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Gli indifferenti e le lame neofasciste

«Stendi il tuo nemico, lascialo a terra sanguinante». La voce rauca del cantante di «Discriminazione Oi!» sembra profetica all’indomani del tentato omicidio di un 27enne «colpevole» di portare tatuaggi e piercing.

Troppo alternativo o, come amano definirlo copiando il gergo dei loro camerati romani, «zecca» per lasciarlo in piedi. A colpirlo con un fendente al polmone, durante un’aggressione di sei contro uno, dei giovani neofascisti torinesi. Se oggi il 27enne è vivo lo si deve solo al caso, perché la lama è stata usata per uccidere. Leggi tutto su Nuova Società.

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Ecco il 2 giugno!

A Bologna il 2 giugno, sulla piazza gremita di militari in divisa e scarsa di gente, svettava uno striscione tricolore scritto con quei caratteri squadrati e pseudorunici cari all’estrema destra neofascista, con scritto «Non dimenticate i marò».

Sono caratteri ben riconoscibili, con cui sono state vergate tante scritte razziste, omofobe, antisemite, revisioniste, di minaccia o di apologia delle violenze neofasciste.

A portarlo in piazza Maggiore è stato il solito Michele Facci, un neofascista in doppio petto, ex missino e squadrista del FUAN, e oggi rispettabile consigliere comunale del PdL e simpatizzante di CasaPound, celebre fra l’altro per l’aforisma «Berlusconi è innocente come Mambro e Fioravanti».

Ma in fondo quello striscione è una metafora di tutte le ambiguità del 2 giugno, che è ormai solo la festa dell’imperialismo italico, del nazionalismo destroide e del razzismo di Stato.

Eia eia alla larga!

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[BO] mer 4 giu h.21: presentazione di Millennial Fascism di Emma G. a Xm24

Una ricerca antropologica sui «fascisti del terzo millennio». Se non li conoscete…

Mercoledì 4 giugno ore 21 a Xm 24, via Fioravanti 24, Infoshock Xm24 e Bologna Antifa presentano Millennial Fascism di Emma G.

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Pedagogia neofascista

È una strategia distintiva dei gruppi neofascisti e neonazisti quella di puntare sull’educazione all’odio e alla violenza di giovani e giovanissimi.

A Napoli, alcuni militanti di CasaPound progettavano pestaggi e attentati antisemiti e indottrinavano i ragazzini con il Mein Kampf di Hitler spiegando loro di non parlarne con nessuno e di non manifestare all’esterno posizioni antisemite.

A Roma, dalle sedi di Forza Nuova tappezzate da bandiere con croci celtiche e da poster inneggianti al Duce, partivano i raid razzisti di ragazzini chiamati «Bangla Tour».

In Grecia, anche i militi di Alba Dorata hanno indotto adolescenti e ragazzini a partecipare ad assalti violenti e pestaggi soprattutto contro migranti.

In provincia di Lucca un gruppo di neonazisti fra i 20 e i 26 anni ha seminato il terrore tra i coetanei della Mediavalle e della Garfagnana, tra maggio e novembre del 2013. Le aggressioni hanno seguito sempre un rituale ben preciso. In feste o luoghi affollati veniva scelta una vittima per il suo aspetto o modo di vestire, e poi provocata. Uno solo si faceva avanti mentre gli altri accerchiavano il malcapitato che non appena voltava le spalle veniva colpito alla testa. Le violenze sono andate via via divenendo sempre più gravi, da qualche escoriazione fino a 40 giorni di prognosi, con frattura del setto nasale per due ragazzi di 26 e 29 anni.

Nella metropolitana di Torino sei giovanissimi neofascisti hanno accoltellato un 27enne. Anche in questo caso il rituale dell’aggressione è molto simile: l’uomo, identificato dagli aggressori come antifascista in base al vestiario, è stato dapprima insultato e provocato, poi seguito quando è sceso e qui picchiato e colpito con un colpo di coltello al petto che ha lacerato il polmone. Tra i neofascisti, un solo maggiorenne, di 18 anni.

Non ci vuol molto a capire che si tratta di una tecnica di manipolazione della gioventù promossa da gruppi e organizzazioni dell’estrema destra.

