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Partito della Nazione o stato di polizia?

Continua la mutazione del PD. In una regione «rossa» come le Marche era in lista l’ex sindaco di Fermo, Saturnino Di Ruscio (ex An, poi berlusconiano, tosiano e infine approdato all’Udc). Nel 70esimo della Liberazione ha condiviso su Facebook il post di stampo fascista «Io non festeggio» con annesse contumelie contro «sciacalli e traditori della Patria».

Dinanzi alla cattiva pubblicità lo hanno messo da parte, ma quando lo avevano accolto nelle liste del centrosinistra non ignoravano certo che fosse un fascista…

Che vi sia una convergenza crescente di tutta la politica istituzionale all’ombra di un univoco «stato di polizia» lo mostra anche, per restare alle Marche, la candidatura nel centrodestra del governatore uscente di centrosinistra, Gianmario Spacca.

Ma al di sotto del trasformismo, del revisionismo e del razzismo delle istituzioni vi è poi un’attività capillare, incessante di disciplinamento sociale che sanziona chi protesta o non si allinea.

Oggi le questure su indicazione della polizia politica impongono misure quali il divieto di dimora, il foglio di via o l’avviso orale senza nemmeno più passare per un tribunale, ma con la discrezionalità tipica di uno «stato di polizia».

E se hai l’aria vagamente non «italica» in una città «rossa» come Bologna puoi finire intimidito, perquisito, insultato, picchiato, azzannato, ammanettato persino sugli autobus, anzi soprattutto sugli autobus.

Qualche scusa, qualche imbarazzo se la cosa viene fuori, e poi tutto come prima…

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Gaetano Amoroso (Milano, 1955-1976)

È importante ricordare chi si è battuto contro l’oppressione, l’autoritarismo, il fascismo. Altre brevi biografie qui

Gaetano Amoroso (Milano, 1955-1976)

(da ECN antifa)

Gaetano Amoroso, insieme ad altri compagni del Comitato rivoluzionario antifascista di porta Venezia, fu aggredito e accoltellato la sera del 27 aprile 1976, in via Uberti, da un gruppo di fascisti.

Aveva 21 anni, lavorava all’Acfa come disegnatore di fibbie e, studente-lavoratore, di sera frequentava l’ultimo anno del corso serale presso la Scuola artistica del Castello che oggi porta il suo nome.

Era entrato giovanissimo a far parte della lega degli artisti del Vento rosso, organismo di massa del Partito comunista marxista leninista, nella quale aveva trovato il modo di esprimere le sue esigenze politiche e artistiche, dipingendo murales.

Nella fabbrica, in cui lavorava col padre, si era impegnato con altri operai in una autogestione di mesi contro la chiusura della stessa; nel quartiere si batteva contro le speculazioni edilizie, partecipando all’occupazione della casa di piazza Risorgimento.

La presenza fascista all’interno del quartiere in cui viveva e una forte spinta antifascista dopo l’uccisione di Claudio Varalli e Giannino Zibecchi lo spinsero a creare ed organizzare, insieme ad altri compagni, il Comitato antifascista di porta Venezia.

Fu a causa del suo impegno democratico e antifascista che, la sera del 27 aprile venne aggredito da un gruppo di noti squadristi (Cavallini, Folli, Cagnani, Pietropaolo, Terenghi, Croce, Frascini, Forcati), tutti provenienti alla sede del Msi di via Guerrini.

Gli otto assassini fascisti furono arrestati poche ore dopo il fatto: l’accusa iniziale di aggressione fu trasformata, quando il 30 aprile Gaetano morì per le ferite subite, in quella di omicidio premeditato e tentato omicidio pluriaggravato, quest’ultima per il ferimento di due compagni di Amoroso.

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Breviario dell’antifascista 7

Viviamo in un mondo e in un’epoca nelle quali le ossessioni e le forme di dipendenza vengono incoraggiate apertamente. Rappresentano infatti il cuore stesso della società dei consumi: si cerca di individuare e studiare tutte le nostre ossessioni per venderci poi ogni sorta di «merce».

