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[BO] Campagna Chiudiamo CasaPound: ulteriori iniziative

Da più di un mese, a Bologna ha preso avvio una serie di iniziative antifasciste e libertarie per chiudere ogni spazio sociale e mentale alla propaganda di CasaPound Bologna e di ogni gruppo xenofobo e fascistoide. Qui il calendario completo. Queste le prossime iniziative:

→ 11 aprile Xm24 : “Antifascismo e Repressione” con Azione Antifascista Teramo. A seguire cena e concerti : LOS KITANOS (balcan)+ SPANNERS (Antifa Punk from UK)

→ 12 aprile in Murri : “Antifa Bike Punx” – passeggiata e volantinaggio in bici per le strade del quartiere

→ 16 aprile, Circolo Vizioso, via Nosadella 35/A, h. 20.30, Bologna Antifascista presenta: «Millennial Fascism», con l’autrice Emma Gi. Attraverso gli strumenti dell’antropologia, l’autrice indaga il mondo dei «fascisti del terzo millennio» e si interroga su che cosa caratterizzi, nel profondo, un «fascista del terzo millennio».

→ 21 aprile, Lunetta Gamberini, LUNETTA LIBERA e RESISTENTE!!! Giornata della Liberazione di Bologna nel parco del quartiere. Merenda popolare, Aperitivo Ribelle, tornei di sport per tutt*, proiezioni, dibattiti, mostre, autoproduzioni, mercato e baratto

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[BO] Op. Outlaw – Alle cinque della sera


Riceviamo e diffondiamo non solo in solidarietà a coloro che «non hanno commesso il fatto», ma come analisi dei dispositivi di normalizzazione autoritaria, sempre meno legati alle forme astratte della legge, sempre più intimidatori e animati da un esercizio vendicativo della violenza penale. Oggi che, nonostante le solite ipocrisie istituzionali, si profila la riapertura del CIE di Bologna, va ricordato che il Processo «Outlaw» ha teso a colpire chi si è mobilitato contro il CIE e il razzismo di Stato rendendo sempre più onerosa per lo Stato la gestione di queste carceri su base etnica. Un processo appunto «Outlaw» che ha chiuso
d’imperio una sede di dibattito politico, proprio come si faceva ai tempi del Ventennio.

Bologna 31 marzo 2014 sentenza di primo grado del Processo “Outlaw”

Alle cinque della sera

Il 31 marzo 2014, alle cinque della sera, è arrivata la sentenza di assoluzione, perché il fatto non sussiste, per i 21 anarchici e anarchiche dello Spazio di Documentazione “Fuoriluogo”. Erano stati portati a processo con l’accusa di aver costituito un’associazione a delinquere con finalità eversive dell’ordine democratico, compresa di capi, sottocapi e partecipanti. Dopo 5 arresti durati sei mesi tra carcere e domiciliari, obblighi e divieti di dimora, fogli di via e chiusura della sede, dopo tre anni di tormentone e nove udienze è arrivata la conclusione del primo grado di giudizio. Non è ancora dato sapere se la pm ricorrerà in appello. L’andamento del processo lo sconsiglierebbe: la figura fatta dall’accusa e dalla digos di Bologna suggerirebbero un decoroso ritiro in sordina. Ma tant’è, questi personaggi, anche di fronte al crollo del loro impianto accusatorio, al tempo dedicato a seguire, pedinare, ossessionare le vite degli accusati e delle accusate che al massimo ha prodotto dei pettegolezzi sulle loro vite private, non è escluso che continuino a insistere. Vergogna non ne provano certo, della pochezza di mestiere dimostrata non se ne curano affatto, e può essere che convenga loro, come esecutori della repressione, mantenere attiva l’accusa. Al servizio di protezione dell’ordine costituito, il loro obiettivo non è sicuramente dar prova di intelligenza e competenza bensì di ottenere almeno qualche risultato. Nel caso in questione hanno chiuso una sede e, in parte, distratto chi ha dovuto affrontare il processo dall’essere con maggiore incisività presente nelle lotte. Hanno allontanato alcuni dalla città con i fogli di via, ma non pensino che altri non si siano aggiunti o che quei compagni e compagne non abbiano trovato altri luoghi in cui dare il tormento al potere.

