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Breviario dell’antifascista 3

A poco a poco, le parole persero il loro significato originale e acquisirono definizioni da incubo. Giudeo, polacco, russo vennero a significare pidocchi a due gambe, putridi insetti nocivi che i buoni ariani dovevano schiacciare, come diceva un manuale di partito, «come scarafaggi su una parete sporca». La soluzione finale, «endgültige Lösung», venne a significare la morte di sei milioni di esseri umani nei forni a gas. […] Non abituati a trovare nel linguaggio un tipo definitivo di significato, i tedeschi erano preparati ad accogliere il gergo subumano del nazismo.

George Steiner, Il miracolo vuoto (1959)

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Ancora ipocrisia sugli omicidi di Stato

Un colpo al cerchio e uno alla botte. Ecco il presidente Napolitano che, dopo aver condannato gli applausi ai poliziotti che hanno seviziato e ucciso Federico Aldrovandi, ridà la medaglia di bronzo al tifoso degli assassini…

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[TN] Ancora violenze di militanti di CasaPound

Mentre a Roma avveniva un probabile raid punitivo di 7 o 8 neofascisti, a Trento una decina di militanti di CasaPound aggrediva e pestava un attivista del centro sociale Bruno, minacciandolo di morte. Sono i metodi dei «fascisti del terzo millennio». E il fatto che sia sempre un gruppo numeroso contro uno o pochi fa capire che si tratta non solo di casi di squadrismo, ma di episodi organizzati di pedagogia neofascista. Ecco una sintesi dei fatti che, come al solito, saranno minimizzati e spoliticizzati dai media di regime. Qui il comunicato.

Sabato 21 giugno, a tarda sera, un attivista del centro sociale Bruno è stato aggredito da una decina di fascisti appartenenti a CasaPound Trento. L’attivista è stato prima minacciato di morte e poi ferito a un labbro, riuscendo fortunatamente a scampare in fretta all’aggressione ed evitando così conseguenze peggiori.

Tra gli aggressori si è particolarmente distinto Filippo Castaldini, leader di CPI Trento, che è passato velocemente alle mani colpendo prima con un calcio e successivamente, protetto dagli altri militanti, con un pugno al volto l’attivista.

Questa è l’ennesima aggressione e l’ennesimo atto di violenza per mano dell’estrema destra trentina che va ad aggiungersi ad una lista che nell’ultimo periodo si è allungata a dismisura con episodi sempre più frequenti e inquietanti. In questa lista vi è anche il tentato omicidio di Andrea, il ragazzo pugnalato nei pressi di Arco, e il lancio di svariate bottiglie molotov ai danni di un campo Sinti nel quartiere di Piedicastello a Trento.

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[MI] Comunitaristi in Cattolica

L’Università Cattolica di Milano non si fa mancare proprio niente quando si tratta di dare ospitalità a razzisti e fascisti di tutte le varianti. Più dettagli nell’Osservatorio democratico sulle nuove destre.

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[BO] Forza Nuova ancora in piazza e altre destre in fermento

Pare che la Questura di Bologna continui ad autorizzare le provocazioni razziste dei gruppi neonazisti.

Sabato 21 giugno, dalle ore 9.00 alle ore 14.00, Forza Nuova Bologna cercherà di distribuire miserabili pacchi merenda «esclusivamente alle Famiglie Italiane» come gesto d’odio contro gli «immigrati coccolati e tutelati in tutti i campi». Tale «Gazebo di Solidarietà Nazionale» avrà luogo pressoi giardini di via Normandia nel Quartiere Borgo Panigale.

Imbaldanziti forse dalla violenta campagna del «Resto del Carlino» contro i movimenti sociali bolognesi, ora anche i neofascisti del «Fronte Nazionale» si sono messi all’opera e hanno fatto trovare un loro volantino propagandistico nelle biblioteche universitarie di Via Zamboni e Strada Maggiore e nei dintorni dell’Aula C.

