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Cesarismo?

Forse si tratterebbe di capire se il governo Monti rappresenta un passo ulteriore nella chiusura autoritaria della società italiana. Certo non è un buon segnale che la classe dirigente governi senza più mediazioni politiche chiamando misure “Salva Italia” quelle che tutt’al più si potrebbero chiamare “Salva Borsa”.

Nel decennio appena trascorso è avanzata notevolmente la fascistizzazione delle forze dell’ordine e dei loro metodi di controllo e repressione. E continua a far progressi la limitazione dei sindacati entro una prospettiva corporativa, nazionalista, “di servizi” e “di controllo”. Se si riaccendesse un minimo di protesta sociale, che cosa farebbe il governo? Solo “Porta a porta”? Solo discorsi e lacrimucce? Continued…

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Culture omicide

Secondo gli psichiatri norvegesi lo stragista cristiano Anders Breivik non sarebbe «capace di intendere e di volere». Le sue sarebbero «allucinazioni» personali e non una cultura politica allucinante. Lo stesso potrebbe allora dirsi anche per leghisti come Mario Borghezio che a caldo dichiarava: «Il 100% delle idee di Anders Behring Breivik sono buone, in qualche caso ottime».

Ma gli stragisti identitari o gli assassini neonazisti e neofascisti sono il prodotto di culture politiche, di investimenti, di propaganda, di documenti pubblici ed esoterici della destra fondamentalista, omofoba, razzista, negazionista. E lo sterminio di ciò che ad essi sembra impuro e contaminato, resta un chiodo fisso delle culture di destra.

Era «incapace di intendere e di volere» anche Andrea Insabato che il 22 dicembre 2000 cercò di far esplodere una bomba nella redazione del quotidiano «Il Manifesto»? Ne pagò le conseguenze solo lui: la bomba gli esplose infatti fra le gambe, spappolandole.

Come Breivik, Insabato veniva dal mondo della destra identitaria più estrema: oggi si definisce nazionalcristiano e gira osannato per le feste dei movimenti della destra radicale (video). Sono «pazzi» anche i neofascisti che lo applaudono come eroe?

A mostrare che gli omicidi neofascisti sono il prodotto di culture politiche concrete, basterebbe il ritrovamento di un singolare gioco di società fra gli oggetti sequestrati in Germania agli assassini seriali di persone di origine turca. Si chiama «Pogromly», ed è una versione del celebre Monopoli in chiave neonazista e antisemita. Il punto di partenza è una svastica. Al posto delle stazioni dei treni, ci sono Auschwitz e Dachau. Invece delle tipiche casette di legno, ci sono le bandiere di Israele in fiamme. Costo: 50 euro.

Quella neofascista, identitaria, xenofoba è una cultura implicitamente omicida. Anche se si limita solo a giocare a Pogromly.

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[Reggio Emilia] sab 10 dic: nessuno spazio a CasaPound

Avviso alla Città di Reggio Emilia

da Indymedia ER

Apprendiamo con sdegno e rabbia che, sabato 10 dicembre 2011, nella città di Reggio Emilia, si vuole concedere spazio e legittimità all’organizzazione neofascista CasaPound per un convegno di carattere nazionale sulla crisi economico finanziaria. L’iniziativa, di cui i fascisti si sono ben guardati a rendere pubblico il luogo in cui si terrà, prevede l’intervento di squallidi personaggi della dirigenza di CasaPound e un dibattito che sarà sostenuto insieme a giornalisti che scrivono per quotidiani quali “Il Sole 24 ore” e “Il Giornale”, notoriamente affiliati alla linea dei padroni e degli apparati di potere.

È la solita storia vista e rivista! Tutte le volte che il sistema del capitale si rimodella generando crisi economico-finanziarie per ottimizzare i propri attacchi ai lavoratori, agli studenti e alla convivenza sociale sottoforma di riforme o politiche securitarie e repressive, certi personaggi mettono la testa fuori dalle fogne allo scopo di dare manforte alle logiche padronali.

