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La normalizzazione delle bufale

A Bologna un centinaio di presunti «volontari» guidati dal sindaco Virginio Merola si sono messi a «ripulire» i muri, imitando il sabato milanese.

Intanto, proprio a Milano i «volontari» devastano opere d’arte e, per di più, insultano chi protesta. Ecco un video della devastazione.

Ma la manipolazione dei media non si ferma davanti a nulla. Inventano ormai di continuo notizie razziste per la gioia di Salvini & C.

L’ultima è quella del bambino senegalese che avrebbe aggredito una bambina che portava un crocifisso. Ma era solo perché da giorni veniva picchiato dalla caritatevole bambina.

A Bologna, poi, ci sono le costose bufale di T-per, fatte apposta perché la gente si senta sempre sotto la lente di poteri oscuri e implacabili: multe per aver pagato il biglietto del bus, multe per esser saliti sul bus dalla porta sbagliata, multe a persone che non c’erano, multe da 45 mila euro per aver tardato a «obliterare»…

A Roma una consigliera di centrodestra imbrattava le panchine, spargeva siringhe e poi denunciava il degrado

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[Gorizia] sab 23 mag h.15: manifestazione antifascista


Riceviamo e condividiamo:

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Sabato 23 maggio i fascisti di CasaPound saranno in corteo nazionale (!) a Gorizia con lo slogan «risorgi combatti vinci» per ricordare in modo orrido il centenario dell’entrata in guerra dell’Italia.

Le antifasciste e gli antifascisti rispondono con la mobilitazione di una manifestazione promossa dall’Osservatorio Regionale Antifascista del Friuli Venezia Giulia

e dunque

SABATO 23 MAGGIO 2015
MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA a GORIZIA
con concentramento in Piazzale della Stazione Ferroviaria
alle ORE 15.00

Partecipiamo in tante e tanti

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Comune, questura, fascisti: ecco la Bologna che fa rima con vergogna!

Sul percorso, breve e appartato, avevano asportato tutti i cassonetti e le fioriere. Nei giorni precedenti leghisti, neofascisti e polizia avevano battuto la Bolognina per fomentare paura e razzismo. Qui una barista piena di pregiudizi dichiara: «mi hanno detto che è meglio che chiudo perché sennò mi sfasciano le vetrate»…

Invece, nonostante la pioggia, il corteo ha lasciato dietro di sé soltanto una scia di suoni e di musica. Chitarre, violini, canti, slogan antirazzisti hanno animato ieri il corteo di Sinti e Rom che ha percorso le vie della Bolognina fino a piazza XX Settembre. C’era la comunità sinta e uno spezzone di rom, ma anche tanti attivisti di collettivi e spazi sociali cittadini e alcuni migranti di varia provenienza.

Peraltro al corteo non è stato permesso nemmeno di entrare in centro. Con una decisione razzista e faziosa, la Questura di Bologna ha impedito che la manifestazione di Sinti e Rom arrivasse fino a Piazza Maggiore, fissando un’informale «linea rossa» all’altezza dell’Arena del Sole per impedire sconfinamenti nel salotto turistico dei T-Days, dove piena agibilità è stata lasciata solo alla destra e ai neofascisti.

Nel parcheggio di largo Caduti del lavoro una decina di militanti di Forza Nuova erano protetti da 9 camionette della polizia. Alcuni residenti hanno esposto dalle finestre lo striscione «Fascisti fuori dall’Italia» e i neofascisti hanno reagito con urla e insulti.

Per ulteriore sfregio, la Questura ha concesso Piazza Nettuno ai criptofascisti di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, consentendo all’ultradestra un presidio proprio davanti al sacrario partigiano di Bologna dove furono fucilati tanti antifascisti. Ma i venti militanti di Fratelli d’Italia hanno preferito non presentarsi e restar chiusi nella loro sede di via San Felice 133/A.

Una trentina di persone erano invece in Piazza Galvani al seguito dei criptofascisti Galeazzo «Scontrino» Bignami e Marco Lisei con lo slogan ridicolo «Non lasciamo Bologna ai rom!». Peccato che a Bologna i rom concentrati nei campi siano 224…

Intanto, mentre le destre cercavano di raccattar voti, il sindaco Virginio Merola non si lasciava scavalcare a destra da leghisti e neofascisti:

«A Bologna la situazione dei campi nomadi è sotto controllo e chi non paga viene allontanato. Ci sono campi abusivi che vengono demoliti con le ruspe periodicamente».

