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Forza Nuova in trasferta permanente

A Fabbrico in provincia di Reggio Emilia è sbarcata ieri una ventina di sbandieratori di Forza Nuova, protetti da un ingente schieramento di forze dell’ordine, che ha urlato per 30 minuti incomprensibili slogan contro un hotel che ospita alcuni profughi di «Mare Nostrum». Dall’altra parte oltre duecento antifascisti hanno affollato e animato la piazza con canti e slogan vanificando la provocazione del partitino neonazista.

Ad Anzola in provincia di Bologna invece Forza Nuova se la prende con un pizzaiolo siriano, ma la trasferta è stata ancora più breve. Il tempo di appendere uno striscione con le solite bufale neonaziste, e via a scrivere una nota di rivendicazione.

Anche altrove Forza Nuova continua a incollare frasi intimidatorie, razziste e omofobe.

Ma i neonazisti non si limitano soltanto alle intimidazioni verbali. A Milano, con il pretesto di un volantinaggio islamofobo davanti a un liceo, alcuni militanti di Forza Nuova e Lotta Studentesca hanno aggredito uno studente, in tre quarantenni contro un ragazzo. E chi si è avvicinato per chiedere loro spiegazioni è stata accolto con le parole «Vuoi fare la fine del ragazzo di Cremona?». Vedi CantiereRepubblica, Corriere.

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[Parma] mar 10 feb h. 20.45: Manifestazione antifascista in alternativa al «Giorno del ricordo delle vittime delle foibe»

Da tanti anni il «Giorno del ricordo delle vittime delle foibe» non è mai stato all’insegna della pietà verso i morti, ma della strumentalizzazione e delle fantasie revisioniste, come pretesto avanzato da neofascisti e neonazisti per sfilare nelle piazze, compiere atti squadristici e rivendicare l’autoritarismo, il razzismo, l’antisemitismo. E anche quest’anno il 10 febbraio si terrà a Parma una contromanifestazione antifascista:

Sui crimini fascisti in Jugoslavia e in alternativa alla celebrazione del «Giorno del ricordo delle vittime delle foibe»

Manifestazione antifascista il 10 febbraio a Parma al Cinema Astra dalle 20.45 organizzata da ANPI, ANPPIA, Comitato antifascista antimperialista e per la memoria storica-Parma

20:45 – Al violino Crtomir Siskovic e all’arpa Simona Mallozzi

21:00 – Conferenza «Resistenza, revisionismo, rovescismo» di ANGELO D’ORSI, storico, Università di Torino

21:30 – Film «Pokret!», videointervista a italiani partigiani in Jugoslavia, regia di Giuliano Calisti-ANPI Viterbo

22:00 – Conferenza «Foibe fra storia e mito» di CLAUDIA CERNIGOI, giornalista e ricercatrice storica

22:45 – Al violino Crtomir Siskovic e all’arpa Simona Mallozzi Continued…

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Eia eia alla larga! Pansa riabilita lo squadrismo

Non v’è dubbio che negli ultimi trent’anni la nozione di «controstoria» sia diventata una formula letteraria diffusa e consueta persino nell’ambito della letteratura più commerciale.

Con un brutto romanzo intitolato Eia Eia Alalà. Controstoria del fascismo, ora se ne appropria anche il «giornalista» e pseudostorico Giampaolo Pansa per riproporre un anticomunismo anacronistico e nostalgico e per fare l’apologia dello squadrismo nero che tutt’ora continua a colpire. È un’altra di quelle «opere» di disinformazione di massa tirate in migliaia e migliaia di copie, il cui unico scopo è capovolgere la verità storica senza alcun elemento accusando gli antifascisti di essere loro i criminali e non gli aguzzini fascisti, con una mistificazione a uso e consumo delle classi dirigenti.

Qui una recensione di Valerio Evangelisti (da «L’Indice dei libri del mese», dicembre 2014).

Eia eia alla larga!

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[BO] Teo è libero!

Teo libero, striscione Xm24 (foto da fb Casa Rude)

Leggi tutto su Zic.

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[RE] ven 30 gen h. 20.00: Nessuno spazio a Forza Nuova

Ancora provocazioni xenofobe dai neonazisti di Forza Nuova, questa volta a Fabbrico in provincia di Reggio Emilia. Per contrastarli è stato indetto un presidio.