Ha sconcertato osservare il disimpegno totale dimostrato nel sostenere l’accusa, sia da parte della pm che dei testi digos. Qualcuno sostiene che sia stata la diretta conseguenza del nulla che avevano in mano. Altri che il loro obiettivo sia stato comunque considerato raggiunto chiudendo il “Fuoriluogo” e disperdendo le forze dei partecipanti a quella esperienza di lotta. Anche la minaccia verso chiunque intenda opporsi al sistema scegliendo di usare metodi decisi, il monito “attenzione che se scendi in piazza con un po’ di determinazione potresti finire accusato di reato associativo” restano comunque efficaci pur senza condanna. Paura è probabile che ne facciano anche solo aleggiando la possibilità di provocare ad altri quel fastidio che hanno procurato nelle vite degli imputati e delle imputate.

Avevano deciso di colpire il “Fuoriluogo” per togliersi dai piedi un insieme di compagni e compagne con grande disponibilità alla lotta. La determinazione e la costanza dedicate all’opposizione ai centri di detenzione per immigrati senza permesso di soggiorno, denominati prima Cpt e poi Cie, la continuità con cui si è scesi in strada per portare la voce dei reclusi, l’attenzione riservata a chi gestisce e lucra su quei luoghi infami, la presenza abituale davanti alle mura di quei lager per dare solidarietà e raccogliere le storie tragiche di chi vi sta dietro, ma anche quelle delle ribellioni, delle bellissime rivolte che non si sono mai fermate, tutto questo è risultato intollerabile per le autorità cittadine e per i curatori dell’ordine. E questo per nominare solo l’impegno sostenuto con maggiore forza, ma molte sono le lotte che hanno visto in prima linea in città i frequentatori di quello spazio insieme a tanti compagni e compagne di differenti provenienze. Carcere, nucleare, nocività come il Tav o le discariche, solidarietà con gli sfruttati e chi subisce la repressione sono i terreni in cui negli anni ci si è mossi. Le pratiche messe in atto non hanno mai tenuto conto del lecito e dell’illecito, del legale e dell’illegale, dell’approvazione o quanto meno della tolleranza da parte degli ufficiali dell’ordine e questo certo non ha contribuito a usare riguardi nei confronti degli anarchici e delle anarchiche finiti sotto accusa. Il loro cattivo esempio andava sanzionato perché non ottenesse di diffondersi.

Non va dimenticato che sono potentati come l’Eni, al tempo colpita da attacchi, che hanno dato il via all’operazione repressiva “Outlaw” il 6 aprile del 2011 riuscendo a mettere a tacere i dubbi che non ci fossero elementi consistenti per procedere. I funzionari di giustizia hanno allora costruito tutti i passaggi necessari, dall’incriminazione al rinvio a giudizio e al processo, e alla fine hanno dovuto limitarsi a raccogliere un misero risultato: un attacco preventivo senza concretizzazione di pena. Tutto questo impianto accusatorio, tutto questo baccano mediatico, tutta questa digos impegnata a stare appresso a un gruppo di anarchici per riuscire a malapena a trattenere la carica appassionata di donne e uomini avversi alle sopraffazioni e refrattari al dominio.

Nella stessa giornata della sentenza è stato riaperto uno spazio sottratto al piacere e all’esigenza di utilizzarlo. Uno spazio per il confronto, la discussione e la ricerca di un modo efficace per opporsi a un sistema che opprime, affama, devasta e avvilisce la vita. Uno spazio per continuare ad alimentare l’utopia di un mondo del tutto altro da questo.

Il Laboratorio anarchico di via Paglietta 15 era stato strappato ai compagni 15 anni fa. Si tratta della sede di un circolo intitolato a Carlo Cafiero che ospitava la Libreria Circolante. A metà degli anni sessanta era stato preso in affitto da Libero Fantazzini con alcuni compagni anarchici. Il comune di Bologna lo aveva concesso a un costo simbolico per sostituire la sede storica di Porta Galliera chiusa durante il ventennio fascista. Questo posto, nel giugno del 1999, fu messo sotto sequestro e poi chiuso con mattoni e cemento a seguito di un’inchiesta che aveva condotto in carcere una compagna e un compagno. Per più di trent’anni era stato utilizzato da gruppi e individualità anarchiche, riempito di attività, assemblee, incontri e condivisione di vita. Come spesso accade il procedimento penale non ebbe alcun seguito ma il locale, invece di essere reso come dovuta conseguenza, restò murato e inaccessibile chiudendo con sé un pezzo di storia della città.