Irvine Welsh (dal «Manifesto»)

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L’Ungheria di Orbán sempre più nazistoide

In Ungheria prosegue la deriva autoritaria e razzista scaturita dal trionfo elettorale del partito di centrodestra Fidesz.

Ora il premier Victor Orbán vorrebbe reintrodurre la pena di morte, ovviamente per ragioni patriottiche e xenofobe:

«L’Ungheria non si ferma davanti a niente quando si tratta di difendere i propri cittadini».

Secondo il premier Orbán, che proviene – guarda caso! – dal mondo delle banche e del liberismo finanziario, occorre ormai equiparare i migranti con i terroristi e aprire campi di internamento per immigrati «clandestini» in cui vengano costretti a lavorare gratis.

Non è un mistero che, per gestire la crisi economica, i ceti dirigenti europei abbiano oggi due possibilità: la socialdemocrazia corporativa e autoritaria, oppure il totalitarismo nazistoide, nazionalista e razzista. Ma sono i lati diversi di una stessa medaglia.

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[BO] 25 aprile: «La Resistenza continua»

Attraverso Bologna, da Piazza dell’Unità fino al Pratello R’esiste, il 25 aprile siamo scesi in strada per ribadire le ragioni di una Resistenza ancora incompiuta. Qui un resoconto del corteo con video e foto. Qui e qui altri video.

Durante il percorso, numerosi interventi hanno ribadito la necessità di una nuova resistenza e di una nuova liberazione: contro le leggi razziste e stragiste sull’immigrazione, contro le politiche guerrafondaie e neocoloniali dell’Europa, contro la violenza degli integralismi religiosi, contro il familismo, l’omofobia e il sessismo, contro lo sfruttamento e la precarietà elevati a norma dal Jobs Act e contro le devastazioni delle «grandi opere»…

Mentre il corteo era fermo sul ponte di Galliera, un treno che stava entrando in stazione ha lanciato alcuni fischi prolungati e il macchinista si è sporto dal finestrino per salutare col pugno chiuso.

Eravamo lì per gridare che «La Resistenza continua» oltre e contro le vuote celebrazioni di regime e la cialtroneria degli «smemorati condivisi».

Fiducia dello Stato non ne abbiamo: l’antifascismo è nostro e non lo deleghiamo!

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Breviario dell’antifascista 6

Introduzione alla vita non-fascista

Come fare per non diventare fascisti anche se (soprattutto se) si crede di essere militanti rivoluzionari ? Come liberare i nostri discorsi e i nostri atti, i nostri sentimenti e i nostri piaceri dal fascismo? Come snidare il fascismo rintanato nel nostro carattere?

Azione politica libera da qualsiasi paranoia totalizzante e unitaria.

Sviluppo di azioni, pensieri e desideri mediante proliferazione, giustapposizione, disgiunzione, e non per suddivisione e gerarchizzazione piramidale.

Non fidarsi più delle vecchie categorizzazioni del Negativo (legge, limite, castrazione, carenza, lacuna), per troppo tempo sacralizzate dal pensiero occidentale come forma di potere e accesso alla realtà. Preferire ciò che è positivo e molteplice, la differenza all’uniformità, i flussi all’unità, le disposizioni mobili ai sistemi. Credere che ciò che è produttivo è nomadico e non sedentario.

Non credere che occorra essere tristi per essere militanti, per quanto sia abominevole ciò che si combatte. È la connessione del desiderio con la realtà (e non la sua fuga nella forma della rappresentazione) che possiede forza rivoluzionaria.

Non usare il pensiero per fondare una pratica politica sulla Verità, né l’azione politica per screditare – in forma meramente speculativa – una linea di pensiero.

Usare la pratica politica come un intensificatore del pensiero, e l’analisi come un moltiplicatore delle forme e degli ambiti d’intervento dell’azione politica.

Non chiedere alla politica il ripristino dei «diritti individuali», come sono stati definiti dalla filosofia. L’individualità è un prodotto del potere. Ciò che occorre è «de-individualizzarsi», con la moltiplicazione e la dislocazione, in combinazioni diverse.