Intanto si è tenuta la convention della destra bolognese al Quartiere Santo Stefano e si direbbe che la presidente Ilaria Giorgetti manovri per candidarsi come sindaco nel 2016. Intervenendo come militante di destra e «padrona di casa», ha voluto ribadire che è l’unico politico nero con incarichi di governo a Bologna. E lo ha ripetuto anche in un’intervista al «Corriere di Bologna» del 15 giugno in cui dice di essere l’unico «pulcino nero» fra i tanti rossi in città, ma di ammirare ogni ideologia autoritaria: «il mio preferito è Nicola De Filippo di Borgo Panigale, un comunista vero, uno che custodisce ancora una sana ideologia».

Per settimane Ilaria si è lamentata che nessuno le telefonava, ma ora tutt’a un tratto è amica di tutti, aperta a tutti: «I rapporti con il sindaco Virginio Merola? Tra di noi c’è un clima di grande dialogo. Direi di più: ci sono amicizia e stima reciproche». Tra gli assessori di palazzo d’Accursio, Ilaria ammira il vendoliano Riccardo Malagoli, titolare dei Lavori pubblici: «Tutte le volte che l’ho chiamato, mi ha sempre risposto».

E la Marine Le Pen in salsa felsinea cerca di smarcarsi anche dalle ombre nere che l’accompagnano:

«Stanno facendo passare il messaggio che io li voglia sfrattare perché sono una specie di nazista. Assurdo. Invece condivido i temi di cui si occupano. Ma non possono fare quello che vogliono, ci sono delle regole da rispettare. Vale anche per gli occupanti della caserma Masini, o per l’Aula C di Scienze politiche. Ho moltissimi amici gay e alcuni di loro hanno una marcia in più. L’omosessualità non è né di destra né di sinistra, però resto contraria ai matrimoni gay e al riconoscimento delle unioni civili. Il matrimonio è tra un uomo e una donna».

Certo Ilaria non è una «specie di nazista», ma è una politicante reazionaria, familista e incompetente che vuole fare carriera a tutti i costi e, per i suoi fini elettorali, ha bisogno di tenere insieme i moderati e i camerati, concedendo qualche copertura o strizzatina d’occhio al neofascismo locale. Un patrocinio, una sala di quartiere intitolata a Rachele Mussolini

E la sua campagna elettorale ha un solo tema cardine: la «legalità», la «sicurezza», gli sgomberi di esperienze autogestite, gli allarmismi di ogni tipo, la normalizzazione vendicativa e autoritaria di ogni forma di esistenza irregolare, antagonista, eccentrica.

Ma la soddisfazione di Ilaria sta nel fatto che il sindaco Merola pare aver accettato come terreno di «dialogo» proprio il campo della «sicurezza».

Infatti il 14 giugno il sindaco Merola ha benedetto solennemente in Cappella Farnese la cosiddetta «armata della sicurezza», un corpo «civico» di ronde cittadine. Così scrive un giornalista di «Repubblica Bologna» con toni eroici da corrispondente di guerra:

«Sembrano la forza d’intervento multinazionale, una sorta di “Caschi blu” a garanzia della sicurezza sotto i portici, davanti alle scuole, durante le feste e gli incontri collettivi, giorno e notte».

Del resto, sui giornali locali di queste settimane le metafore belliche e intimidatorie si sprecano: da «Guerra agli occupanti» a «Pugno di ferro contro gli abusivi» e a «La resa»…

Parlando all’«armata della sicurezza», il comandante dei vigili urbani Di Palma ha enunciato con chiarezza la prospettiva delle istituzioni cittadine:

«Non siete vigili di serie B, ma cittadini di serie A».