Venerdì 30 gennaio ore 20.00, presidio antifascista in Via Roma a Fabbrico (RE)

Abbiamo appreso in questi giorni del presidio di Forza Nuova previsto per domani, venerdì 30 gennaio, davanti all’Hotel Soliani di Fabbrico, albergo che ospita alcuni profughi arrivati in Italia con l’operazione Mare Nostrum.

Continua la campagna di strumentalizzazione delle destre nei confronti dei più deboli e in particolare dei migranti in fuga da paesi in guerra, ripetendo all’infinito la solita litania del «fanno la bella vita a spese dei contribuenti» e del «prima gli italiani»!

Sfruttando la leva del più becero populismo le destre continuano a diffondere insinuazioni false, per ottenere consenso e visibilità, esacerbando le frustrazioni date dal disagio sociale della crisi in cui viviamo e sostenendo un clima di guerra tra poveri, utile solo ai loro scopi e puramente provocatorio.

Oggi più che mai, dopo i fatti di Parigi, i fascisti nostrani e di tutta Europa emergono ringalluzziti e pronti ad imbastire guerre sante contro gli stranieri, i clandestini, i musulmani, colpevoli a loro avviso di rubare soldi e risorse e di volerci «islamizzare».

Non possiamo accettare che venga messo in atto il meschino teatrino di questi soggetti, il nostro sdegno cresce ogni volta che sentiamo i loro slogan.

A queste dichiarazioni false e pretestuose e totalmente avulse da ogni dato di realtà, vogliamo rispondere con l’accoglienza, insegnando ai nostri figli e alle nostre figlie il bello della diversità, ridando vita a spazi abbandonati e costruendo un futuro con chi vede quotidianamente i propri diritti negati.

Non possiamo – e non vogliamo – stare fermi a guardare in silenzio, mentre nelle piazze sfilano i fascisti. Quelle piazze e quelle strade le vogliamo riempire con i valori dell’antifascismo e dell’antirazzismo!

Vogliamo attendere che anche qui a Reggio Emilia, vengano messe in atto azioni violente nei confronti di migranti ed attivisti antifascisti oppure dare subito un segnale forte e chiaro?

Non possiamo accettare che vengano concessi spazi di agibilità alle idee ed alle pratiche fasciste, Reggio Emilia È ANTIFASCISTA!

Per questo invitiamo tutti e tutte, ad un presidio, domani venerdì 30 gennaio dalle ore 20:00 in via Roma a Fabbrico per contrastare l’ignobile strumentalizzazione di Forza Nuova, i tentativi di emersione delle destre estreme nel territorio di Reggio Emilia, per ribadire ancora una volta che l’accoglienza degna è una virtù e non un problema e che il territorio reggiano è e continuerà ad essere terra meticcia, di libertà e diritti per tutti e tutte.

Laboratorio Aq16 – Casa Bettola – Ass. Città MIgrante – Ass. Notti Rosse – ANPI Casalgrande – Casa Spartaco – Alternativa Libertaria – Rete Restiamo Umani Reggio Emilia – Pollicino Gnus

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[BO] Galeazzo il Miserabile

Non c’è che dire. Bisogna ammettere che in questi ultimi anni il postfascista Galeazzo Bignami ha enormemente affinato la grettezza e l’insipienza che fu del suo gran progenitore Marcello Bignami, da cui ha ricevuto in eredità la sedia in Consiglio comunale. Buon sangue non mente.

Non solo nostalgie squadriste. Non solo revisionismo d’accatto. Ora Galeazzo Bignami se la prende con le due cooperanti italiane liberate dopo mesi di prigionia in Siria:

«Mi auguro che adesso le due tipe si mettano a lavorare gratis fino a quando non ripagheranno all’Italia quanto noi abbiamo dovuto versare, in nome della loro amicizia, ai ribelli siriani».

Proprio Galeazzo che ha al suo attivo 39mila euro di «spese pazze» in Regione, e raccoglieva ovunque scontrini da 30 centesimi per incassare poi il «legittimo» rimborso chilometrico!…

E a mo’ di paravento Galeazzo si affanna come al solito nel difendere stragisti e assassini di Stato:

«Per inciso, si liberano queste qui mentre chi porta la divisa e rappresenta lo Stato è ancora in arresto in India. Bello schifo».

Eia eia alla larga!

