…

Com’è noto, in Italia l’istigazione all’odio razzista, sessista e/o religioso è un reato perseguibile penalmente, ma in realtà non viene quasi mai perseguito. Anzi, spesso e volentieri la «legalità» è un fatto classista, sessista e razzista. E per avere un po’ di giustizia e affermare un po’ di verità oggi non si può far affidamento altro che su schiamazzi, uova e pomodori, cioè su forme minime di resistenza civile…

D’altro canto, la Lega Nord non si è ancora scusata pubblicamente con la città di Bologna per aver portato in Piazza Maggiore, l’8 novembre 2015, comitive di gente che faceva saluti romani e gridava slogan fascisti dinanzi al Sacrario partigiano.

È sotto gli occhi di tutti che la Lega Nord si è sempre distinta per svariate forme di propaganda razzista. Ad esempio, secondo il leghista Gianluca Buonanno rom e sinti sarebbero «la feccia della società». Per la leghista Rossella Ceriali migranti e profughi sarebbero «escrementi», «feccia» e «merde» da prendere a «bastonate» e bruciare nei «forni». Per la leghista Mirka Cocconcelli bisogna «usare un disinfestante chimico» contro gli abusivi…

Nel 2006 un’esibizione antislamica del ministro Calderoli in tivù suscitò una manifestazione a Bengasi davanti all’ambasciata italiana e la polizia di Ghedaffi, per compiacere gli amici leghisti, fece 14 morti. Nel 2008, mentre si moltiplicavano gli incendi dolosi nei campi nomadi, il leghista Gentilini dichiarava durante un comizio: «Voglio la pulizia dalle strade di tutte queste etnie che disturbano il nostro paese. Ho distrutto due campi di nomadi e di zingari. Voglio eliminare tutti i bambini degli zingari. Voglio tolleranza a doppio zero!». Pochi anni fa Mario Borghezio affermava: «Gli immigrati che annegano inquinano le acque di Lampedusa».

La Lega Nord non ha idee, ma fomenta e cavalca le paure, gli egoismi e i risentimenti di un paese impoverito, confuso, violento, ipocrita, sull’orlo ormai di uno sfacelo civile senza ritorno.

La Lega Nord non fornisce risposte, ma asseconda le pulsioni d’intolleranza che essa stessa ha contribuito a creare.

La Lega Nord è un partito come altri: corrotto, colluso, bugiardo, truffatore, affarista, criminale. La banca leghista Credieuronord ha coperto le truffe sulle quote latte. Un’altra truffa da un miliardo di euro è stata contestata al parlamentare leghista Fabio Rainieri, presidente della Commissione agricoltura della Camera. Vi sono amministratori leghisti come Angelo Ciocca che hanno rapporti con boss della ’Ndrangheta, o che sono stati sorpresi con le mazzette in mano, o che fanno cospicui favori a parenti e amici. Vi sono comuni leghisti così ben amministrati da dichiarare bancarotta.

Basta ladrerie! Basta razzismo! Basta islamofobia!
Insegniamo alla Lega Nord la buona creanza!

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L’antifascismo del XXI secolo

È uscita su Militant un’importante riflessione su antifascismo e periferie che, per quanto forse troppo drastica rispetto a una geografia reale assai più variegata, delinea però incisivamente un quadro di problemi con cui oggi è necessario fare i conti nel modo più chiaro e determinato possibile.

Anzitutto l’antifascismo non può tradursi in un’ideologia astratta e celebrativa buona per tutti gli usi, ma deve guardare alla grande prigione sociale del mondo in cui viviamo con la volontà di abbatterne tutti i muri e anzitutto quello della diseguaglianza e dello sfruttamento prendendo a riferimento la materialità delle condizioni di vita, i fatti concreti, i bisogni primari negati, e insomma la sperimentazione sociale e non la rappresentazione politica.