E il giorno prima, infatti, il sindaco aveva fatto abbattere un insediamento abusivo di rom sotto il ponte dell’asse attrezzato Bologna-Vignola.

In effetti le ruspe invocate da Matteo Salvini e dalla Lega Nord vengono quotidianamente usate dai sindaci del Partito Democratico per radere al suolo i campi rom, favorendo solo persecuzione, violenza, razzismo, malversazioni, illeciti, abusi d’ufficio, esclusione sociale. E basti l’esempio paradigmatico del campo di Quaracchi.

È il Partito Democratico che, in Emilia-Romagna, ha fatto approvare una norma da «strapaese» fascista per cui non si può far domanda di accesso alle case popolari se non si ha la residenza sul territorio regionale da almeno 3 anni.

È il Partito Democratico che, in Emilia-Romagna, si appresta a congegnare la truffa delle «microaree» per i rom con uno stanziamento di oltre un milione di euro.

Forse si tratta solo di un gioco delle parti. Mentre le questure spadroneggiano e l’ultradestra e i leghisti fanno il loro odioso polverone sui media e nelle piazze d’Italia, il Partito Democratico invece produce concretamente normalizzazione, razzismo e gerarchizzazione sociale.

In questi giorni le istituzioni bolognesi hanno mostrato tutto il loro razzismo e tutta la loro debolezza non riuscendo nemmeno a tollerare che un corteo di zigani entrasse nel centro storico a rallegrare la triste macchina turistica promossa dal Partito Democratico.

Vale anche per Bologna nel 2015 quanto scriveva trent’anni fa il poeta Giorgio Caproni:

«La società in cui viviamo minaccia con sempre maggior pesantezza i più elementari diritti del singolo: minaccia la distruzione totale del privato (della persona), per ridurre gli individui a una somma di “consumatori”, ai quali si vorrebbero imporre “bisogni” artificialmente creati per alimentare una macchina economica che trae a sé tutto il profitto».

Non saranno sgomberi, «divieti di dimora» o altri provvedimenti fascistoidi a fermare la lotta per la libertà, la diversità e la fratellanza!

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Salvini «capitano» dei neofascisti

A Roma Matteo Salvini è stato acclamato come «Capitano» dai neofascisti di CasaPound. Ha preferito però non effettuare il previsto giro per la Garbatella e Primavalle, ma chiudersi in un teatro per una sorta di talk show con i suoi camerati. Pochi «Duce!», pochi simboli neri, per far finta di essere una «destra normale» e raccattar voti. Fuori una decina di camionette della polizia.

Qualche voto effettivamente lo raccattano a Bolzano, dove la lista legata a CasaPound prende il 6,8% (2.953 voti, di cui per il sindaco 594).

Da anni la truppa gggiovanile di CasaPound si propone sul mercato della politica come «minoranza squadrista» per conto terzi, cercando di ottenere in cambio finanziamenti, spazi, case, mutui, favori, visibilità, e insomma che si paghi il conto per l’usura delle loro mazze tricolori.

Non per questo riescono a impedire che Matteo Salvini venga ovunque contestato. Salvini crede di farsi pubblicità a suon di provocazioni, ma tanta gente ormai è stufa di razzismo e chiacchiere. E lo si è visto a Lecce, a Foggia, a Villabate, a Marsala.

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Nessuna «collaborazione civica» con affarismo, fascismo e razzismo

– Che cos’è questo cambio di passo sulla sicurezza?
– Ehh… beh, corrisponde a quello della collaborazione civica…

Intervista di Giusi Marcante al sindaco Virginio Merola

Basta cambiare le parole per mutare magicamente anche le cose? Basta dire «collaborazione civica» al posto di «sicurezza» per riuscire a camuffare la violenza sotterranea di un progetto neocorporativo di governance cittadina che ha dietro imprenditori, soldi, affari, poteri forti?

