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Notizie dalla Panzania

Ormai alla frutta, dopo aver rubato soldi e futuro a questo paese, la Lega Nord non sa più che cosa inventare. Alla Panzania e al dio Po non crede più nessuno, le ronde antirom sono state una comica, e così Magnes Bernardini ora fonda un «comitato antirazzista» per «difendere gli italiani da rom e sinti».

È la tecnica discorsiva della ritorsione tipica del nazifascismo: nei fatti, si aggredisce chi non è conforme alla «razza eletta»; ma, a parole, si dichiara di «difendersi» da un’aggressione.

A fare gli antirazzisti nazisti ci avevano già provato quelli di Forza Nuova. Trucchetti di politicanti neri, come Magnes.

Non che dall’altra parte vi sia una gran chiarezza su queste cose, tutt’altro. Ecco ad esempio il Comune di Pisa amministrato da Filippeschi (PD) che intitola una strada al fascista Giuseppe Niccolai.

Per l’Istituto Storico della Resistenza in Toscana si tratta di un fatto «assai grave» perché Niccolai è «persona e uomo politico che, con i fatti e con le parole, ha sempre manifestato e rivendicato il suo orientamento dichiaratamente fascista, prima e dopo la caduta del regime».

E intanto a Varese si è tenuto un raduno di neonazisti nel giorno del compleanno di Hitler. È andato in scena sabato 20 aprile alla Folla di Malnate dove gli organizzatori hanno affittato un capannone in disuso. Ufficialmente era una serata per festeggiare il ventennale di «Varese Skinheads», ma in realtà si è trattato di un raduno antisemita di circa 400 neonazisti provenienti da tutto il nord Italia. Insomma, dalla Panzania…

Solo una nuova lotta di liberazione potrà far rinascere la speranza di un mondo meno delirante, violento, iniquo, fascistoide: un mondo diverso, più giusto e più solidale.

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Fascisti, ma chi li vuole?

Mentre a Roma viene fuori – guarda caso! – che agenti della Questura di Roma hanno coperto un raid fascista in cui era presente il figlio del sindaco di Roma Gianni Alemanno (1, 2, 3, 4), il sindaco di Bologna Virginio Merola continua a non dir nulla sull’insediarsi in città dei neofascisti di CasaPound, e anzi è lui stesso che pare un nulla in fascia tricolore, sempre più allineato con gli esponenti del mondo reazionario e clericale, da Magnes alla Curia (sempre generosa…).

Riceviamo e condividiamo:

FASCISTI, MA CHI LI VUOLE?

«Biagetti è vittima di un raggiro». Questo si leggeva su un cartello affisso all’esterno del negozio di via Emilia Levante, dove un partecipato presidio, come un volantinaggio itinerante di quartiere a seguire, ha rimarcato la necessità e l’urgenza che CasaPound se ne vada dai locali di via Malvolta, di proprietà di una delle famiglie titolari della ditta. Sul cartello, e nelle parole che gli stessi titolari hanno scambiato con alcuni di noi, si dissociano «categoricamente dagli ideali ai quali si ispira» il gruppo di estrema destra e parlano della volontà di perseguire tutte le vie legali per chiudere il contratto di affitto.

Una volontà che, non possiamo che registrare, arriva solo a più di un anno dall’apertura della sede, e soprattutto dopo mesi in cui abitanti del quartiere e realtà antifasciste e dell’autogestione hanno costantemente messo in campo momenti di informazione, denuncia, volantinaggi, fino alla manifestazione di oltre mille persone dello scorso 24 novembre.

Restiamo in attesa di vedere quali esiti concreti produrrà (se ne produrrà) tale volontà, ma non per questo restiamo con le mani in mano: continueremo a opporci con tutti i mezzi che riterremo opportuni alla presenza dei neofascisti nel quartiere Murri, così come in tutta la città.

Ci pare peraltro inaccettabile che le istituzioni cittadine restino in un silenzio assordante, facciano sì che il quartiere venga militarizzato ogni volta che gli antifascisti scendono per strada, mantengano presidi fissi di polizia tanto davanti alla sede quanto davanti al negozio Biagetti.

Bologna Antifascista

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Appello per demolire o riconvertire il monumento a Graziani

Igiaba Scego, scrittrice nata in Italia da genitori somali, ha lanciato la campagna “#25aprile” su Change.org per chiedere al Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, di demolire o riconvertire il monumento costruito ad Affile (inaugurato il 12 agosto 2012), con i soldi della Regione Lazio, per commemorare il gerarca Rodolfo Graziani.