Oggi che tutto converge al centro e aspira a una vetrina, si tratta invece di rilanciare le periferie come veri luoghi sociali e l’estremismo rivoluzionario come pratica concreta di mutamento. Sono questioni che verranno certo discusse anche nella conferenza «Città, spazi abbandonati, autogestione» promossa dal Laboratorio Crash! per il 3 ottobre con interventi di riflessione sul presente fra cui una lucida nota introduttiva di Pietro Saitta. Ripubblichiamo di seguito il testo di Militant.

L’antifascismo del XXI secolo

Da mesi a Roma siamo dentro una trasformazione del rapporto tra fascismo e antifascismo. Un mutamento che costringe alla riflessione perché cambia non solo gli attori in campo, ma anche le modalità politiche con cui si combatte il fascismo in città. L’autunno sarà sempre più attraversato da scontri come quelli avvenuti la scorsa settimana al Tiburtino III o in estate a Tor Bella Monaca, motivo in più per attrezzarci rapidamente alla mutazione genetica in corso.

Ma cosa sta cambiando in concreto? È la periferia metropolitana il nuovo contesto che costringe al salto di paradigma. Per alcuni le periferie si starebbero drammaticamente «spostando a destra». Per altri sono definitivamente serbatoio di elettori e militanti neofascisti. Il nostro lavoro quotidiano nelle periferie ci racconta altro: è la politica che è stata espunta completamente dalla periferia, sia essa di destra o di sinistra. Lontani dalle rappresentazioni mediatiche, le difficoltà che incontriamo noi, come sinistra, a rientrare nei quartieri (veramente) popolari, le incontra anche la destra neofascista. Le vicende di Tor Bella Monaca e di Tiburtino III confermano questa lettura: nonostante gli strepiti, alla prova dei fatti i fascisti erano soli e nei fatti isolati dai compagni e dal resto del quartiere. La periferia è un territorio completamente de-politicizzato, che rifiuta qualsiasi forma di aggregazione politica distante dai comportamenti della periferia stessa.

Questo deserto sarà sempre più terreno di scontro perché il tentativo di ri-politicizzare questi straordinari territori dove resiste il proletariato metropolitano è l’unica possibilità di concreto radicamento sociale. Fuori dalla periferia c’è la città vetrina del centro storico o la città gentrificata dei quartieri della movida universitaria. C’è il nulla borghese insomma, direttamente contrapposto agli interessi della periferia. Questa contrapposizione è d’altronde chiara agli abitanti della cintura periferica metropolitana: il centro è il nemico. E *centro*, nel (giusto) pensiero comune di chi abita la periferia, è sinonimo di politica.

Questa lotta alla ri-politicizzazione delle periferie è il terreno di scontro tra sinistra e neofascismo. L’antifascismo deve prendere atto di questo scenario mutato. Se prima era assicurata una legittimità diversa tra una sinistra radicata nelle periferie e una destra sostanzialmente esogena, oggi (da tempo) non è più così. La destra continua a rimanere esogena, esterna tanto ai quartieri popolari quanto ai concreti interessi dei suoi abitanti. Il problema (drammatico) è che tale «esternità» è condivisa anche dalla sinistra, qualsiasi essa sia. Questo il mutamento di contesto che stravolge anche una serie di modalità politiche sedimentate nel corso di decenni.

L’antifascismo ideologico non fa più presa nei quartieri proletari, anzi: il modo migliore per essere estromessi dal quartiere è fare dell’antifascismo una bandiera politica, «a prescindere» dai problemi sociali della periferia. Anche perché i fascisti si presentano nei quartieri come «non fascisti». Un tentativo sempre fatto, ma che di questi tempi trova meno anticorpi popolari per smascherarlo. Il terreno di confronto è la soluzione delle contraddizioni sociali devastanti che vive la periferia. In questo senso nessun fascista potrà mai risolvere alcunché, ma se la sinistra verrà identificata con *il centro*, e quindi con l’origine di quei problemi, la destra potrà non risolvere nulla, ma almeno non venire assimilata al nemico.

