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[Imola] dom 12 apr h.12.30: pranzo e chiacchierata antifascista @Brigata36

Riceviamo e condividiamo la notizia di quest’iniziativa organizzata a Imola presso il csa Brigata 36 con lo spirito di continuare la lotta antifascista anche ai giorni nostri.

DOMENICA 12 APRILE dalle ore 12.30
csa Brigata 36 (Via Riccione, 4 – IMOLA)

PRANZO e CHIACCHIERATA ANTIFASCISTA
con ADELMO CERVI e NULLO MAZZESI

A pochi giorni dal 70° anniversario della liberazione di Imola, una giornata per ricordare e tramandare la lotta antifascista Continued…

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Per un 25 aprile antifascista e libertario

– Il comunicato diffuso dopo l’assemblea pubblica del 9 aprile

Perché il 25 aprile non sia solo una ricorrenza

A settant’anni dalla Liberazione dal nazifascismo riteniamo che sia importante, oggi più di ieri, riaffermare con forza i valori che hanno motivato quella resistenza.

Da qualche tempo, a Bologna, assistiamo al tentativo di riemergere di gruppi neofascisti, neonazisti e ultracattolici nonostante collezionino da anni magre figure ogni volta che tentano una sortita pubblica.

Attraversare la città in questa giornata significa ribadire che la nostra risposta a tali provocazioni, da settant’anni, è sempre la stessa: è resistenza quotidiana di chi si batte per l’uguaglianza nell’accesso alla ricchezza, alle cure, al sapere; è solidarietà e autorganizzazione di una vita libera e degna; è ferma opposizione alla xenofobia, all’omofobia, al sessismo, al razzismo e ad ogni volto assuma il fascismo.

Resistenza non è mera difesa, è anzi il senso profondo di andare avanti giorno per giorno, strappando metri di terra volta per volta, per far sì che ogni giorno sia il 25 aprile.

– Il primo comunicato:

25 aprile 2015: Bologna corteo antifascista

Ogni anno, quando il 25 aprile arriva, c’è chi lo vive come una semplice ricorrenza, chi come una tappa di una Storia che non è mai finita. Che parte dal biennio rosso, dalle lotte dei braccianti e degli operai, passa per chi fu tradito mentre cercava di fermare i fascisti prima che prendessero il potere, come gli Arditi del Popolo in Italia e i rivoluzionari spagnoli, passa per chi non si arrese alla restaurazione del dopoguerra, continua per tutte le sommosse del vecchio e del nuovo secolo.

Oggi come ieri c’è chi si batte per l’uguaglianza nell’accesso alla ricchezza, alle cure, al sapere, perché tutti abbiano una vita libera e degna. Oggi come ieri i governanti e le loro guardie, vecchi e nuovi fascisti, conducono la loro sporca guerra contro chi, irrinunciabilmente partigiano, lotta.

A settanta anni dalla Liberazione vogliamo tornare in piazza, gridando forte di non avere nulla a che fare con partiti, amministrazioni locali e governo intenti a inventare nuove forme di precarietà, aggravare l’emergenza abitativa a suon di sfratti, sgomberi e restrizioni agli occupanti di casa, imbrigliare la scuola, sventrare montagne, trivellare mari e cementificare ovunque. Gridando forte la nostra volontà di chiudere ogni spazio a ogni volto assuma il fascismo: dal disegno nazionalista e lepenista che la Lega di Salvini intraprende con l’aiuto di CasaPound, ai pochi nazisti esaltati di Forza Nuova che a Bologna collezionano da anni magre figure ogni volta che tentano una sortita pubblica, fino alle bande dello Stato islamico contro le quali i rivoluzionari del Rojava combattono una grande guerra di libertà.

Resistenza non è mera difesa, è anzi il senso profondo di andare avanti, giorno per giorno, strappando metri di terra volta per volta, per far sì che ogni giorno sia il 25 aprile.

Assemblea pubblica giovedì 9 aprile ore 21:00 presso il Circolo anarchico Berneri

Sabato 25 aprile 2015 corteo antifascista ore 10:00 da pza dell’Unità al Pratello R’esiste (pza San Francesco)

– Adesioni in aggiornamento:

Nodo sociale antifascista
Circolo Anarchico Berneri
Hobo
Sinistra Anticapitalista Bologna
Mujeres Libres
(vedi qui)
Xm24
Noi Restiamo
Atlantide
Lazzaretto Autogestito
Acad Bologna

Lab57
Vag61
Ass. A Madrid si muove un’altra Italia – En Madrid se mueve otra Italia
Rete Eat the rich
Collettivo Exarchia
Social Log
Associazione Primo Moroni
Il Grinta ASD
ANPI Pratello
Associazione Armonie
«L’associazione di donne Armonie di Via Emilia Levante 138 Bologna – fondata nel 1994 da Amedea Zanarini staffetta e sottotenente partigiana – aderisce e partecipa al corteo del 25 aprile 2015».