Rodolfo Graziani fu inserito nella lista dei criminali di guerra dalla United Nation War Crime a seguito dei crimini da lui perpetrati contro le popolazioni civili della Cirenaica e dell’Etiopia, tra i quali spicca la strage di diaconi di Debra Libanos e l’uso indiscriminato durante la guerra coloniale del ’36 di gas proibiti dalle convenzioni internazionali.

In questi ultimi giorni, i neo-parlamentari Kyenge, Ghizzoni e Beni hanno depositato un’interpellanza affinché il Governo si pronunci sul sacrario di Affile dedicato a Graziani.

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[BO] Mazzanti torna alle solite canzoni

Dopo la sua fallimentare ascesa in politica con «Fratelli d’Italia», il neofascista Massimiliano Mazzanti torna alle sue solite canzoni.

Venerdì 19 aprile 2013 alle ore 18.00, presso la libreria «IBS.it bookshop» di via Rizzoli 18 (tel: 051.6562578, mail: ibsbologna@ibs.it) l’irriducibile Mazzanti terrà l’ennesima presentazione del suo libro Uno Bianca

Una carriera tutta al nero: prima capo degli squadristi del FUAN, poi consigliere comunale di AN con Guazzaloca, in seguito aderente a «La Destra», infine responsabile culturale e candidato sindaco di CasaPound Bologna ai tempi in cui la guidava il picchiatore Alessandro Vigliani detto “Chopper” all’insegna del Mein Kampf di Hitler.

Noto alle cronache cittadine per i continui insulti alla Resistenza, per il tentativo di cancellare la parola «fascista» dalla lapide della strage del 2 agosto, per il suo impavido sodalizio con Giovanni Preziosa, di cui «Umanità Nova» ebbe a scrivere nel 1999, senza tema di smentite o di querele, «Giovanni Preziosa, ex picchiatore di compagni e manifestanti, ex amico di Roberto Savi [il capo della Uno Bianca]», Mazzanti ha scritto anni fa un libro sulla Uno bianca solo per negare che fossero fascisti e per difendere l’amico «dottor» Preziosa.

La tesi del libro è semplice. È quella già espressa a caldo da Fabio Savi: «Cosa c’è dietro la Uno bianca? Dietro la Uno bianca ci sono soltanto i fanali, il paraurti e la targa». Nessuna ideologia, nessun retroscena, nessun mandato informale dall’alto. Solo armi e soldi.

È la solita negazione tipica del nazifascismo. Il «fascista in doppio petto» nega il carattere politico della violenza del «fascista di strada» e così le permette di funzionare.

E non è un caso allora che, recentemente, Mazzanti abbia difeso i poliziotti che uccisero Federico Aldrovandi.

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[BO] Un socio Biagetti: “mia moglie raggirata da CasaPound”

«Mia moglie è proprietaria del locale in via Malvolta 16, ed è stata vittima di un raggiro: al momento della stipula del contratto chi firmava era una associazione di promozione sociale, denominata Sole e Acciaio, della quale non si aveva nessuna notizia della relazione con CasaPound». A scrivere a Zic è Gianni Rimondini, socio della Ditta Biagetti, che denuncia il «raggiro» effettuato da CasaPound.

Cercano di mimetizzarsi, fanno le vittime con giornalisti compiacenti, ma sono lupi che non perdono il vizio del raggiro, dello squadrismo, del razzismo e dell’apologia del Fascismo e del Nazismo.

Recentemente la filiale bolognese di CasaPound ha ospitato Andrea Lombardi che, parlando di Céline,  ha voluto precisare: «io sono nazista, non neofascista».

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[BO] Razzismo fra i vigili urbani

«Sono razzista e me ne vanto». Le gesta, ostentate su Facebook, di un agente della Polizia municipale di Bologna. Più dettagli su Zic.

Pare ci sia stata una gran levata si scudi, ma rigorosamente secondo la più classica dottrina della singola «mela marcia».

E la questione è sempre la stessa, come dichiara il capogruppo del Pd in Comune Francesco Critelli: «il comportamento scellerato di questo singolo rischia di ingenerare nella popolazione un giudizio complessivo che invece noi dobbiamo sforzarci di evitare». Si tratta insomma del solito invito all’ipocrisia: «fai pure, ma che non si sappia». Vedi ancora Zic.