La difficoltà di agire politicamente in questo contesto è lampante, così come evidente la soluzione politica: non c’è alternativa al radicamento che contendere questi territori al neofascismo. Questa contesa avverrà sempre più con ogni mezzo necessario, e sempre meno con le bandiere (qualsiasi esse siano, a partire da quella antifascista) in mano. L’antifascismo dovrà viaggiare nelle cose, nelle vertenze, negli scontri con le istituzioni politiche ed economiche che governano i destini della periferia. Detto altrimenti, dovrà essere un antifascismo sociale, molto pratico e poco teorico, disponibile a stravolgersi per sopravvivere. Consapevole, peraltro, che i «fascisti» nei quartieri non sono i militanti fascisti organizzati. Che la parola fascismo nasconde quel rifiuto verso il centro, nella sua declinazione politica e sociale, che non ha nulla a che fare col neofascismo propriamente inteso. La confusione politica che regna nella periferia è talmente degradata che molti si dichiarano al tempo stesso fascisti e antifascisti, come spesso sentito al Tiburtino III in questi giorni. Antifascisti nel rimando storico del nome, e fascisti come grido di disperazione. È difficile che un «vecchio» possa capire questi ragionamenti, ma i giovani colgono questa discrasia immediatamente. Chi in questi anni recenti ha lavorato politicamente nei quartieri, aprendo sportelli di assistenza sociale o palestre popolari, ha già assimilato questo nuovo modo di intendere l’antifascismo. Chi invece non si è mai posto il problema probabilmente non capirà molto di questo discorso. Questi ultimi continuano ad essere il nemico, tanto dei quartieri popolari quanto della sinistra di classe.

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Paisos Catalans: pena di morte in epoca franchista

Oggi, mentre in Germania l’estrema destra nazista ritorna in Parlamento e i neonazisti italiani promuovono il razzismo nelle periferie travestendosi da antagonisti e scontrandosi con la polizia, importa ricordare i cumuli di cadaveri che le destre estreme al potere si sono sempre lasciate dietro e il fatto che, di volta in volta, abbiano represso o cercato di strumentalizzare le lotte di liberazione in modo sanguinario e talora con cinico opportunismo. Riceviamo e volentieri condividiamo un intervento di Gianni Sartori sul franchismo in Catalogna.

PAISOS CATALANS: PENA DI MORTE IN EPOCA FRANCHISTA
di Gianni Sartori

Premessa. Mi segnalano che la garbata polemica da me involontariamente sollevata ponendo la questione della “croce cerchiata delle SS francesi impropriamente denominata celtica” (v. l’articolo “Fascisti, tenete giù le mani dall’Irlanda”) è proseguita in altre sedi. A mio avviso, un inutile dispendio di energie per dimostrare l’indimostrabile, ossia che quel simbolo non sarebbe un richiamo al collaborazionismo filonazista. Continued…

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[BO] mer 27 set – Contro il «bus dell’odio»!

Il 27 settembre un bus ispirato dall’odio integralista e omofobo passerà anche per Bologna a coronare un’estate di intimidazioni, menzogne, violenze, razzismo e autoritarismo. Questi neofascisti cattolici ammettono che Gesù sia «uomo e Dio», che Maria sia «figlia del suo figlio», che Dio sia «uno e trino», che Eva derivi da una «costola di Adamo», tutto un gran pasticcio, ma vanno giù di testa non appena le cose non sono tristi e spente come vorrebbero, e nella libertà altrui vedono solo confusione… Una rete di collettivi e associazioni invita a contestarli con ironia.

Ci mancava il «bus dell’odio»!

Alcune ormai tristemente note associazioni di integralisti cattolici hanno annunciato che un autobus arancione girerà l’Italia portando l’ennesimo messaggio violento e discriminatorio sotto la maschera di un’apparente ovvietà:

«I bambini sono maschi e le bambine sono femmine. La natura non si sceglie».

È evidente propaganda di un modello sociale stereotipato in cui «maschi» e «femmine» sono gli unici legittimi detentori di identità riconosciute, con rispettivi ruoli definiti, immutabili e gerarchici, perché «naturali». Niente può esistere fuori da un rigido binarismo di genere, le differenze vanno annullate. Questa, è noto, costituisce la radice di ogni fascismo.