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La vera natura di CasaPound

CasaPound Cre­mona, la sezione dell’organizzazione nell’ambito lom­bardo pro­ba­bil­mente più con­si­stente, fin dalla sua nascita nel mag­gio 2013, seguendo una regola interna che a ogni sede cor­ri­sponda un’intestazione pro­pria, si è scelta il nome di «Stoc­ca­fisso». Appa­ren­te­mente un gioco. Nella città che fu del Ras Roberto Fari­nacci, gran orga­niz­za­tore di squa­dracce, que­sto par­ti­co­lare è tutt’altro che inno­cuo. La sto­ria rac­conta che sul finire del «bien­nio rosso», quando i fasci­sti della bassa val Padana si videro reca­pi­tare da alcune pre­fet­ture il divieto di dete­nere i man­ga­nelli, ricor­sero all’uso di pezzi di bac­calà, stec­che dure lun­ghe più di un metro e mezzo da uti­liz­zare come bastoni. Da qui la scelta del nome, indi­ca­tivo della natura di Casa Pound, che ispi­ran­dosi al primo movi­mento fasci­sta, quello degli esordi, esalta osten­ta­ta­mente l’epopea delle aggres­sioni ai diri­genti e ai mili­tanti socia­li­sti e comu­ni­sti come degli assalti alle sedi delle camere del lavoro e delle leghe con­ta­dine. L’attacco pre­or­di­nato di dome­nica sera al cen­tro sociale Dor­doni di Cre­mona, non a caso, è stato con­dotto seguendo gli anti­chi inse­gna­menti, con­cen­trando gruppi di pic­chia­tori, anche pro­ve­nienti da altre città (Parma e Bre­scia), per col­pire in forte supe­rio­rità nume­rica, senza problemi.

Più volte CasaPound ha anche «mimato» in cor­tei per le vie di Roma le «spe­di­zioni puni­tive» del 1920-1921 sfi­lando su camion sco­perti con a bordo mili­tanti agghin­dati con tanto di Fez. Le stesse deno­mi­na­zioni con cui ha mar­chiato i pro­pri punti di ritrovo o i pro­pri siti di rife­ri­mento, dalla libre­ria La Testa di Ferro (in ricordo del gior­nale fon­dato nel 1919 da Gabriele D’annunzio al tempo dell’impresa fiu­mana) al forum inter­net Viva­ma­farka (dal romanzo-scandalo di Mari­netti del 1909, Mafarka il futu­ri­sta, sot­to­po­sto in que­gli anni a pro­cesso per oltrag­gio al pudore, in cui si decan­ta­vano le gesta imma­gi­na­rie di un re nero che amava la guerra e odiava le donne), dicono di que­sta identificazione. Leggi tutto su Osservatorio democratico.

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Non ci può essere memoria senza lotta antifascista e antiautoritaria

La «Giornata della Memoria» in ricordo dello sterminio nazista di sei milioni di ebrei giunge quest’anno proprio mentre la Corte internazionale dell’Aja sta avviando un’indagine preliminare sui possibili crimini di guerra commessi nei Territori palestinesi e dopo che, quest’estate, si è consumato l’ennesimo, insensato massacro della popolazione civile di Gaza. In un mondo in cui lo stragismo diventa sempre più uno strumento ordinario di lotta fra centri di potere.

Per gli Stati è sempre imbarazzante ricordare che i campi di concentramento nazista rappresentavano la «soluzione finale» per tutte le «diversità»: razziali, religiose, sessuali, politiche, mentali… Un folle progetto di «purificazione» della società che ogni tanto riaffiora in varie forme, magari travestito da ossessione per la «sicurezza» o da odio per il «degrado». E non è un caso che, da anni, ogni 27 gennaio si celebri una «memoria» dimidiata e strumentale, un pasticcio politically correct, un rito di autoindulgenza collettiva che non riesce nemmeno a interrogarsi sul perché nell’Europa di oggi il fascismo è ancora un pericolo.

Crediamo sia giusto ricordare che, accanto al genocidio degli ebrei, i nazisti perseguitarono e uccisero persone affette da ritardo mentale, asociali, alienati, disabili, mendicanti, omosessuali, zingari rom e sinti, donne e lesbiche, neri, socialisti, comunisti, anarchici, apolidi, rifugiati della guerra di Spagna. Solo una memoria integrale può infatti orientare la lotta contro ogni forma di violenza razzista e fascista.