Per rispetto di chi ha dato la propria vita ai valori dell’antifascismo, ci risparmiamo la lista di tutti gli assassinati dai fascisti nella nostra città nei vari eventi succedutisi nel secolo scorso, ma, con determinazione, vogliamo ribadire che non importa se la sala dove il letamaio neofascista intende ritrovarsi sia pubblica o privata. L’iniziativa di CasaPound non si deve fare né a Reggio Emilia né in nessuna altra parte del pianeta!

Invitiamo pertanto tutte le istituzioni reggiane, tutti i partiti e tutte le associazioni ad esse aggregate, e che a chiacchiere si dicono antifasciste, ad agire e a prendere esempio da quanto hanno già fatto i loro colleghi e amici di Napoli e Bologna non concedendo alcuno spazio e alcuna legittimità ai fascisti di vecchi e nuovi millenni. Inoltre suggeriamo alle stesse istituzioni di provvedere alla chiusura del circolo fascista ubicato in Via Veneri 9, nel quartiere di Santa Croce.

CasaPound non ha legittimità! Chiunque abbia intenzione a concedergliela, sappia fin da ora che Reggio Emilia non sarà “città buona e tranquilla” il pomeriggio del 10 dicembre. Lo shopping e l’aperitivo del sabato potrebbero essere agitati! I poteri cittadini sono avvisati.

Antifascist* Reggian*

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[BO] Banchetto di «Fascismo e libertà» su Via San Donato

Alcuni giorni fa il sindaco Merola dichiarava «Le idee fasciste vanno aggredite, a Bologna non possono trovare spazio».

Eppure la Questura di Bologna continua provocatoriamente ad autorizzare e difendere la propaganda neofascista. E non solo Forza Nuova.

Sabato 3 dicembre c’era un banchetto di «Fascismo e libertà» su Via san Donato, presso la rotonda sulla quale finisce Via dell’Artigiano.

Una decina di persone con una bandiera tricolore con un bel fascio al centro. Due poliziotti a fianco dei fascisti, qualche agente della Digos e un furgone della polizia parcheggiato in Via dell’Artigiano davanti al civico 4.

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CasaPound nell’era Monti

Su Milanoinmovimento si legge un’interessante analisi della fase attraversata da CasaPound dopo la caduta della sponda istituzionale berlusconiana. Con l’ascesa del “governo dei banchieri”, anche i “fascisti del terzo millennio” si tolgono la maschera turbofuturista e ritornano all’ordinario squadrismo della “destra terminale”.

CasaPound nell’era Monti

Anche alla luce del recente scossone politico che ha coinvolto il PDL di Silvio Berlusconi abbiamo chiesto a un antifascista romano un commento sullo stato di salute di una delle formazioni della destra radicale più note negli ultimi anni in Italia: CasaPound d’Italia. Che, com’è noto, ha la sua centrale politica proprio nella Capitale. Continued…

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[Piemonte orientale] L’antifascismo non è reato

Lunedì 28 e martedì 29 Novembre diciannove antifasciste/i sono stati sottoposti a processo per essersi opposti fisicamente e politicamente alla presenza dei neofascisti nelle due città del Piemonte orientale, Novara e Vercelli.

A Novara l’accusa nei confronti delle/degli attiviste/i è quella di aver impedito un convegno con la peggio brodaglia del neofascismo nostrano (dai nostalgici rottamati della Xmas fino a Forza Nuova), a Vercelli invece quella di aver dato vita a “tafferugli” con i neofascisti per impedire lo svolgimento della propaganda forzanovista in centro città contro gli immigrati e la realizzazione della moschea.

A Novara l’udienza si è conclusa con il rinvio a giudizio delle/degli antifasciste/i per il 1° ottobre 2012, a Vercelli invece l’udienza è terminata con il non luogo a procedere per tutt*.

Più dettagli su Piratidellerisaie.

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[Germania] Omicidi del kebab: quarto arresto coinvolge partito di estrema destra

Secondo il Corriere, vi è un quarto arresto in Germania nell’ambito dell’inchiesta sulla rete neonazista NSU (Clandestinità Nazional Socialista), responsabile di 10 omicidi: si tratta di un ex funzionario del Partito Nazional Democratico (NPD), omologo e alleato di Forza Nuova.