Lo stesso autobus arancione sta girando diversi paesi europei e americani, fra le proteste della cittadinanza e i divieti delle autorità. Ciò dimostra che si tratta di un progetto ben organizzato a livello internazionale. Si attaccano i diritti all’autodeterminazione di genere, alla libertà delle donne, all’accoglienza per le migranti e i migranti. Ma in Italia si attacca soprattutto la scuola pubblica statale (non a caso il bus porta anche la scritta «#StopGender nelle scuole») perché la scuola è un motore del cambiamento sociale, perché da lì parte la costruzione di una società laica e plurale, fondata sul rispetto.

Siamo davanti all’ennesimo episodio di una campagna di odio che nel territorio bolognese va avanti da tempo. Prima le intimidazioni alle scuole dell’area Reno-Galliera, poi la schedatura di tutte le scuole della provincia in base al livello di adesione alla «teoria gender» e ora il «bus dell’odio» per le strade della nostra città. Lo scorso giugno abbiamo costituito una rete di associazioni e di cittadini/e per contrastare questa escalation di discriminazione sul nostro territorio. Da allora ci battiamo insieme per una società aperta, plurale e antifascista e continueremo a farlo.

Alla loro schedatura fascista rispondiamo che noi portiamo con orgoglio il «bollino rosso» delle scuole in cui studiamo, in cui lavoriamo, in cui gestiamo progetti, in cui mandiamo i/le nostri/e figli/e, perché siamo orgogliosi/e dell’educazione alle differenze che vi viene insegnata.

Per questo, chiediamo ai sindaci e alle istituzioni di tutta la provincia di Bologna di assumere da subito una presa di posizione precisa e inequivocabile: non deve esserci spazio per chi esclude, discrimina, diffama.

Invitiamo quindi tutte e tutti a scendere in piazza mercoledì 27 settembre per rispondere all’odio con l’ironia. Ad una visione escludente, rispondiamo con i nostri corpi, con la nostra visione del mondo inclusiva e colorata. Con un maglietta bianca con bollino rosso e tanti cartelloni rivendicheremo una Bologna accogliente, che promuove l’educazione alle differenze e all’inclusività, in cui libertà non è sinonimo di odio e discriminazione.

Il 28 settembre alle 15 saremo in presidio all’Ufficio Scolastico Regionale in Via dei Castagnoli a chiedere al direttore Versari una parola chiara in difesa della libertà di insegnamento e dell’educazione al rispetto delle differenze. Alle 18 risponderemo all’appello di NonUnaDiMeno confluendo in Piazza Re Enzo nella manifestazione internazionale in difesa del diritto all’aborto.

Si tratta della stessa battaglia, la battaglia dei diritti, contro ogni discriminazione di genere, contro ogni razzismo e per una società laica, plurale e antifascista.

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[BO] Forza Nuova annuncia azione in Montagnola

Anche a Bologna i neonazisti di Forza Nuova vorrebbero effettuare le loro ronde xenofobe e hanno annunciato che saranno in Montagnola «nei prossimi giorni» e che la prossima settimana cominceranno anche in centro le «passeggiate della sicurezza».

Secondo i neonazisti appena sbarcati da Marte, la Montagnola sarebbe «un campo di battaglia tra rifugiati di varia provenienza in cui l’unica legge è quella della giungla!».

Riteniamo grave e inaccettabile il fatto che una organizzazione nota soprattutto per violenze e atti squadristi possa compiere indisturbata ronde contro migranti e rifugiati, e invitiamo tutte e tutti a vigilare e a manifestare il fatto che a Bologna neofascisti e neonazisti non sono graditi.

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CasaPound nel dubbio si mena da sé…

Oggi il razzismo di Stato in Italia è un crimine lungo vent’anni che ha causato decine e decine di migliaia di morti. E il razzismo neofascista è solo una frangia meschina e odiosa di quella violenza legale.

Tuttavia fa sorridere che adesso i razzisti di CasaPound si menino fra loro per errore. «Nel dubbio mena» è uno dei loro slogan preferiti. Auspichiamo anzi che siano presi da un dubbio sistematico e che ciascun militante se le dia da sé di santa ragione.