 

per adesioni: staffetta at riseup punto net

25_2015

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Bignami: «Non sciupate lo scontrino»

Come allegra vendetta contro la locandina fascista esposta in alcune panetterie del centro, eccone una nostra riedizione dedicata al postfascista Galeazzo Bignami che non solo ha al suo attivo 39mila euro di «spese pazze» in Regione, ma raccoglieva ovunque scontrini da 30 centesimi per incassare poi il «legittimo» rimborso chilometrico!…

mussolini-festa-del-pane-panificatori-italiani

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[Cremona] Squadrismi di Stato

Secondo Luigi Fabbri il Fascismo fu «una vera e propria contro-rivoluzione preventiva» resa possibile da tre fattori concomitanti: «con la triplice azione combinata della violenza illegale fascista, della repressione legale governativa e della pressione economica derivante dalla disoccupazione, in parte inevitabile ma in parte anche provocata ad arte per porre il laccio alla gola degli operai».

Non fa meraviglia che ancora oggi polizia, magistratura e neofascisti trovino linee di sinergia. A Cremona, dove ignoti militanti di CasaPound hanno ridotto in fin di vita Emilio, due giovani antifascisti ventenni ora sono stati arrestati per gli incidenti verificatisi il 24 gennaio scorso durante la manifestazione contro le violenze dell’estrema destra. Che continuano ovunque, spesso con la copertura delle forze dell’ordine: da Napoli a Treviso e a Bolzano.

Nella manifestazione c’erano stati tafferugli con le forze dell’ordine schierate a protezione della sede dei neofascisti di CasaPound ed erano state danneggiate alcune banche e il comando della polizia locale. Ai due giovani antifascisti arrestati è stato imputato il reato di «devastazione e saccheggio» che risale al codice fascista Rocco ed è sempre più usato per punire dissidenti e oppositori politici.

Si tratta infatti di un comodo reato collettivo in cui non occorre provare che l’accusato abbia fatto qualcosa, ma basta la sua presenza sul luogo dei fatti.

Quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa un dovere!

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1 aprile 1944-1 aprile 2015. In memoria di Attilio ed Edera

Nel novembre del 1915 diversi libertari bolognesi, in gran parte giovani, fondano il gruppo anarchico Emilio Covelli, attivissimo contro la guerra. Fra questi, Attilio Diolaiti viene ritenuto dalla questura il più influente. A neanche diciannove anni è chiamato alle armi, non si presenta e il 7 settembre 1917 è denunciato al tribunale di guerra come disertore. Viene arrestato dai carabinieri a Baricella – dove è nato il 17 settembre 1898 – e il 10 ottobre condannato a tre anni di reclusione. Rinchiuso nel carcere di Savona, torna in libertà nel 1919 e riprende l’attività sovversiva durante il Biennio rosso. Il 21 ottobre 1920 è coinvolto nell’arresto in massa del consiglio generale dell’Usi e viene rilasciato circa due mesi dopo, anche se secondo la questura «professa gli stessi principi anarchici» e viene quindi «oculatamente vigilato».

Dal novembre del 1921 al luglio del 1922 risiede a Verona con l’incarico di segretario amministrativo della locale Camera del lavoro aderente all’Usi. Tornato in una Bologna ormai sottomessa al tallone delle camicie nere, non riesce a trovare lavoro e avvia autonomamente un negozietto da merciaio. Dalle fonti di polizia sembra per alcuni anni politicamente inoperoso ma, appena si trasferisce in centro, viene sottoposto ai vincoli dell’ammonizione: nell’agosto del 1927 è inviato al confino a Lipari in quanto «anarchico fervente e pericoloso».

A fine gennaio 1930 è nuovamente a Bologna, dove frequenta l’ex sindaco socialista Francesco Zanardi. Negli anni successivi viene ripetutamente arrestato e vessato dal regime.

Nel settembre 1943 come rappresentante dei militanti della città partecipa al convegno anarchico clandestino di Firenze del 5 settembre 1943 ed è tra gli organizzatori della 7° GAP bolognese.