Il gruppo non dev’essere un legame organico che unisce individui gerarchizzati, ma un costante generatore di «de-individualizzazione».

Non innamorarsi del potere.

Michel Foucault (da Pesce Babele)

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Manes? Merola? Sarà un lungo conato di vomito che li seppellirà

Le campagne elettorali sono i periodi più tetri e disgraziati dell’anno. Anzitutto perché neonazisti e neofascisti trovano mille pretesti, trucchi e travestimenti per la loro propaganda d’odio.

Da qualche settimana ha fatto le sue prime uscite pubbliche «Insieme Bologna», una lista «civica» dietro cui si nasconde l’ennesima commistione fascio-leghista, con l’ex-leghista Manes Bernardini e i quattro soliti noti di Forza Nuova nei panni di «onesti cittadini» preoccupati dal «degrado».

Invece il PD pare voglia riproporre il sindaco Virginio Merola per un secondo mandato perché «serve un sindaco per 10 anni». Quel che è certo è che una parte di questa città sente già salire un lungo conato di vomito.

Sempre disposto ad avallare ogni provocazione della destra, il sindaco Merola è alla guida di un’amministrazione che ha dato il patrocinio a un’iniziativa neofascista, che ha sempre concesso sale pubbliche a conferenze neofasciste e razziste, che ha fatto affiggere negli appositi spazi a pagamento i manifesti di «Fascismo e libertà» con grandi fasci littori e messaggi di fanatismo nostalgico.

È quello che, se la Lega Nord o il PDL lo sollecita, sgombera a ripetizione gli insediamenti di migranti e invoca strette autoritarie sulla «sicurezza». È colui che, tutt’a un tratto, versa lacrime ipocrite dopo quasi vent’anni di stragi di migranti, di violenze nei CIE, di soprusi e angherie nelle Questure. È il capo di un’amministrazione che collabora con governi dittatoriali come quello dell’Eritrea.

È quello che aspira a cancellare ogni segno di appropriazione collettiva della città da parte di chi la abita. Uno che sponsorizza le squadrette o ronde di pattuglianti cittadini e promuove l’impiego estensivo di telecamere e polizia. Uno che ha pensato a un’ordinanza anti-kebab come «misura di salvaguardia per il commercio nazionale». Uno che ha speso una fortuna per rifare la pavimentazione di Piazza Verdi perché non restasse nemmeno una pietra di quelle su cui era passata la rivolta del 12 marzo 1977…

Privi di una cultura politica, soppiantata dalla frettolosa liquidazione del loro passato, e incapaci di pensare una società diversa da quella attuale, i notabili del PD sono tutti votati da decenni allo sfascismo neoliberista, al vuoto spinto, alla devastazione ambientale e alla repressione sociale condita di buonismo e ipocrisia. A Bologna più che altrove.

E adesso Manes & Merola possono anche gioire del nuovo questore Ignazio Coccia, che ha messo in cima alle sue priorità il problema dell’«antagonismo».

In una città sempre più spenta e avvilita, soffocata dalla corruzione e dalle clientele, con una magistratura servile e collusa con il potere, un’amministrazione priva di idee e di ideali, un’università oziosa e affarista, un’imprenditoria che vive di ricatti ai lavoratori e di elusione fiscale, il gran Coccia si direbbe davvero un uomo all’altezza della situazione, un vero «servitore dello status quo»…

Manes, Merola, Coccia & c. Proprio qui vanno cercate le radici del «degrado» di questa città. È questa la «microcriminalità» che ogni giorno ci ruba futuro, libertà, dignità.

Un lungo conato di vomito li seppellirà!

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[Gorizia] sab 23 mag: appello per una manifestazione antifascista e antimilitarista

Riceviamo e condividiamo la notizia di questa mobilitazione antifascista contro CasaPound che si terrà a Gorizia a fine maggio.

Sabato 23 maggio 2015 Schifo Casa Pound sarà in piazza a Gorizia con un corteo nazionale vergognoso per motivazione, luogo e scelta della data. In Friuli Venezia Giulia risponde l’Osservatorio Antifascista Regionale e qui di seguito è pubblicato l’appello per la mobilitazione.