Resta il fatto che dal 2001 in poi, da Carlo Giuliani in poi, le «forze dell’ordine» hanno ricevuto un’implicita «licenza di uccidere» e una tacita «licenza di torturare», tanto che un sindacato di polizia come il COISP può solidarizzare con gli assassini di Aldrovandi…

E resta pure il fatto che, per quel poco di verità che è emerso in alcuni casi, molte ombre permangono su tante «violenze di Stato» e su tanti «omicidi di Stato». Basti il nome di Marcello Lonzi, morto in carcere con 8 costole rotte e 2 buchi in testa per… un infarto.

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[Romagna] 12-21 aprile: Ri-conosci il fascismo, continua a r-esistere

Mentre a Piacenza centinaia di persone hanno protestato contro l’uso del provvedimento fascista del «foglio di via» e a Bologna la persecuzione legale contro chi contesta prosegue la tradizione fascistoide delle forze dell’ordine locali, in Romagna si sta preparando una grande iniziativa antifascista in più giorni e luoghi per ribadire l’importanza della Resistenza all’oppressione e all’autoritarismo.

RI-CONOSCI IL FASCISMO
CONTINUA A R-ESISTERE
10 giorni per ribadire l’importanza
della Resistenza a vecchi e nuovi fascismi.

Oggi più che mai è di fondamentale urgenza collettiva non soltanto recuperare e mantenere vivo quel percorso di memoria storica che attraverso decenni di resistenza ha opposto lotte ed anticorpi ai peggiori rigurgiti nazifascisti.

Ri-conoscere il fascismo significa ri-conoscerne, nel quotidiano, dinamiche e ritraduzioni, strategie e connessioni (in ogni condizione, contesto e territorio). Non a caso la storia ripete i suoi copioni. E proprio in periodi di “crisi economica” il terreno diventa nuovamente fertile per tutti quei processi di imbarbarimento e fascistizzazione socio-culturale.

Processi e dispositivi elaborati ad hoc: razzismi e politiche dell’esclusione, nazionalismi in nome di “purezze” identitarie, criminalizzazione di ogni forma di dissenso, isolamento dell’individuo e costruzione mediatica di capri espiatori verso cui convogliare l’insoddisfazione di masse ridotte a “sacrifici, lacrime e sangue”. Cupe strategie finalizzate a conservare tutti quei privilegi politici ed economici di un potere autoritario e capitalista sempre più organico a banche e finanza mondiali.

Ri-conoscere i fascismi, oggi, significa per noi riappropriarsi di tutti quei momenti e di tutti quegli spazi di solidarietà collettiva nei quali confrontare/discutere priorità e necessità trasversali e ri-costruire pratiche e soluzioni dal basso. Perché ogni forma di dominio sull’esistente possa definitivamente scomparire.

Da qui la necessità di organizzare, attraverso la rete “Romagna mia”, una 10 giorni di confronto e dibattito sui temi del fascismo e dell’antifascismo, sotto diverse angolazioni e plurime modalità, al fine di trovarsi più preparati e forti nella lotta.

Vedi il programma dettagliato dal 12 al 21 aprile su informa-azione.

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[BO] sab 13 apr h15: Biagetti affitta ai fascisti? Boicotta Biagetti!

Riceviamo e condividiamo:

Biagetti affitta ai fascisti? Boicotta Biagetti!

Sabato 13 aprile ore 15
presidio informativo davanti a Biagetti,
via Emilia Levante 94

Da quando ha aperto la sede di Casa Pound in via Malvolta ci sono state numerose iniziative contro la provocatoria presenza di fascisti organizzati nel quartiere Murri.

Vogliamo ricordare a tutti che costoro sono squadristi della peggior specie, che fanno della violenza squadrista contro chi giudicano diverso da loro la caratteristica del proprio agire. Nel dicembre 2011, a Firenze un militante di CasaPound uccideva due lavoratori del mercato multietnico e ne feriva gravemente altri tre solo per odio razziale. Nel corso del 2012, a Napoli, CasaPound è stata protagonista di aggressioni, pestaggi e attentati, con l’appoggio e la copertura della destra istituzionale mentre nelle loro sedi i ragazzini vengono indottrinati con il Mein Kampf di Hitler. A Bologna lo scorso 14 dicembre alcuni militanti trentenni di CasaPound hanno fermato e minacciato un liceale quindicenne e hanno imbrattato i muri limitrofi alla scuola E. Fermi con scritte intimidatorie.

La Bologna antifascista non può tollerare la loro presenza in città. Ecco perché lo scorso autunno più di 1500 persone hanno manifestato per tutto un pomeriggio nelle vie del quartiere, ecco perché ci sono state negli ultimi mesi iniziative spontanee di controinformazione e contestazione da parte di compagni e abitanti del quartiere.