Affiggono striscioni con scritto «Italiani per sangue», chiedono una firma contro lo Ius soli, ma quello a cui pensano sono sempre i soliti pestaggi razzisti, le solite «ronde» e squadrette di prepotenti che si credono superiori per stirpe.

Per questo a Bologna noi non vogliamo neppure l’ombra di una sede di neofascisti o di un banchetto di neonazisti. Perché cominciano con una raccolta firme e poi passano alla propaganda razzista, ai raid, alle piccole squadrette

Ora la Questura di Bologna ha autorizzato l’ennesima istigazione all’odio razziale di Forza Nuova che ha tenuto un suo sordido comizietto xenofobo in Piazza Capitini.

Nessuno spazio ai neofascisti! Non passeranno!

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[BO] Ancora mobbing del «Carlino» contro le esperienze autogestite

E daje! Prosegue sul «Resto del Carlino» il turbinio di menzogne, silenzi, stravaganze e mobbing mediatico contro le esperienze sociali autogestite.

Dopo l’illuminante «Il silenzio è reato» di Valerio Baroncini, ora sulle pagine web del «Carlino» si scomoda anche il vicedirettore Beppe Boni con «Il tempo è scaduto», tutto per compiacere la povera cognata dell’ex ministro Maurizio Sacconi in affanno per il pessimo risultato elettorale del NCD…

E intanto il «Carlino» non perde occasione per diffamare l’Aula C Autogestita di Scienze Politiche sapendo bene che le fandonie ripetute fino alla nausea ottengono spesso un qualche effetto.

Che dire? Dalla strage di Marzabotto in poi, un giornale, una certezza!

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[BO] La polizia scorta Forza Nuova nel quartiere Reno

Su Contropiano si legge che la Questura di Bologna continua a spalleggiare le provocazioni razziste dei gruppi neonazisti. Sabato mattina, FN ha cercato di distribuire miserabili pacchi merenda «esclusivamente alle famiglie italiane». Intanto a Parma, in provincia di Lucca, a Livorno e in tanti altri posti si sprecano le intimidazioni e le aggressioni…

Oggi [sabato 31 maggio], 50 tra poliziotti e carabinieri hanno occupato militarmente Piazza Capitini per permettere ai fascisti di Forza Nuova di tenere un banchetto con distribuzione di volantini.

Un paio di testimoni dicono che i fascisti usavano un megafono, per cui, secondo le regole della Cancellieri, era un comizio.

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[BO] Un giornale, una certezza!

Prosegue la campagna del «Resto del Carlino» a favore della normalizzazione autoritaria promossa dalla presidente del Quartiere Santo Stefano.

Dopo le menzogne dei giorni scorsi e dopo aver persino dichiarato che «il silenzio è reato», oggi 30 maggio la cronaca locale del «Carlino» titola «Contestatori scatenati al Baraccano» per commentare una scritta a pennarello su un foglio appeso nella bacheca del Quartiere che dice «Giorgetti ti è scesa la catena!».

In effetti, di «scatenata» c’è solo la presidente del Quartiere Santo Stefano che, secondo il «Carlino», va denunciando un vasto «complotto» contro lei stessa e contro la «legalità» fatto di «minacce degli anarchici», «scorrettezze istituzionali» del PD, sms e telefonate a prefetti e parenti e ministri tutte senza risposta… E ovviamente il «Carlino» non fa parola dei suoi dispetti da bambina viziata.

Ma perché il «Carlino» ha tanto a cuore chi fiancheggia e promuove in città la cultura dell’estrema destra fino a concedere spazi pubblici ai neofascisti o a voler intitolare sale pubbliche a Rachele Mussolini? Continued…

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[BO] Qualcuno telefoni alla Giorgetti!

Da sempre il «Resto del Carlino» si applica a minimizzare e nascondere i grandi e piccoli crimini del potere – dalla strage di Marzabotto alla Uno bianca e oltre – e a inventarne invece di inesistenti per fare un po’ di polverone.