Poi così potranno fare ancora un po’ di vittimismo come è successo a Roma dove hanno esibito in video il ferito come se non fossero stati loro stessi a bastonarlo

Vedi anche Assediandoli rideremo.

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[Savignano sul Rubicone] sab 16 set h.16: Festa popolare antifascista e antirazzista

Riceviamo e condividiamo:

SABATO 16 SETTEMBRE – FESTA POPOLARE
MERENDA * MUSICA * SOCIALITÀ ANTIFASCISTA E ANTIRAZZISTA

Porta la tua musica, qualcosa da mangiare e quello che vorresti trovare e condividere in piazza.

BANCHETTI INFORMATIVI, TORNEO DI CALCETTO, OPEN MIC, MC INGANNO!!!

dalle ore 16.00 a Savignano sul Rubicone – Piazza Giovanni XXIII

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[BO] Il «noi» triste e fasullo di Azione Identitaria…

Nella notte fra il 9 e il 10 settembre due militanti bolognesi di Azione Identitaria hanno pensato di riconsacrare Piazza Carducci dopo la grande manifestazione in difesa di Crash, Làbas e XM24 affiggendo un triste, ipocrita striscione – che è durato ben poco – con scritto: «Le nostre sacre mura / Il nostro sacro amore / Noi ricorderemo sempre…».

Ovviamente il «sacro amore» è quello per la Patria che, secondo la prospettiva «identitaria», necessita di muri, odio e violenza. Non a caso la bandiera identitaria sventolava fra i neonazisti di Charlottesville

Ma la parola che ricorre di più in quello striscione è «nostro», «noi», cioè l’identità frustrata e fasulla di persone mediocri che – di fronte a una manifestazione di più di 10.000 persone che ha inondato Piazza Carducci – vorrebbero nascondere dietro parole vuote il fatto che le formazioni «identitarie» cercano nella violenza e nel razzismo il surrogato di un senso e di una finalità fra le ingiustizie e le devastazioni del dominio capitalistico.

Sono individui isolati che combattono da soli le loro «sacre battaglie» e proprio per questo, come a Charlottesville, possono risultare pericolosi…

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[BO] mer 13 set h.18.30: Fausto e Iaio. La speranza muore a 18 anni

13 settembre

Voltone del Baraccano, via del Baraccano

Dalle ore 18:30

Per dare continuità all’iniziativa del 2 agosto «La strategia delle stragi non è mai finita» continuiamo nel tentativo di riannodare i fili della memoria e di cercare le connessioni tra le «trame nere», la criminalità organizzata e gli apparati dello Stato.

Dopo aver parlato di Portella delle Ginestre, di Piazza Fontana, dell’Italicus, della Stazione di Bologna e delle stragi del ’92-’93, vogliamo adesso dare spazio all’omicidio di Fausto Tinelli e Lorenzo “Iaio” Iannucci, freddati da killer professionisti il 18 marzo 1978 in Via Mancinelli a Milano. Parlare dell’omicidio di Fausto e Iaio in continuità con le altre stragi fasciste è fondamentale: è in questo momento, come mai prima, che vengono alla luce le connessioni tra neofascisti (NAR), criminalità organizzata (Banda della Magliana) e apparati statali.

Allo stesso modo, è necessario cercare i fili di collegamento con l’oggi e, viste le ultime notizie riguardo ai tentativi dei gruppi neofascisti di rialzare la testa, compagni di Emilia Antifascista racconteranno della lotta portata avanti a Carpi, contro Forza Nuova, e a Modena contro l’apertura della sede neofascista Terra dei Padri.

Perché il fascismo si combatte tutti i giorni, per evitare che la storia di Fausto e Iaio si possa ripetere!

Ne parliamo con:
Daniele Biacchessi, giornalista, scrittore e conduttore radiofonico, autore di diversi libri sull’omicidio di Fausto e Iaio
Compagn* di Emilia Antifascista

Con la presenza dello Spaccio popolare autogestito

Coordinamento Antifascista Murri
Nodo Sociale Antifascista

Scarica il volantino

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