Ralf Wohlleben, 36 anni, è stato fermato a Jena. Un arresto che fa scalpore, dal momento che così viene coinvolto il Partito Nazional Democratico tedesco, di cui proprio in questi giorni si discute sulla messa al bando.

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[Bologna] Recensione dei Legittima Offesa sul Corriere di Bologna

Un redattore ci assicura che Eddy Anselmi non ha più rapporti con Radio Città Fujiko. Abbiamo quindi tolto, su sua richiesta, ogni riferimento alla radio. Ci scusiamo dell’errore, anche se riteniamo un po’ fuorviante il tono della risposta: «Non ci interessa la sfida a chi ha idee più dure o radicali, che è il contraltare alla sfida leghista e machista a chi ce l’ha più lungo. Le nostre parole non sono il prolungamento né dei nostri peni né dei nostri stomaci» (vedi sotto fra i commenti). L’antifascismo non è questione né di pene, né di stomaco, ma di libertà civile e liberazione sociale da forme di autoritarismo, razzismo, violenza che attraversano ancora le istituzioni e i territori di questo paese.

Con il titolo simpatico di «Il sol dell’avvenire che sorge al contrario», tal Eddy Anselmi ha recensito sul Corriere di Bologna l’ultimo disco dei Legittima Offesa, «uno dei gruppi di punta» (!) di una presunta «scena musicale che fa riferimento all’estrema destra cittadina», ritraendo la band nei panni di «innocui» rockettari: «i Legittima Offesa», scrive Eddy Anselmi, «si collocano tra le sonorità del primo Ligabue e la poetica dell’insoddisfazione dei tardi 883, dipingendo, con toni assolutori quanto innocui, un’immensa periferia operaia, caratterizzata dal rumore dei motori truccati e popolata da fuorilegge».

Non una parola su quali “offese” siano “legittime” secondo le canzoni dei Legittima Offesa: l’odio e la discriminazione razziale, la violenza contro i “comunisti”, il mito del “quanto sangue quanto onore”, l’apologia di fascismo, ecc.

Non una parola sul fatto che nell’ultimo decennio i musicisti dei Legittima Offesa abbiano aggredito a suon di botte e bottigliate tante persone a caso, per svago da nazi, magari perché avevano i capelli troppo lunghi o una maglietta inopportuna.

Ecco qualche fatto:

Un ragazzo di Cesena, la sera del 9 luglio 2005, uscendo dalla discoteca Rock Planet di Pinarella di Cervia fu affrontato da un gruppo di persone una delle quali, armata di bottiglia, lo colpì ripetutamente al volto sfregiandolo, dato che il contenitore di vetro si era frantumato. Movente dell’aggressione l’appartenenza all’area politica di sinistra: «Sei comunista, vero?» «Sì, ma che c’entra», e via al pestaggio. L’aggredito ha però riconosciuto in foto il suo aggressore: Luigi Guerzoni, detto Gigi, allora 34enne, bolognese con residenza a Castel Bolognese, responsabile provinciale dei giovani di Forza Nuova, già coinvolto in gravi fatti di violenza, voce e chitarra del gruppo musicale nazirock Legittima Offesa (vedi Carlino Ravenna).

Verso le tre e mezza del 15 novembre 2008, due ragazzi e una ragazza che tornavano da una festa di laurea in Piazza Santo Stefano, hanno incrociato, dalle parti di Piazza della Mercanzia, un gruppo di nazisti che li ha aggrediti e picchiati. Fra i picchiatori vi erano il cantante e il batterista del gruppo Legittima Offesa. Uno dei due è anche responsabile provinciale dei giovani di Forza Nuova. A quanto si apprende, contro i ragazzi sono state utilizzate anche bottiglie di vetro e gli sgabelli di un bar. Il ferito più grave ha ricevuto un brutto colpo all’occhio, ed ha naso e zigomi fratturati. Dovrà essere presto operato. A scatenare l’aggressione sarebbe stato l’aspetto fisico dei tre: capelli lunghi e soprattutto una chitarra e un bongo, subito preso di mira e danneggiato (da Zic.it).

Ed è un altro fatto che il leader dei Legittima Offesa abbia numerosi precedenti per reati di discriminazione razziale, porto d’armi, fabbricazione di ordigni esplosivi, violenze e minacce.