La riapertura nel pomeriggio del 31 marzo ha procurato gioia ed emozione, si è mantenuta il tempo di sogno, ma avrà la durata di una volontà.

Sconfitte a processo, non potevano le autorità costituite accettare questo smacco da parte degli “Assolti all’assalto”, come recitava in un titolo il fogliaccio cittadino per una volta divertente. Murato e sigillato la mattina del 2 aprile con la prepotenza e l’arroganza di chi della memoria storica si fa bello in occasione di parate e celebrazioni, il laboratorio è tornato a vivere uscendo dall’oblio di un ricordo rimosso. Il comune di Bologna è guidato da un partito, il Pd, che si è svenduto tutto, idee ed etica, pur di arrivare al comando. Figuriamoci se non si sarebbe svenduto anche il risarcimento dato nel dopoguerra agli anarchici come forza che aveva combattuto il fascismo.

Il fascismo aveva chiuso due sedi, la democrazia ha chiuso il “Fuoriluogo” e due volte il “Paglietta”. Complimenti!

Il via libera per la lotta non lo concede un’assoluzione, come ha tuonato il procuratore della città, ma la tensione che spinge per una vita bella e appassionata, libera da sfruttatori, potenti e servi.

Anarchiche e anarchici del processo “Outlaw”

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[BO] gio 10 apr h.17.30: Italiani brava gente?

Italiani brava gente?

Italiani brava gente?

Doppia presentazione dei volumi
Giovedì 10 aprile 2014 ore 17.30
Bologna, Sala dell’Ex-Refettorio – Via S. Isaia 20

Filippo Focardi
Il cattivo tedesco e il bravo italiano.
Le rimozioni delle colpe della seconda guerra mondiale

Laterza 2013

Eric Gobetti
Alleati del nemico.
L’occupazione italiana in Jugoslavia (1941-1943)

Laterza 2013

Ne discutono gli autori, chiamati a presentarsi reciprocamente

Coordina
Toni Rovatti

Il denso studio di Filippo Focardi (ricercatore presso l’Università di Padova) affronta la genesi, l’evoluzione e gli effetti delle due pervicaci rappresentazioni contrapposte – il cattivo tedesco e il bravo italiano – che hanno segnato la memoria pubblica nazionale del secondo dopoguerra, permettendo all’Italia di esimersi da una riflessione sulle colpe e i crimini delle guerre fasciste. Tema cardine, invece, dell’articolata ricostruzione dell’occupazione in Jugoslavia proposta da Eric Gobetti (ricercatore indipendente), che pone l’accento sulle strategie militari di brutale repressione delle popolazioni civili e di audace strumentalizzazione dei contrasti politici interni, adottate dall’Italia fascista per imporre il proprio dominio sui Balcani tra il 1941 e il 1943.

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[BO] Un sabato antifascista

Quando una cosa riesce bene pare non faccia notizia. Ieri si è tenuta una giornata antifascista di quartiere prima in Piazza Santo Stefano e poi a Porta Santo Stefano, una bella festa antiautoritaria, antisessista e antirazzista, per ribadire che una parte di questa città non accetta le politiche di normalizzazione del Comune, né la propaganda d’odio dei gruppuscoli neofascisti, a cui Questura e amministrazione locale concedono immancabilmente spazi di agibilità politica. Vedi Zic.it.

Quello che pare faccia notizia è invece il presidio regionale di Forza Nuova di ieri. Quindici (15) neonazisti quasi tutti provenienti da fuori Bologna, protetti da uno schieramento ingente di forze dell’ordine (6 camionette, 2 jeep e più di 50 agenti), in un deserto surreale da guerra civile, rallegrato solo da scritte antifasciste fatte la notte prima, e con i residenti che li contestavano dalle finestre: uno ha esposto una maglietta rossa con il volte di Che Guevara; un altro, quando i neonazisti hanno finito di cantare «Fratelli d’Italia», ha urlato un sonoro «vaffanculo» e fatto partire da un paio di casse audio messe sul davanzale la canzone «Antifa 2.0» dei 99 Posse. Vedi Rcdc, Repubblica.

