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«Traini sparò perché voleva farlo»

Non è bastato, nell’estate del 2016, l’omicidio di Emmanuel Chidi Nnamdi a Fermo per mano di un simpatizzante di CasaPound ad aprire una riflessione sull’odio razzista che la destra continua a spargere a piene mani.

Senza dubbio, era prevedibile che la rimozione pubblica e la sostanziale impunità per quel delitto avrebbe aperto la strada ad altre violenze xenofobe. Non solo il neofascista Amedeo Mancini si è fatto due o tre mesi di carcere e poi è stato liberato, ma ha beneficiato del favore dei media, dei politici, del sindaco di Fermo, dei benpensanti, dei tifosi della Fermana…

E lo aveva scritto subito Alessandro Leogrande su «Internazionale»:

«Il problema non è Amedeo, ma gli Amedeo di domani. Quelli che possono tranquillamente rifare una cosa del genere, magari anche con maggiore premeditazione, perché tanto è una ragazzata».

E gli Amedeo di domani sono stati svariati…

Ad esempio, già il 22 marzo 2017 accadeva di nuovo a Rimini con il tentato omicidio di un venticinquenne nigeriano. L’aggressore prima lo ha insultato urlando «Negro di merda», poi lo ha preso a pugni e calci, lo ha colpito con un coltello e, quando il ferito ha tentato di fuggire, è salito in auto, lo ha inseguito e poi investito lasciandolo a terra in fin di vita. Ovviamente è stata invocata la seminfermità mentale…

Ma il caso più noto – anche perché ha tirato la volata alla campagna elettorale della Lega – è quello del neofascista e militante leghista Luca Traini che il 3 febbraio 2018 a Macerata ha sparato contro chiunque avesse la pelle nera ferendo sei persone. Ora vorrebbe anche lui la seminfermità mentale evitando l’accusa di tentata strage con l’aggravante del movente razzista. «Sono stato bullizzato da ragazzino», ha dichiarato Traini usando il solito vittimismo dei neofascisti per giustificare la violenza razzista.

Ed è battaglia di perizie e controperizie da cui si evince però che «Traini era capace di intendere e di volere e sparò perché voleva farlo».

Non è la «ragazzata» di una «personalità disarmonica», ma la tentata strage di un neofascista. Né sono «ragazzate» quelle commesse da tutti coloro che quest’estate hanno sparato ai migranti nella sostanziale indifferenza del governo.

Forse le perizie psichiatriche andrebbero estese anche ai vertici del governo. Non vorremmo che poi invocassero la seminfermità mentale…

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