Secondo Eddy Anselmi l’ideale cantato dai Legittima Offesa sarebbe quello di «vivere sognando amori impossibili». Più che amore, sembrerebbe squadrismo politico travestito da musica scadente e lugubre.

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[Cuneo] Comunicato di Guido letto al presidio per gli scontri contro CasaPound

Guido, dopo diversi mesi di irreperibilità, si è presentato all’udienza preliminare che si è svolta a Cuneo sabato 26 novembre per gli scontri scoppiati a febbraio durante la contestazione dell’apertura di una sede di CasaPound. Riproduciamo solo la parte finale del comunicato che ha letto. Qui il testo intero.

[…]

Il processo che ci aspetta è in tal senso esemplare: non sono i «bravi ragazzi» di CasaPound che ci ritroviamo a fronteggiare, ma la Questura di Cuneo che per l’ennesima volta cerca di toglierci dai piedi, e giudici compiacenti che, nell’imbastire un processo per scontri di piazza (situazione che necessariamente prevede due parti contrapposte), decidono deliberatamente di assecondare la criminalizzazione degli antifascisti e lasciare via libera agli scagnozzi in camicia nera. Forse «Cuneo medaglia d’oro della Resistenza» non ci avrà fatto caso, ma è un processo davvero imbarazzante per la Storia quello che si celebra davanti al balcone di Galimberti.

Senza dimenticarmi che, fino a quando non avremo spazzato via le scorie del fascismo, una minaccia in più graverà sulle strade per una libera autodeterminazione individuale e collettiva. Vado a vedere dunque che faccia abbiano le autorità a cui è stato chiesto di condannare l’antifascismo in queste terre di partigiani… ma non aspetto che l’ora di ritrovarmi al vostro fianco per continuare i sentieri che più possono nuocere ad un sistema sociale così disastroso e nocivo. Un abbraccio a tutti gli imputati del processo e a coloro che non hanno fatto, né faranno mancare la loro solidarietà!

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[BO] Un sinistro destreggiarsi bipartisan

Certo, gli ultimi sindaci di questa città hanno dovuto destreggiarsi assai.

Senza fare una piega né interrompere il suo discorso, nel 2007 Sergio Cofferati accoglieva a Bologna per la festa del primo maggio il sindacato di estrema destra UGL, che gli srotolava davanti uno striscione in solidarietà allo stragista nero Luigi Ciavardini: «Strage di Bologna: Ciavardini innocente». Nessun commento.

Nel 2010, subito dopo la sua grottesca caduta, Flavio Delbono risultò «amico» di leghisti xenofobi e «socio in affari» di neofascisti come Francesco Stagni, storico militante dell’MSI, segretario del Fronte della Gioventù negli anni Settanta, negli ultimi quindici anni sempre in prima fila a negare la matrice neofascista della strage del 2 agosto, e poi vicino alla Fiamma di Storace.

Per ora l’ultimo della serie, Virginio Merola, è intervenuto a cose fatte per revocare una sala comunale a CasaPound, non ha detto nulla intorno al presidio dei neonazisti di Forza Nuova, ma sulla scia di Galeazzo Bignami se la prende però con la Frocessione prevista per l’8 dicembre.

Con l’inizio del nuovo regime dei tecnici, secondo Merola la libertà va subordinata ad altre logiche: «Ognuno ha la sua libertà d’idee, ognuno può manifestare, ma abbiamo passato un secolo nella logica ‘amico-nemico’: Berlusconi sta andando a casa, cerchiamo di superarla».

Più esplicita tal Silvia Noè che ha presentato un esposto alla polizia per «denunciare il reato commesso dagli organizzatori» nel non chiedere autorizzazioni, «perché a fronte di un diniego sarebbe stato difficile sfilare».

Silvia Noè ha anche riscontrato con disappunto che i server dei blog promotori dell’iniziativa si trovano in Brasile e in Olanda, «per cui sarebbe necessaria una rogatoria per ottenerne l’oscuramento».

Forse un bombardamento chirurgico, una guerra umanitaria, una tortura etica, una crociata pluralistica potrà risolvere il problema?

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