È un fatto che a Bologna i neofascisti non siano affatto benvoluti. E continuando ad autorizzare tutte le possibili provocazioni nere in una città che ha pagato un prezzo altissimo alla violenza neofascista, la Questura di Bologna mostra bene di che pasta è fatta.

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[BO] Riapre il CIE di Via Mattei?

«I CIE sono un inferno», hanno dichiarato a più riprese i parlamentari del PD, vent’anni dopo aver voluto la normativa razzista della legge Napolitano-Turco. Così per un attimo si è creduto che a Bologna il CIE di Via Mattei non sarebbe stato mai più riaperto.

Ma i politicanti al governo, sull’onda dell’emozione per le decine e decine di migliaia di morti nel Mediterraneo e per le malversazioni razziste nel centro di Lampedusa, hanno recitato solo la loro solita commediola ipocrita per far finta di non essere complici delle stragi e della violenza. Hanno persino fatto finta di abolire il reato di clandestinità.

Ma ora ecco che il Ministero dell’Interno ha stanziato i fondi per i lavori di riapertura del CIE di via Mattei.

Nella Magna Charta, che è al fondamento della civiltà europea, si legge «No free man shall be imprisoned» (Magna Charta, 39).

Contro il CIE è di nuovo necessaria una dura lotta di civiltà!

Vedi anche Una candelina non basterà a lavarvi la coscienza

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Capricci di Polizia

«Assolti perché il fatto non sussiste». Questa frase mette un punto a due storie di persecuzione e di angherie poliziesche tra le più vili degli ultimi anni.

Quella del presunto «danneggiamento» del «mausoleo» al criminale di guerra e gerarca fascista Rodolfo Graziani, che venne decorato con didascalie esplicative non solo condivisibili, ma anzi necessarie come «Chiamate eroe un assassino». Un monumento all’Infamia che andrebbe smantellato a colpi di piccone.

E quella della inesistente «associazione a delinquere» di 21 compagni anarchici che a Bologna nel 2011 si videro chiudere d’imperio il circolo di discussione «Fuori Luogo», per il quale fra l’altro avevano un regolare contratto d’affitto. Un fatto inedito e gravissimo: la chiusura di sedi di dibattito politico è stata una pratica propria del Fascismo…

Del resto, la Questura di Bologna che ha albergato o prodotto una banda di assassini come quelli della Uno Bianca, o una figura ambigua e canagliesca come quella di Giovanni Preziosa, non poteva fare di meno che dar vita a una montatura giudiziaria tra le più inconsistenti, intimidatorie e vendicative degli ultimi tempi.

Perché il Potere vuole sempre dimostrare che i suoi capricci sono la Legge. E ogni tanto non ci riesce.

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[BO] Campagna Chiudiamo CasaPound: altre iniziative

Da più di un mese, a Bologna ha preso avvio una serie di iniziative antifasciste e libertarie per chiudere ogni spazio sociale e mentale alla propaganda di CasaPound Bologna e di ogni gruppo xenofobo e fascistoide. Qui il calendario completo. Queste le prossime iniziative:

→ 5 aprile, Berneri-Atlantide-Làbas, Giornata ANTIFASCISTA di quartiere in piazza S. Stefano

→ 11 aprile Xm24 : “Antifascismo e Repressione” con Azione Antifascista Teramo. A seguire cena e concerti : LOS KITANOS (balcan)+ SPANNERS (Antifa Punk from UK)

→ 12 aprile in Murri : “Antifa Bike Punx” – passeggiata e volantinaggio in bici per le strade del quartiere

→ 16 aprile, Circolo Vizioso, via Nosadella 35/A, presentazione di «Millennial Fascism», con l’autrice Emma G.

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Con Atlantide che r-esiste

Oggi come un tempo, il problema dell’autoritarismo ha come due lati.