E ciò vuol dire ovviamente che ci sono anche cittadini di serie B. Quelli che possono essere minacciati dai giornali borghesi di «guerra» e «pugno di ferro», quelli che si trovano a vivere la militarizzazione securitaria dell’esistenza, quelli che non hanno garanzie di un’esistenza appena decente…

A Roma la campagna securitaria del sindaco nero Alemanno ha portato solo infelicità, razzismo, omofobia e gran ruberie.

Chi semina vento raccolga tempesta!

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Ucraina nera e rossobruna

Non solo alcuni neofascisti italiani combattono in Ucraina fra le fila delle milizie neonaziste di Pravy Sektor.

Ora anche membri dell’organizzazione fasciocomunista italiana «Millennium» sono giunti nel Donbass dove saranno inquadrati nelle milizie paramilitari filorusse comandate dal sedicente «comandante in capo delle forze armate della Repubblica Popolare di Donetsk» Igor Strelkov.

Solo la guerra sociale può contrastare la violenza nazionalista e la subalternità alle logiche imperialiste!

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[BO] Hit degli impresentabili: Bignami, Balboni e Palmizio al Quartiere Santo Stefano il 14 giugno

Sabato 14 giugno dalle ore 10, nella Sala del Baracano, politicanti di destra, camerati riciclati e squadristi in doppio petto arriveranno da tutt’Italia a Bologna per un raduno all’insegna dello slogan «Ora o mai più».

Ci sarà il figlio d’arte e postfascista Galeazzo Bignami, l’impresentabile Alberto Balboni che ha cercato di dare legittimità agli assassini di Federico Aldrovandi, il senatore Elio Massimo Palmizio noto per le sue collusioni con Dell’Utri e per l’aforisma «posso dire anche calunnie e nessuno mi può perseguire». E ci saranno i soliti politicanti locali ex MSI, ex AN, ex PdL, ex…

Ancora una volta il Quartiere Santo Stefano si conferma una centrale per la propaganda di estrema destra in città.

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Un anno dopo l’assassinio di Clément


Sabato più di 4 mila persone si sono riunite in piazza della Bastille per ricordare Clément Méric, il giovane antifascista ucciso un anno fa, il 5 giugno 2013, da un gruppuscolo dell’estrema destra. Leggi tutto su Infoaut.

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Acca Larentia dell’ipocrisia

Mancava ancora un film ipocrita e revisionista sulla «strage di Acca Larentia» del 1978 in cui furono uccisi due giovani neofascisti da fantomatici «Nuclei Armati di Contropotere territoriale» che misero a segno un agguato atipico con una mitraglietta Skorpion che era allora di proprietà di un ispettore di polizia e passò, molti anni dopo, in mano alle Brigate Rosse.

Si direbbe il solito prodotto del sottobosco governativo della destra romana che ha potuto realizzare un film con ben 150 attori «con il contributo e il patrocinio della Direzione Generale per il Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali». Ed essendo anche «riconosciuto di Interesse Culturale dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali», il film sarà distribuito in dvd nelle scuole secondarie come monito contro lo scontro fra «opposti estremismi».

Il solo assente da questa ricostruzione è ovviamente lo Stato e la «strategia delle stragi» portata avanti in quegli anni da neofascisti e servizi segreti. Ed è una rimozione che arriva, nel trailer e nell’intervista alla regista Emma Moriconi, fino all’ipocrisia di omettere che il terzo morto di Acca Larentia fu ucciso dal capitano dei carabinieri Eduardo Sivori. Sparò mirando ad altezza d’uomo, ma la sua arma si inceppò. L’ufficiale si fece allora consegnare la pistola dal suo attendente e sparò di nuovo centrando in testa il neofascista diciannovenne Stefano Recchioni. E sarà un altro carabiniere, l’anno dopo, a uccidere un altro neofascista ventenne nell’anniversario della strage.