Ora, è notizia certa che il proprietario dei locali affittati a CasaPound in via Malvolta è tale Biagetti, che possiede numerose proprietà tra cui un negozio di abiti e calzature di lusso in via Emilia Levante. Come ulteriore forma di pressione per far sì che i fascisti di CasaPound levino le tende dal quartiere Murri e dalla città, ci vediamo sabato 13 aprile ore 15 davanti a Biagetti in via Emilia Levante 94 per un presidio informativo.

Bologna antifascista

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La Patria, «un posto organizzato»?

Mentre chi può ha cominciato ad andarsene dall’Ungheria xenofoba e autoritaria di Viktor Orbàn (circa mezzo milione di ungheresi), in Italia la cultura autoritaria fa continui passi avanti senza far troppo rumore.

Ecco le bandiere della X Mas e della Repubblica Sociale Italiana sventolate per chiedere che «i Marò vengano giudicati in patria», e una manifestante che dichiara: «Oggi Mussolini sarebbe un modello. Le leggi razziali? In Italia furono all’acqua di rose».

Poi c’è la professoressa di un liceo di Roma che dice alla studentessa ebrea: «Se fossi stata ad Auschwitz, saresti stata attenta». La docente cerca di giustificarsi e spiega la sua affermazione in modo esemplare: «Ho detto quella frase per indicare un posto organizzato».

Poi c’è l’ultranazionalista Marine Le Pen che elogia il M5S e solidarizza con Grillo e «vuole incontrarlo»… E Grillo, in questo caso, non se la prende con la vecchia politica visto che la Le Pen ha addirittura ereditato dal padre la poltrona…

Al riguardo ha senza dubbio ragione C.M. quando scrive sul mensile anarchico «Invece» del marzo 2013 (qui, terzo articolo in fondo):

«A ben vedere, perché la retorica della legalità è riuscita a far così tanto breccia? Perché “siamo un Paese” (Sinistra), perché “siamo una Nazione” (Destra). I vari candidati promettono di difendere “gli interessi di tutti”. La menzogna è già nella promessa. E chi pensa di sfuggirvi, parla di nazionalizzazione della banche oppure di un Stato (istituzione borghese per eccellenza) piegato ad un utilizzo operaio. Insomma, se il carabiniere non ti aiuta oggi, potrebbe aiutarti domani. La tragedia del proletariato italiano, per richiamare Etchebehere, consiste nel pensare che esista o possa esistere una “comunità di interesse” chiamata Nazione. Se non si spezza questa “nazionalizzazione delle masse” attraverso l’affermazione di interessi e valori dichiaratamente di parte, non c’è limite al peggio. L’appello costante del nazionalismo (come si intitola il bel libro di Fredy Perlman) non può che rafforzarsi in tempi di “crisi”, perché le soluzioni nazionaliste suonano più semplici e lineari di quelle rivoluzionarie. Ancora più degli aspetti organizzativi e programmatici, è il discorso dei grilli parlanti a suonare reazionario e sinistro. Sarebbe facile prendere gli episodi più macroscopici dell’ambiguità grillina: il dialogo con CasaPound, il comunicato contro i rumeni che violano “i sacri confini della Patria” oppure la parte di uno spettacolo in cui il comico consigliava alle forze dell’ordine di dare una ripassata in caserma o in questura ai “marocchini che rompono i coglioni” invece di farsi filmare “come dei coglioni” mentre li pestano per strada. Se rileggiamo Cultura di destra di Furio Jesi, basterebbe la parola “Nazione” (con la maiuscola) a mettere in guardia dal discorso di Grillo. I militanti e consiglieri 5 Stelle in Valsusa hanno appoggiato il movimento NO TAV (ci ricordiamo anche bene la bordata di fischi che si è preso il loro esponente più noto quando disse, la sera stessa di una violenta carica della polizia, che “il nemico non erano le forze dell’ordine”). A Treviso si sono fatti conoscere per la virulenza con cui pretendevano la chiusura dei campi Rom. Non si tratta di “spiacevoli contraddizioni”. Chiunque si presenti come baluardo di legalità e come alternativa alla lotta di classe; chiunque voglia mobilitare una generica e fantasmagorica “società civile” contro la Casta; chiunque pretenda un capitalismo basato sul merito e non… sui capitali, non può fare a meno di raccogliere i vari interessi e i vari umori che circolano nella “comunità nazionale”. E non può fare a meno di presentare il Nemico come esterno alla “comunità”: la perfida Finanza contrapposta alla sana economia reale, la Francia e la Germania le cui banche hanno imposto la truffa del debito, il politico corrotto che si appropria dei “beni comuni” o gli sleali Cinesi (categoria che mette nello stesso sacco i burocrati celesti, le multinazionali occidentali presenti nel Paese “socialista di mercato”, i milioni di schiavi salariati delle Zone economiche speciali o di internati nei campi di lavoro). L’impianto nazionalista resta talvolta sullo sfondo di fronte alle varie questioni immediate (il TAV, l’acqua, i pesticidi, gli inceneritori ecc.), ma esiste. I ceti medi vedono in Grillo una prospettiva di potere, la possibilità di realizzare il sogno promesso dal Drive In capitalista. Tanti proletari una sorta di piede di porco per scardinare il sistema dei partiti e… poi si vedrà. Il movimento 5 Stelle non si è ancora dato una precisa struttura organizzativa, ma dovrà farlo. “Salvare la Nazione” e “uscire dal buio” senza mettere in discussione i rapporti capitalisti sono opzioni possibili “solo con il consenso e sotto il controllo della classe dirigente” (Simone Weil). E il discorso nazionalista, stanti gli attuali rapporti di forza tra le classi, si radicalizzerà. Grillo mette assieme in modo scaltro diversi elementi emersi con il movimento di Seattle nel 1999, le rivendicazioni dei lavoratori del “cognitariato” e la declinazione nazionale della tematica dei beni comuni. “Mandiamoli a casa tutti!” è la parodia del “Che se ne vadano tutti!” argentino, perché il mandarli a casa grillino coincide di fatto con il sostituirsi ad essi, non con la rivendicazione sociale di una radicale autonomia e alterità. Che Grillo abbia utilizzato in rete una notorietà capitalizzata attraverso la televisione di Antonio Ricci e Pippo Baudo; che sia proprietario legale del simbolo di un movimento che a lui si rivolge come al Garante ecc. sono tutti aspetti veri. Ma il problema va visto soprattutto dall’altro lato: da quello di una folla di solitari che ai suoi comizi si sente “comunità”. Lì sta la disfatta del proletariato».