Da una parte vi è la violenza normativa dei gruppi fascisti e neofascisti, che è sempre un prodotto dei movimenti dell’estrema destra razzista, familista e totalitaria. Dall’altra vi è la fascistizzazione delle strutture dello Stato, che può essere promossa anche da formazioni politiche «conservatrici» o «di sinistra».

È una duplice spinta alla normalizzazione dei comportamenti e delle forme di esistenza che in questi anni non ha fatto che avanzare e devastare le nostre vite.

Per questo noi ci sentiamo al fianco di Atlantide che r-esiste e non permetteremo che le istituzioni e i poteri forti di questa città perseguano la loro opera distruttrice di desertificazione sociale.

Per tutti coloro che hanno a cuore Atlantide e le esperienze sociali di auotgestione ecco i primi appuntamenti a cui partecipare:

Sabato 5 aprile saremo col Berneri e Làbas in piazza Santo Stefano dalle 16 in poi per una giornata antifa di quartiere, durante la quale ribadiremo la nostra storia di spazio antifascista, antisessista e antirazzista, in tutte le sue declinazioni, in un quartiere che vede la placida presenza di una sede di CasaPound. A seguire apertura contemporanea di Atlantide e Circolo anarchico Berneri (con cena).

Lunedì 7 aprile alle 13 ci vediamo sotto Palazzo d’Accursio per respingere al mittente la lettera di sgombero che c’è giunta il primo aprile.

Venerdì 11 aprile, Atlantide si muoverà per restare dov’è. Appuntamento dalle 18 in piazza Re Enzo.

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[BO] sab 5 apr h.16: S. Stefano è antifascista!

Sabato 5 aprile 2014

ore 16:00 presidio in piazza S. Stefano – Bologna

a seguire aperitivo, cena popolare e musica a Porta S. Stefano

Noi resistiamo

L’iniziativa di sabato 5 aprile in piazza S. Stefano è una delle tante organizzate da Bologna Antifascista in questa primavera per ribadire che: «Non c’è spazio per i fascisti nella nostra città». Leggi tutto sul sito del Circolo anarchico Camillo Berneri.

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[BO] Presidio di Forza Nuova sui viali il 5 aprile

Certo è che le elezioni sono la più ingrata stagione dell’anno. Periodicamente, con la scusa di comizi e banchetti elettorali, nelle piazze ricompaiono, ben protetti dalle forze dell’ordine, i più sordidi integralisti cattolici, i nostalgici del Ventennio, gli xenofobi della Lega, gli istigatori dell’odio securitario o razzista al soldo dei poteri forti. C’è chi si sbraccia a mano tesa e c’è chi prova a darsi un tono, magari per passare da moderato e poi favorire sottobanco gli amici camerati.

Oggi sabato 5 aprile, oltre ai consueti banchetti xenofobi della Lega Nord, la Questura ha anche autorizzato un presidio dei neonazisti di Forza Nuova: come se questa città non avesse già pagato un presso altissimo alla violenza di estrema destra, dalla strage del 2 agosto fino ai questurini assassini della Uno Bianca.

Il gruppuscolo di Forza Nuova è riuscito persino a scrivere un comunicato:

Il Coordinamento Provinciale di Forza Nuova Bologna indice per sabato 5 aprile, dalle ore 15.00 in poi, nello spazio antistante la chiesa della Beata Vergine del Soccorso in Via Borgo San Pietro a Bologna, un PRESIDIO ANTI-DEGRADO. La città ridotta alla brutta copia di se stessa tra locali fracassoni, aggressioni, scippi, furti, stupri e criminalità extracomunitaria in costante ascesa, è sempre più prigioniera della politica scellerata e razzista della «giuntarella italiofoba» di merola e co.

Quanto a criminalità, forse costoro dovrebbero fare una chiacchierata con i loro camerati di Rimini che accoltellano le persone per strada…

Quanto a «sicurezza», ricordiamo che è una parola arrivata a Bologna con l’«Assessorato alla sicurezza» del poliziotto fascisteggiante Giovanni Preziosa, l’amico fraterno degli assassini della Uno Bianca che sparavano e uccidevano nei campi nomadi…

Ora e sempre resistenza!

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