Appello per una Manifestazione Regionale
Antifascista e Antimilitarista
a Gorizia per il 23 maggio 2015

Il 24 maggio di cent’anni fa l’Italia entrò nella Prima Guerra Mondiale e i fascisti del terzo millennio scelgono questo giorno di vergogna per ribadire il loro slogan demenziale: «alcuni italiani non si arrendono».

Infatti per sabato 23 maggio 2015, CasaPound ha convocato un corteo nazionale a Gorizia.

È degno dei fascisti celebrare milioni di morti inviati al macello per il riassetto di quei poteri che subivano prima e subirono ancora dopo nelle loro vite. Proprio i fascisti sono sempre stati e sempre saranno i migliori alleati di quegli stessi poteri: le prime azioni squadriste furono proprio contro gli scioperi e le autorganizzazioni popolari per garantire gli interessi e i profitti di quei poteri o contro gli sloveni, in queste terre, per creare il mito di una identità nazionale contro «i barbari». Continued…

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Michele Schirru (Padria, 19 ottobre 1899 – Roma, 29 maggio 1931)


È importante ricordare chi si è battuto contro l’oppressione, l’autoritarismo, il fascismo.
Altre brevi biografie qui

Michele Schirru (Padria, 19 ottobre 1899 – Roma, 29 maggio 1931)

«Egli era certo che il suo esempio non sarebbe stato infecondo, che
la disfatta rispetto all’obiettivo dell’impresa poteva risolversi in una
vittoria. Egli ha vinto infatti. Egli è più vivo che mai» [C. Berneri]

 Apprendista fabbro, ancora in Sardegna perviene da autodidatta a una prima infarinatura politica socialista. Ammesso alla Regia scuola marinara a La Spezia partecipa alla Grande guerra, di cui è sostenitore, e qui si avvicina all’anarchismo. A Torino partecipa da soldato al «biennio rosso», ma poi è deluso dal «tradimento vigliacco» di partito e sindacato. Nel 1920 è a New York, è a contatto con «L’Adunata dei Refrattari» quindi attivo a favore di Sacco e Vanzetti e contro le infiltrazioni fasciste. Nel 1930 torna in Europa per tentare di rientrare in Italia e uccidere Mussolini, cosa di cui forse sono a conoscenza i suoi contatti dell’antifascismo in esilio. A febbraio del 1931 è a Roma quando viene portato in commissariato. Qui tenta di suicidarsi ferendo tre poliziotti, ma viene disarmato, processato e infine condannato a morte dal Tribunale speciale.

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Gino Lucetti (Carrara, 31 agosto 1900 – Ischia, 17 settembre 1943)


È importante ricordare chi si è battuto contro l’oppressione, l’autoritarismo, il fascismo.
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Gino Lucetti (Carrara, 31 agosto 1900 – Ischia, 17 settembre 1943)

Ex Ardito, lavoratore delle cave di marmo, espatria in Francia già nel 1922 a seguito di scontri con fascisti della zona. Muovendosi tra la Francia e l’Italia comincia a preparare un attentato contro Mussolini. L’11 settembre 1926 è a Roma e al passaggio della macchina che trasporta Mussolini lancia una bomba, che esplode a terra dopo aver colpito la vettura. Arrestato, dichiara di aver agito da solo. Ciononostante vengono arrestati anche Leandro Sorio e Stefano Vatteroni – quest’ultimo responsabile degli appostamenti preliminari all’attentato – e i tre vengono processati dal Tribunale speciale appena istituito. Gino, condannato a trent’anni, rimane in carcere fino al settembre 1943, quando con l’arrivo degli Alleati viene liberato sull’isola di S. Stefano e trasferito a Ischia. Pochi giorni dopo, durante un controattacco dei tedeschi, una scheggia di granata lo colpisce, uccidendolo. A lui verrà intitolata la prima formazione partigiana della zona di Carrara, il Battaglione anarchico Lucetti.

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