È sotto gli occhi di tutti il fatto che Bologna sia oggi una città sempre più spenta e avvilita, soffocata dalla corruzione e dalle clientele, con una magistratura servile e collusa con il potere, un’amministrazione priva di idee e di ideali, un’università oziosa e affarista, un ceto imprenditoriale che spesso vive di ricatti ai lavoratori, di elusione fiscale e forse anche di peggio…

Parlano di «degrado», ma il degrado è anzitutto quello delle istituzioni. È il degrado di un’amministrazione che collabora con governi dittatoriali come quello dell’Eritrea. È il degrado di chi ha battuto per anni sul tema della «sicurezza» all’unisono con la destra. È quello dei vigili razzisti, di chi ammanetta la gente alle fermate del bus, del livore contro poveri, emarginati e immigrati. È questa la «microcriminalità» che ogni giorno ci ruba futuro, libertà, dignità.

È il degrado di una Questura razzista che non ha permesso che la manifestazione dei rom e dei sinti del 16 maggio arrivasse fino a Piazza Maggiore, lasciandola fuori dal centro storico e fissando un’informale «linea rossa» all’altezza dell’Arena del Sole.

È il degrado di una Questura che ha autorizzato l’ennesima provocazione dei tre guitti di Forza Nuova. Non importa se li imbucano sempre nello stesso angolino fuori vista. È un fatto evidente che il comunicato di Forza Nuova costituisce una diffamazione aggravata dalla finalità di odio razziale ed etnico. Non ci vuole molto a capirlo, basta leggerlo.

Sabato 16 maggio dalle ore 12 in Largo Caduti del lavoro Forza Nuova parteciperà alla giornata dell’Orgoglio Italiano contro la vergognosa e provocatoria parata rom, concessa da una questura che, evidentemente, non solo si piega a 90 gradi «di schiena» ai centri sociali o garantisce in anticipo gli espropri ai privati per ospitare i profughi, ma addirittura autorizza un corteo per un fantomatico orgoglio rom che tutti i bolognesi e tutti gli Italiani conoscono come orgoglio di rubare, sfruttare e non lavorare.

Non solo: perché tutto vada secondo diktat sbirresco, la stessa questura salva-antagonisti e tutela-immigrati, per tutta la giornata del 16 maggio, ha vietato a tutti i partiti politici la consueta e tranquilla attività di propaganda sotto forma di banchetti e volantinaggi; una sorta di «par condicio» repressiva da parte di chi dovrebbe tutelare l’ordine pubblico e i cittadini, e invece regala agibilità al cosiddetto «popolo rom» che fa dell’illegalità la propria tradizione, cultura e stile di vita.

Il classico velo pietoso va poi steso sulla scandalosa amministrazione comunale bolognese che, dopo aver permesso a centri sociali e immigrati di devastare la nostra città con manifestazioni inutili e dannose, ha deciso di ospitare questa clamorosa giornata dell’orgoglio rom.

I Bolognesi hanno già sopportato abbastanza.

L’Orgoglio Italiano, fin troppo calpestato dall’inettitudine dell’amministrazione comunale, dalla prepotenza straniera e dalla devastazione antagonista, si concentrerà in Largo Caduti del lavoro per mostrare, pacificamente e a tutta la città, che esistono ancora Italiani che non si arrendono.

STEFANO COLATO
UFFICIO STAMPA FORZA NUOVA BOLOGNA
tel 3937166423
e-mail: fnbologna.stampa@libero.it

Permettendo e tutelando un siffatto presidio Questura e Comune si rendono complici di un comportamento che secondo la Costituzione, su cui loro hanno giurato, dovrebbe essere un reato. Anzi, di recente una casa editrice ha dovuto ritirare un libro dal mercato e pagare un bel risarcimento per molto molto meno.

Ma qui siamo a Bologna e la nuova «collaborazione civica» include pure il Ku Klux Klan della destra bolognese

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La Ruspa bipartisan

Che la classe politica stia convergendo nel Partito Unico della Nazione è un fatto sotto gli occhi di tutti.