Si trasferisce poi a Monterenzio dove costituisce un gruppo partigiano. Dopo alcuni atti di sabotaggio, tra i quali i tagli delle linee telegrafiche per interrompere i contatti tra Roma e Berlino, il gruppo riceve l’incarico di presentarsi per un’azione in Piazza Ravegnana (proprio sotto le due torri) la mattina del 25 marzo 1944 davanti a una bancarella di penne stilografiche. È una trappola, gestita da un infiltrato, tal Remo Naldi. Circondati dalla brigata nera, vengono arrestati sei componenti del gruppo: Edera De Giovanni, Egon Brass, Ettore Zaniboni, Enrico Foscardi, Ferdinando Grillini, Attilio Diolaiti. Dopo varie sevizie, nella notte tra il 31 marzo e il primo aprile 1944 i sei vengono portati alla Certosa di Bologna e fucilati contro il muro, dove oggi li ricorda una targa.

Edera De Giovanni è considerata la prima partigiana caduta nella Resistenza bolognese; ad Attilio Diolaiti è stato riconosciuto il grado di capitano della 1° brigata Irma Bandiera, altra partigiana bolognese caduta. Alla prima commemorazione pubblica di Diolaiti, tenuta nella sede della Federazione anarchica Bolognese in via Lame nell’aprile 1946, aderiscono le associazioni antifasciste e i partiti della sinistra con un’unica assenza: il Partito comunista, impegnato a egemonizzare la memoria della stagione resistenziale.

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[Cesena] ven 3 apr h.21: presentazione dell’opuscolo «Già l’ora si avvicina della più giusta guerra» @Sole e Baleno

Venerdì 3 aprile presso lo Spazio libertario «Sole e Baleno» a Cesena (qui le indicazioni per arrivarci) si terrà la presentazione dell’opuscolo «Già l’ora si avvicina della più giusta guerra». Quattro ricerche su antifascismo e anarchia (1921-2015) che raccoglie alcune relazioni tenute al convegno organizzato dal Circolo Anarchico Berneri e dal Nodo Sociale Antifascista nel corso del 2011.

Ore 20: banchetto vegan

Ore 21: presentazione con i curatori dell’opuscolo

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Un antisemita alla Suprema Corte

Non è un mistero che lo Stato italiano non si sia mai del tutto defascistizzato. Nel 1960 si calcolò che 62 dei 64 prefetti in servizio erano stati funzionari sotto il Fascismo. Lo stesso valeva per tutti (tutti…) i 135 questori e per i loro 139 vice. Poi, dopo il ’68, vennero le stragi di Stato.

Ecco una pagina della Storia d’Italia dal dopoguerra ad oggi di Paul Ginsborg riguardante l’amnistia che mandò liberi tutti i fascisti nel 1946:

«Proposta per motivi umanitari, l’amnistia sollevò una valanga di critiche. Grazie alle sue norme sfuggirono alla giustizia anche i fascisti torturatori. Venne stabilita una distinzione grottesca e disgraziata tra “torture normali” e “sevizie particolarmente efferate”. Con questa formula i tribunali riuscirono ad assolvere crimini quali lo stupro plurimo di una partigiana, la tortura di alcuni partigiani appesi al soffitto e presi a calci e pugni come un sacco da pugile, la somministrazione di scariche elettriche sui genitali attraverso i fili di un telefono da campo. Per quest’ultimo caso la Corte di Cassazione stabilì che le torture “furono fatte soltanto a scopo intimidatorio e non per bestiale insensibilità come si sarebbe dovuto ritenere se tali applicazioni fossero avvenute a mezzo della corrente ordinaria”. Alla fin fine l’unica effettiva epurazione fu quella condotta dai ministri democristiani contro i partigiani e gli antifascisti che erano entrati nell’amministrazione statale subito dopo l’insurrezione nazionale. Lentamente ma con determinazione De Gasperi sostituì tutti i prefetti nominati dal Clnai con funzionari di carriera di propria scelta. E nel 1947-48 il nuovo ministro democristiano degli Interni, Mario Scelba, epurò con sveltezza la polizia dal consistente numero di partigiani che vi erano entrati nell’aprile 1945».

Meno scontato è che oggi lo Stato tenda a recuperare e restaurare le proprie tradizioni più nere con il pretesto falsificante della «memoria condivisa».

Ha premiato con la medaglia del «Giorno del Ricordo» circa 300 combattenti fascisti di Salò fra cui figurano anche torturatori e criminali di guerra. Un bel mazzo di santini per neofascisti e forze dell’ordine.

Ha dato una bella medaglia anche al repubblichino Paride Mori che combatté sotto il comando del generale Globocnick, nominato direttamente da Himmler. Globocnik, che aveva organizzato la costruzione dei campi di Belzec, Treblinka e Sobibor, fece costruire il campo triestino della Risiera di San Sabba.

