Sempre più, in Europa e anche in Italia, le pratiche e le ideologie dall’esercito vengono trasferite ai corpi di polizia producendo una commistione che rende il confine tra guerra e pace sempre più confuso.
È un processo di fascistizzazione delle forze dell’ordine studiato ora da una ricerca dell’Università di Messina. Ma l’istituzione accademica censura la ricerca, mentre l’Europa addestra corpi paramilitari come Eurogendfor per intervenire contro possibili rivolte sociali prodotte dalla crisi economica.
O si costruisce un’Europa libera dal basso, o la barbarie del fascismo tornerà, e anzi è già qui…
«La Folgore fabbrica fascisti», ma l’Università caccia chi lo dice
Un saggio sulla «costruzione di personalità fasciste» nella Folgore scatena la reazione dei parà. Firme e proteste. L’Università di Messina disconosce la ricerca e rimuove uno degli autori. Ma cosa dice il saggio? «Racconta i riti di iniziazione di un’istituzione totale: pratiche che dall’esercito vanno alla polizia».
«Il canguro è forte e salta con la morte». È il titolo di un sito web curato da ex parà della Brigata Folgore. Una serie di pagine nate con un solo scopo. Fare a pezzi – dal punto di vista scientifico – lo studio «Autoritarismo e costruzione di personalità fasciste nelle forze armate italiane: un’autoetnografia», scritto dai sociologi Pietro Saitta e Charlie Barnao (si può leggere qui). Quest’ultimo oggi fa il ricercatore a Catanzaro, ma ha un passato da paracadutista tra Pisa e Siena. Il suo diario è alla base del working paper che interpreta la caserma come «istituzione totale» e la Folgore come un corpo caratterizzato da riti di iniziazione e addestramento particolarmente violenti, con precisi richiami «fascisti». Lo studio non è scientifico, ribattono i parà. Si basa su una sola testimonianza, per di più datata. «Dal punto di vista della statistica», scrivono «un singolo campione potrebbe appartenente a un percentile irrilevante». E aggiungono: «Siamo influenzati dall’orgoglio ferito per aver servito il paese nei paracadutisti».
«L’arrivo in caserma è un po’ traumatico…», racconta Barnao. Le reclute sono i «mostri». Per loro il primo impatto non è facile. «All’entrata in caserma c’era un gruppetto di paracadutisti che hanno iniziato a urlarci in coro “benvenuti all’inferno!”». Poi ci sono i vari rituali d’iniziazione. Uno dei più brutali è in vigore presso i Nocs: «Picchiare il fondo schiena di un commilitone sino al punto di renderlo insensibile, così da applicare un morso profondissimo che squarcia i glutei da lato a lato». Nella Folgore, invece, si usa la «pompata»: flessioni sulle braccia ordinate a un sottoposto. In qualsiasi momento: «Il paracadutista che ha ricevuto l’ordine di pompare deve immediatamente tuffarsi a terra e durante il tuffo, mentre è ancora in aria, deve sbattere le mani due o persino tre volte (una avanti, una dietro la schiena, una avanti) se il superiore lo richiede. Il superiore può fare ripetere tale operazione tutte le volte che vuole, fino a quando non la riterrà svolta nel modo corretto».
Il libro scatena una intensa campagna. Oltre 500 cittadini, capeggiati da docenti universitari, firmano una petizione di protesta. Un articolo del «Giornale» titola: «L’università di Messina infanga la Folgore – Un saggio dipinge la Brigata come una fabbrica di fascisti». In coda, centinaia di commenti basati sulla contrapposizione tra «sociologi comunistoidi» e patrioti con la divisa. La risposta dell’Università non si fa attendere. Il direttore della collana editoriale rimuove il working paper dal sito ufficiale del Cirsdig, il centro studi che vanta tra i membri del comitato scientifico anche il filosofo francese Edgar Morin. Continued…