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Belgrado Pedrini (Carrara, 5 maggio 1913 – 11 febbraio 1979)

È importante ricordare chi si è battuto contro l’oppressione, l’autoritarismo, il fascismo. Altre brevi biografie qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui e qui

Belgrado Pedrini (Carrara, 5 maggio 1913 – 11 febbraio 1979)

«Torme di schiavi adusti
chini a gemer sul remo
spezziam queste catene
o chini a remar morremo!»
Pedrini, Il Galeone, 1967

Figlio di uno scultore carrarese, nel 1937 è rinchiuso a Pianosa per alcune azioni contro il regime. Nel 1942, con gli anarchici Zava e Giorgi, disarma e schiaffeggia cinque fascisti. Costretti a fuggire a Milano e Genova, i tre vengono scovati a La Spezia dove si difendono rispondendo al fuoco e ferendo a morte un poliziotto. Il ritardo nell’eseguire la sentenza (pena capitale) gli permette di essere liberato nel 1944 dalla Elio, formazione partigiana a cui si unisce fino al 25 aprile. Nell’immediato dopoguerra è chiamato a difendersi dall’accusa di omicidio senza poter contare sul supporto legale organizzato dai partiti di sinistra (Solidarietà Democratica) né sul «fuoriuscitismo». Condannato all’ergastolo nel 1949, sconta la pena ridotta a 30 anni tentando più volte l’evasione. Uscito nell’aprile 1975, trascorre gli ultimi pochi anni di vita animando circoli e pubblicazioni anarchiche.

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