Ora però ci si mette anche la Corte Costituzionale che si è rifiutata di far rimuovere il busto del fascistissimo presidente del Tribunale della Razza dal luogo in cui si riunisce. Si tratta del «giurista» antisemita Gaetano Azzariti, presidente del Tribunale della Razza fra il 1939 e il 1943, poi riciclato da Palmiro Togliatti e infine premiato nel 1957 con la presidenza della Consulta.

Gaetano Azzariti fu per oltre un decennio l’uomo forte del ministero della Giustizia fascista e il suo «Tribunale» costituì non solo uno strumento razzista di persecuzione e di morte, ma anche un mezzo per arricchirsi con sopraffazioni e ricatti finalizzati a estorcere danaro, ville, gioielli, quadri e beni di pregio. Ovviamente tutte le carte del Tribunale della Razza sono poi sparite… Insomma Gaetano Azzariti era in primissima fila tra quanti selezionarono chi nel 1943 sarà salvato e chi verrà invece sommerso nei campi di sterminio.

Ora si apprende che la Corte Costituzionale ha deciso di non rimuovere il busto di Gaetano Azzariti. E questi «giudici» sarebbero i garanti della Costituzione «nata dalla Resistenza»…

Fiducia nello Stato non ne abbiamo, l’antifascismo è nostro e non lo deleghiamo!

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Dortmund commemora Thomas «Schmuddel» Schulz

Dieci anni fa, il 25 marzo 2005, veniva ucciso a Dortmund il giovane punk Thomas «Schmuddel» Schulz accoltellato da un neonazista 17enne che non gradiva il suo modo di vestire. Da allora, ogni anno a Dortmund si tiene una manifestazione antifascista contro le violenze dell’estrema destra. Quest’anno i dimostranti hanno portato con sé i tantissimi nomi di coloro che sono stati uccisi dall’odio neonazista. Qui un video del corteo.

"Kein Vergeben - Kein Vergessen" ist das Motto der Antifa zur Erinnerung an die Ermordung von Thomas "Schmuddel" Schulz.

Non perdonare – non dimenticare!
In memoria di Thomas «Schmuddel» Schulz ucciso da un neonazista

Anche in Italia è una strategia distintiva dei gruppi neofascisti e neonazisti quella di puntare sull’educazione all’odio e alla violenza di giovani e giovanissimi. A Salerno sono comparse in aule universitarie scritte razziste firmate da Lotta Studentesca. A Roma e a Treviso giovani neofascisti aggrediscono e intimidiscono studenti di liceo.

Non passeranno!  Kein Vergeben, kein Vergessen!

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FascioInstagram

Come sostengono i ricercatori Tom Stevens e Peter Neumann, Internet e i social network permettono all’estrema destra di sviluppare «nuove reti sociali» in cui «punti di vista o comportamenti, normalmente inaccettabili nella società, diventano “normali”».

Vedi Hitler laziali e saluti romani: dentro il FascioInstagram italiano di Leonardo Bianchi

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[BO] Un altro ridicolo flop per Forza Nuova

Solito, ridicolo flop per Forza Nuova. Una ventina di cattonazisti nerovestiti hanno ripetuto il loro odio per la «blasfemia» e la «vita contronatura» chiusi in un angolo buio di una stradina di Bologna e circondati da un ingente schieramento di polizia.

Intanto, per sabato 28 marzo Forza Nuova ha organizzato a Milano il consueto rogo di libri per bambini. Con il beneplacito della Questura che, come sempre, non ha nulla da ridire. Se qualcuno bruciasse Bibbie ci sarebbe invece un bel can can. Non tutti i libri sono uguali dinanzi alla legge.

Nel mentre si scopre che le istigazioni all’odio razzista dei Salvini, Bignami & Fiore non sono senza conseguenze anche terribili. A Bergamo un ex parà ha assassinato a freddo il 43enne Roberto Pantic sparando di notte contro la sua roulotte.

Certo è che la violenza autoritaria non arriva solo dal basso come omofobia, familismo, razzismo, sessismo. Circa 300 combattenti fascisti di Salò hanno ricevuto dallo Stato italiano la medaglia per il «Giorno del Ricordo». Tra essi almeno 5 criminali di guerra che hanno torturato e ucciso a sangue freddo. Qui un articolo del «Corriere della Sera».

Non è solo un caso isolato, un errore singolo che si può correggere. Anzi, si direbbe un omaggio retrospettivo alla tradizione repubblichina, stragista e piduista dell’Italia moderna che adesso non ha più bisogno di nascondersi. Ora al governo c’è il «boyscout di Licio Gelli»…

Contro tutti i fascismi! Da qualsiasi parte vengano e in qualsiasi forma!

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