È un fatto che l’estrema destra stia rapidamente modificando le proprie architetture politiche di superficie. «La Destra» di Storace è scomparsa, la Lega Nord è quasi scomparsa, i finti creativi di CasaPound sono ormai entrati in una crisi irreversibile. Ma le correnti autoritarie, nazionaliste, classiste, antiproletarie, razziste, antisemite, sessiste, omofobe, fascistoidi, neofasciste o neonaziste sono continuamente rafforzate dalla crisi e dal bisogno di nuovi capri espiatori per consolidare l’unità dissestata della «Patria».

Già nel novembre del 1956, Daniel Guérin scriveva nella prefazione a Fascismo e gran capitale: «Non bisogna dunque lasciarsi ipnotizzare dal pericolo di un ritorno offensivo del fascismo “puro”: la controrivoluzione potrebbe riapparire in altre forme».

Oggi l’antifascismo è lotta rivoluzionaria e internazionalista, e la lotta rivoluzionaria non può essere che antifascista!

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[BO] sab 6 apr: conferenza su Céline promossa da CasaPound Bologna

Dopo aver dichiarato guerra all’India purtroppo i militi felsinei di CasaPound non sono ancora partiti per i mari del Kerala, ma continuano a grattarsi i loro pruriti antisemiti e razzisti chiusi nella loro comoda sede di via Malvolta.

Così, sabato 6 aprile alle 17.00 ospiteranno il solito Andrea Lombardi per il consueto panegirico di «Bagatelle per un massacro» di Louis-Ferdinand Céline.

Certo, Céline è un «grande scrittore», ma la morale che i neonazisti come Andrea Lombardi ne ricavano è sempre la stessa: un ammiccamento storicizzato – ma in fondo complice e sorridente – all’antisemitismo, e un’apologia del Nazionalismo più retrivo e autoritario come forma presunta di anticapitalismo.

Ecco l’Andrea Lombardi pensiero:

«Per Céline la gioventù si era come rammollita e pensava più ai suoi diritti che non ai doveri che ha verso la Nazione. Una bestia nera di Céline era la Rivoluzione francese, quella che dà tutti i diritti e nessun dovere».

«Non c’è suono più struggente di quello della fanteria che marcia, spossata. L’uomo è un animale da fanteria».

Che pena, eh? Sempre le stesse cose. Sempre la solita cultura omicida fondata sul vuoto. Non passeranno. Né ora né mai.

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