Usare questi eventi per propaganda politica nelle scuole è un tentativo sordido e mistificante di non fare i conti con la «cultura omicida» dell’estrema destra italiana che ha causato centinaia e centinaia di morti e migliaia di feriti. E continua a farne anche adesso, nel nome di ciò che il film chiama, con impagabile eufemismo, «un’idea che si vive intensamente»…

Gridare oggi che «a Piazzale Loreto c’è ancora posto» o che «uccidere un fascista non è reato» è un modo, forse un po’ rozzo, per rivendicare il diritto all’autodifesa e alla resistenza rispetto a una cultura che pratica invece l’omicidio e la strage senza mai rivendicarli. Tanto più negli ultimi decenni in cui forze dell’ordine e cultura neofascista hanno trovato spesso forme coperte di sinergia e collusione. Dalla Uno Bianca a Bolzaneto, alla Panda Nera e oltre…

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Ilaria, Galeazzo e la «legalità»

Si apprende da «La Repubblica» che, fra una telefonata al prefetto e un’intervista al «Carlino», la presidente del Quartiere Santo Stefano Ilaria Giorgetti e il suo vice Mario de Dominicis hanno trovato pure il tempo di sporgere denuncia contro «siti web presenti in rete» e «volantini distribuiti durante la manifestazione del 24 maggio», perché in essi venivano dipinti come «squallidi quanto improbabili figuri» e «additati di copertura e favoreggiamento di movimenti neonazisti e neofascisti».

È un fatto che, negli ultimi anni, il Quartiere Santo Stefano sia stato il solo quartiere che ha concesso sale pubbliche e patrocini a gruppi di estrema destra. E ha cercato persino di intitolare una sala pubblica a Rachele Mussolini, la moglie del Duce. Tranne poi fare marcia indietro di fronte alle proteste.

Ma si potrebbe dire che «Progettiamo Bologna», il gruppo consiliare a cui aderiscono la presidente Ilaria Giorgetti e sette consiglieri del Nuovo centrodestra, di Forza Italia, di Fratelli d’Italia e della Lega Nord, sia un esperimento ambiguo che vuol tenere insieme moderati e camerati in una sorta di oscura solidarietà trasversale. Ed è in fondo il vecchio progetto dell’«Associazione Edera»

Intanto a Bologna appaiono svastiche sui manifesti di una festa multietnica e si verificano altre minime provocazioni di persone imbaldanzite dalla campagna della presidente Giorgetti e del «Carlino» che, da settimane, non perde occasione di invocare la «guerra» e il «pugno di ferro» contro i movimenti sociali.

Nella serata di lunedì 2 giugno, verso mezzanotte, un’automobile è passata davanti al Circolo anarchico Berneri gettando in terra un sacco pieno d’immondizia e urlando «merde».

Certo la presidente Giorgetti non scriverà un comunicato di solidarietà al Circolo Berneri. Anche se ormai, per decreto del «Carlino», il «silenzio è reato»

Per questo ora tutti strepitano, esternano, telefonano. Ecco il figlio d’arte Galeazzo Bignami, anche lui in affanno per il pessimo risultato del centrodestra alle europee, che cerca un po’ di visibilità progettando a gran voce blitz segreti contro gli spazi autogestiti e facendo otto chiacchiere con prefetti e giornalisti.

«Siamo consapevoli che quelli dell’Xm24 non sono proprio socievoli, ma neanche noi lo siamo troppo quando ci fanno saltare la mosca al naso. Se le amministrazioni che sono preposte a tutelare l’ordine pubblico non lo fanno ci pensiamo noi».

E si vede bene che Galeazzo è in fondo ancora lo squadrista del FUAN di trent’anni fa. Ed è questa la loro «legalità», la loro miserabile povertà morale e politica che sa solo invocare «ordine» e «legnate», la loro vocazione inconsistente di camerati in doppio petto, che in strada non ci sono stati mai.

Lo diceva già Anatole France che «la legalità è quella cosa che in modo imparziale proibisce ai ricchi così come ai poveri di dormire sotto i ponti, mendicare per le strade e rubare il pane».

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