Adesso il «Resto del Carlino» ha trovato nuovi misfatti immaginari. Anzitutto che «il silenzio è reato», proprio così! Poi che vi siano state «minacce degli anarchici» contro la presidente del Quartiere Santo Stefano, un’integralista cattolica come tante, un’amministratrice faziosa e incompetente, in affanno soprattutto per il pessimo risultato del PdL alle europee che le preclude rosei sogni di carriera.

Da giorni il «Resto del Carlino» cartaceo e on line sta imbastendo un tormentone per fare di Ilaria Giorgetti un’improbabile «martire della legalità».

Pare, secondo l’autorevole quotidiano bolognese, che la presidente del Quartiere Santo Stefano abbia mandato un sms al sindaco Merola senza ottener risposta, poi abbia telefonato al ministro Angelino Alfano che ha promesso che un qualche prefetto l’avrebbe richiamata e il prefetto però non le ha ritelefonato. E intanto qualcun’altro, nel tentativo di confortarla, ha scritto a pennarello «W il Duce» sul muro del Baraccano subito ridipinto, e ha strappato e sottratto uno striscione da uno dei casseri di Porta Santo Stefano.

Ecco l’enigmatico titolo del «Carlino» nella cronaca locale del 26 maggio: «Anarchici, ira Giorgetti / Si muove il Viminale». E ancora il 28 maggio il «Carlino» titolava: «Caso Atlantide, nessuno chiama la Giorgetti / dopo le minacce degli anarchici in corteo sabato scorso».

Certo il «Carlino» è ben fortunato che gli attivisti anarchici non siano soliti querelare e non chiedano i danni, altrimenti nel corso degli anni avrebbe dovuto pagare fior fiore di indennizzi.

Qualcuno telefoni alla presidente Giorgetti e le spieghi che se vuole commemorare Rachele Mussolini o ospitare e patrocinare iniziative neofasciste lo può fare a casa sua. E noi continueremo a gridarlo forte perché, stando appunto alla «Pravda» del centrodestra, d’ora in poi anche «il silenzio è reato».

Ora e sempre resistenza!

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[BO] mer 28 mag h.21: assemblea pubblica «Autogestione bene comune»

Oltre alla r-esistenza di Atlantide, stasera il Comitato per la Promozione e la Tutela delle Esperienze Sociali Autogestite si presenterà alla cittadinanza con un’assemblea pubblica proprio nella sede del Quartiere Santo Stefano.

Sono invitate a partecipare tutti coloro, singole e singoli, collettivi e gruppi informali, associazioni e spazi che riconoscono nelle Esperienze Sociali Autogestite (ESA) una ricchezza comune e credono che la loro esistenza e riproduzione debba essere garantita, oggi e domani. Più dettagli sul sito del Circolo anarchico C. Berneri.

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[Imola] 28 maggio 1974-2014: anniversario della strage neofascista di piazza della Loggia


28 maggio 1974-2014

Sono passati 40 anni dalla strage di piazza della Loggia, quando una bomba esplose nella piazza mentre era in corso una manifestazione contro il terrorismo neofascista, provocando la morte di otto persone e il ferimento di altre centodue.

Una strage compiuta da neofascisti, con pesanti implicazioni dei servizi segreti.

Per non dimenticare cos’è stato e cos’è il neofascismo:

ore 10.12: PRESIDIO in ricordo della strage con interventi e letture, in piazza Caduti per la Libertà a Imola

ore 20.00: presso il c.s.a. Brigata 36 (via Riccione 4, Imola) socialità e proiezione del documentario «PAGHERETE CARO PAGHERETE TUTTO» (46 min, 1975) ad opera del Collettivo Cinema Militante

«Pagherete caro pagherete tutto» è un documentario prodotto dal Collettivo Cinema Militante durante le giornate dell’aprile 1975 a Milano prima, durante e dopo gli assassinii dei giovani antifascisti Claudio Varalli e Giannino Zibecchi, uccisi il primo da colpi d’arma da fuoco sparati da un neofascista e il secondo investito mortalmente da una camionetta dei carabinieri nelle manifestazioni di protesta del giorno successivo. 46 minuti di filmati sugli avvenimenti, le manifestazioni, gli scontri e le interviste.

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