C’è il neofascista Adriano Tilgher, già inquisito per le stragi del treno Italicus e della stazione di Bologna, che attualmente sostiene il candidato del PD Vincenzo De Luca in nome di una «magnifica contaminazione»…

C’è la Lega Nord che continua pervicacemente a dichiararsi «antifascista», ma tiene sul proprio libro paga i mazzieri neofascisti di CasaPound schierati anche a Foggia a difesa del gerarca padano…

C’è l’ex leghista nero Manes Bernardini che ora sostiene un candidato renziano del PD a sindaco di Bologna…

Ormai il trasformismo bipartisan è una strategia di sopravvivenza di una classe politica che sa solo rubare ai poveri per dare ai ricchi.

Ma al di sotto del circo variopinto e folkloristico del Partito Unico della Nazione vi è tuttavia la Violenza Unnica dello Stato ovvero la Politica della Ruspa.

Inventata da Sergio Cofferati, la spettacolarizzazione della Ruspa oggi piace a tutti, dal PD fino alla Lega Nord che, per distinguersi, vi aggiunge sempre un po’ di toni incendiari.

Perché mentre tutto ormai assomiglia a tutto, e non è certo facile distinguere il razzismo del PD da quello di Forza Italia o della Lega Nord, il grande problema dei politicanti è quello di distinguersi pur dicendo sempre la stessa cosa.

Nella foto la leghista Lucia Borgonzoni, commissario provinciale della Lega Nord a Bologna, con la nuova linea di magliette preparata per la manifestazione dei rom e dei sinti del 16 maggio.

Quelli delle

Pôver al mi passarot! Questa città ha sopportato ben altre provocazioni e saprà certo respingere con calma e pazienza anche i farfugliamenti di chi fomenta l’odio sociale solo per raccattare un pugno di voti in più.

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Ecco il Ku Klux Klan alla bolognese

Quando la sua cultura da Ku Klux Klan viene messa in discussione, la destra bolognese diventa subito idrofoba. E lo si è visto ancora una volta nel caso della manifestazione antirazzista del 16 maggio con una serie di reazioni concitate e sdegnose. Continued…

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[BO] dom 10 mag h.21: assemblea cittadina per la manifestazione nazionale dei Rom e dei Sinti @Xm24

Oggi, dall’Ungheria all’Italia, in tutt’Europa vediamo crescere l’odio per gli «zingari».

Dai pogrom neonazisti contro i rom alle intimidazioni della Lega Nord contro i campi nomadi, l’estrema destra europea ha cercato in questi anni di propagandare la propria ideologia razzista prendendosela in particolare con le comunità rom e sinti, una cultura tra le più antiche e originali d’Europa, una minoranza discriminata e perseguitata da secoli, che ha pagato sempre a caro prezzo le politiche nazionaliste e razziste dell’Europa moderna.

La storia dei sinti e dei rom è stata sempre una storia di discriminazione. In Europa già tra il XVII e il XVIII secolo si cercava di assorbire il problema del nomadismo sottraendo i bambini agli accampamenti «diseducativi» per affidarli ai contadini e al «sano» lavoro dei campi. Per ben tre secoli decreti e leggi furono emanati per sottrarre rom e sinti al nomadismo e cancellarne cultura ed identità.

Nel 1934 il Ministero degli Interni tedesco cominciò a finanziare i «Centri di igiene razziale» che per prima cosa affrontarono la «questione zingara» e di lì a pochi anni circa mezzo milione di rom e di sinti finirono la loro esistenza nei campi di sterminio.

Non è un caso che, vent’anni fa, i poliziotti assassini della Uno Bianca andassero a sparare nei campi nomadi di Santa Caterina e di via Gobetti uccidendo e ferendo persone ignare e indifese.

Non è un caso che nel 2008 il ministro leghista Maroni abbia programmato di prendere le impronte digitali a tutti i bambini rom «per il loro bene», in modo che, se trovati a chiedere l’elemosina, potessero essere tolti ai genitori e affidati ai servizi sociali.

Non è un caso che le istigazioni all’odio di esponenti della Lega Nord e di Forza Italia trovino sempre riscontro in «anonime» aggressioni squadriste ai campi nomadi: di recente a Padova, a Vicenza, a Napoli, in Umbria sono state lanciate nella notte, mentre tutti dormono, bombe molotov contro le roulotte in sosta con l’intento di uccidere o di spaventare.

E non sono soltanto i partiti della destra neofascista e populista, ma talora anche forze cosiddette «moderate» ad educare il loro elettorato al razzismo attraverso l’intimidazione e la violenza contro rom e sinti.