I primi lager apparvero a cavallo tra diciottesimo e diciannovesimo secolo in Africa, nel periodo dell’espansione coloniale europea. Già Hanna Arendt definì l’esperienza dei lager africani come le «prove generali» per quello che sarebbe poi successo nel Novecento. Una memoria autentica non può infatti dimenticare lo sterminio del popolo Herero in Namibia nel 1904, i milioni di persone sterminate in Cambogia da PolPot, lo sterminio sistematico attuato contro i Tutsi del Rwanda nel 1994. È giusto ricordare quali sono i meccanismi che conducono a queste barbarie inimmaginabili, e collegarli alle tendenze in nuce sempre presenti nelle nostre società «democratiche», sotto i nostri occhi. Nello sterminio nazista trova il suo culmine una tradizione secolare di genocidi sistematici, una storia più lunga di tortura, morte e sfruttamento.

Vero è che occorre anche ribadire che ogni sterminio avviene in maniera specifica e particolare. E questo anzitutto per non cadere nell’errore di aspettarsi gerarchi in divisa per vedere i lager. Se il nazifascismo ha costituito e praticato una cultura razzista di morte, anche le «democrazie» possono promuovere il razzismo di Stato e realizzare muri, campi di detenzione, leggi razziste, meccanismi di apartheid, rastrellamenti di «diversi». Basti pensare negli ultimi anni alla caccia ai «clandestini» o alle retate contro le prostitute immigrate.

In fondo nel perbenismo autoritario e violento della destra italiana cova ancora qualcosa della cultura di morte del nazifascismo. Ed è un atteggiamento d’intolleranza divenuto ormai cultura di governo nel tempo delle «grandi intese».

Così, a noi pare farsesco e spregevole che Paola Francesca Scarano, che milita in un partito saturo di fermenti razzisti e antisemiti come la Lega Nord, abbia potuto strumentalizzare le vittime dello sterminio nazista per la sua solita propaganda xenofoba accostando, nel suo discorso commemorativo in Consiglio comunale, i recenti attentati di Parigi e la «Giornata della Memoria».

«Anche i morti non saranno al sicuro dal nemico, se egli vince. E questi non ha cessato di vincere», scriveva Walter Benjamin nel 1940 di fronte all’invasione nazista dell’Europa.

Non ci può essere memoria senza lotta antifascista.

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Un altro sindaco del MinCulPop

Dopo il sindaco di Verona, ecco che anche il sindaco di Cremona Gianluca Galimberti vuole «negare l’autorizzazione» al concerto dei 99 Posse che si dovrebbe tenere giovedì prossimo al Centro sociale Dordoni, al fine di raccogliere fondi per le cure mediche di un attivista del centro sociale ridotto in coma dai neofascisti di CasaPound.

Sfilano per difendere la «libertà d’espressione», ma sognano di censurare anche la musica come faceva il MinCulPop nell’Italia fascista…

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Kobanê è libera!

Dopo 134 giorni di eroica resistenza agli attacchi di ISIS, oggi finalmente le forze di difesa del popolo YPG/YPJ hanno annunciato che la città di Kobanê nel Kurdistan occidentale, Rojava, è stata completamente liberata dalle bande del cosiddetto Stato Islamico. La popolazione di Kobanê ha iniziato a festeggiare, così come in altre città curde.

Questo è il risultato dell’eroica resistenza che ha visto la partecipazione di tutta la popolazione curda, donne, giovani, vecchi, bambini, e di volontari giunti a dare il loro contributo da tutte le parti del mondo. Le YPG/YPJ, in collaborazione con Burkan Al Firat e un contingente di peshmerga, non ha arretrato di un passo nonostante la grande disparità di armi e rifornimenti che vedevano l’ISIS in vantaggio: questo dimostra che quando un popolo si difende per la propria vita e per quello in cui crede, non è possibile sconfiggerlo.

Salutiamo dunque questo bellissimo risultato che ridà speranza a tutta la regione, ricordando che l’esperienza dei cantoni e dell’autonomia democratica cui i curdi hanno dato vita è ancora sotto attacco; occorre quindi tenere alta l’attenzione per liberare tutte le altre aree ancora a rischio e per chiedere che finisca l’appoggio che molti stati – inclusa la Turchia – continuano a dare a questi terroristi che non rispettano l’umanità.

Leggi tutto su Rete Kurdistan Italia.

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