Per sviare l’attenzione dallo sfruttamento, dalla corruzione, dalla miseria, tutto il mondo della politica cerca di additare presunti piccoli ladruncoli: i «fannulloni», la «microcriminalità», gli «immigrati», gli «zingari»…

Per contrastare la violenta campagna d’odio antizigano promossa in Italia dalla destra leghista e neofascista, il 16 maggio i rom e i sinti terranno a Bologna una manifestazione nazionale di protesta e di resistenza contro il razzismo. E il 16 maggio non è una data scelta a caso: in quel giorno infatti nel lager di Auschwitz-Birkenau gli internati sinti e rom si ribellarono ai nazisti.

Siamo sicuri che la destra bolognese cercherà di compiere le sue solite miserabili provocazioni. Per noi quella manifestazione è un momento importante di solidarietà e di antirazzismo, e invitiamo tutti e tutte a parteciparvi, a promuovere la partecipazione al corteo e a non tener conto, in quel giorno, delle provocazioni di neofascisti, leghisti e criptofascisti in doppio petto.

Facciamo di quel giorno una favolosa festa di libertà e fratellanza!

Invitiamo tutte e tutti a intervenire all’assemblea cittadina che si terrà domenica 10 maggio alle ore 21 presso Xm 24, Via Aristotile Fioravanti, 24.

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Un sabato di regime

A Milano il PD organizza un sabato di lavoro patriottico e gratuito raccogliendo «volontari» per ripulire i «danni» della mobilitazione No Expo. E i media subito ne fanno la notizia del giorno, anzi uno spot ipocrita per Expo.

Fatte le debite proporzioni, sembra quasi un remake del «sabato fascista», durante il quale la gente lavorava gratis o faceva esercizi ginnici per la Patria e per le foto sui giornali di regime.

Del resto nel 1920, per far fallire lo sciopero dei netturbini, i fascisti si misero a spazzare e pulire le strade al loro posto, da Roma a Milano, ottenendo il plauso della buona borghesia spaventata dalle proteste e dalla crisi economica.

Oggi, in modo diverso ma non meno decisivo, siamo di nuovo in quel passaggio rischioso tra rivolta e controrivoluzione. E occorre trovare la via dell’insurrezione civile, della festa e della solidarietà.

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[MI] Con la resistenza (quella vera!) nel cuore

Riceviamo e condividiamo (da qui):

Sfidare ancor di più la modernità capitalista (e neoliberista). Al fianco di RadioCane e della Mandragola!

Alla vigilia della gran bottega dell’Expo – vetrina delle menzogne delle multinazionali e degli stati che affamano e sterminano le popolazioni e devastano il pianeta in nome del profitto – a Milano si moltiplicano le operazioni repressive. Operazioni sapientemente precedute da giorni di una campagna propagandistica su giornali e televisioni che punta a presentare come pericolosa e criminale qualsiasi forma di dissenso dal traballante carrozzone di expo.

Dopo il Giambellino, oggi è stato il turno della zona nord: la sede di RadioCane, l’associazione La Mandragola e due case occupate nel quartiere sono state oggetto di perquisizioni, fermi, denunce e un arresto.

Inutile dire che l’accusa è sempre la solita: resistenza.

Una resistenza che non è solo allo strapotere dei pubblici ufficiali ma anche – e soprattutto – alla logica normalizzante che ci vorrebbe tutte/i prone/i di fronte al dio-capitale. Ed ecco che una radio che da anni va contro il rincoglionimento di massa, proponendo testimonianze internazionali sui conflitti sociali in atto, deve essere messa a tacere.

D’altronde sappiamo bene che la tanto sbandierata libertà d’espressione non è altro che un modo per manipolare il concetto di libertà e farne un fantoccio ad uso e consumo dei poteri dominanti.

Siamo al fianco di RadioCane e del suo importante e sensibile lavoro di informazione, della Mandragola e degli abitanti delle case occupate del quartiere, così come siamo al fianco del Rojava ed alla sua sperimentazione di una comunità altra.

Non intendiamo farci sottrarre nessuno spazio di critica né di pratica. Non ci faremo mai sottomettere!

Con la resistenza (quella vera!) nel cuore

Le compagne di dakobaneanoi

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