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Sia folgorante la fine

Valerio VerbanoQuesta notte è stata distrutta a Roma, al Parco delle Valli, la lapide che ricorda Valerio Verbano, ucciso il 22 febbraio 1980, a soli diciannove anni, da mano fascista.
Una mano vigliacca e fascista questa notte ha voluto cancellare con un gesto il ricordo e la memoria di un compagno.
Ebbene, vogliamo ribadire che la memoria è un ingranaggio collettivo, che il ricordo di Valerio è legato a tutte e tutti noi e che non sarà un becero sfregio a cancellarlo.
Nella nostra città lo abbiamo ricordato più volte, con iniziative, presentazioni e spettacoli teatrali e con la presenza forte e combattiva di Carla Verbano.

Per Valerio e per Carla, che ha sempre lottato per fare emergere la verità, continueremo a lottare, contro ogni fascismo.

Noi non perdoniamo. Noi non dimentichiamo.

Foto | Video

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No MOUS: 9 agosto 2013: tutt* a Niscemi per sostenere il diritto alla resistenza civile

NO MUOS, 9 agosto 2013: TUTTI A NISCEMI per DIFENDERE il DIRITTO alla R-ESISTENZA!

Rassegna stampaPatti Smith attivista No Muos, sottoscrizione per acquisto terreni

Oggi bisogna prendere alla lettera la seguente disposizione dell’art. 50 della Costituzione che venne cancellata da DC e PCI nel 1947: «Quando i pubblici poteri violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all’oppressione è diritto e dovere del cittadino».

È tempo ormai di organizzare ovunque l’insurrezione civile contro i poteri che pretendono di governarci.

La tempesta è in arrivo, riuscite a sentirlo?

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Dai, facci ridere ancora, Facci!

Non solo il fantasioso Raisi. Ora a lanciare provocazioni sulla strage di Bologna ci prova un altro neofascista in doppio petto come Michele Facci, ex missino e squadrista del FUAN, e oggi rispettabile consigliere comunale del PdL e simpatizzante di CasaPound.

«Berlusconi innocente come Mambro e Fioravanti».

Non c’è che dire: il confronto è calzante e vi è senza dubbio una reale continuità storica tra la strategia della tensione e il ventennio dell’autoritarismo berlusconiano. Dai, facci ridere ancora, Facci!

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Attualità dello stragismo di Stato

Su «Carmilla» si può leggere oggi una riflessione sull’attualità della strage di Bologna e sulla continuità tra il piano di rinascita democratica della P2 di Licio Gelli – concentrazione dei media, infiltrazione e stravolgimento di partiti e sindacati, trasformazione del sistema politico e istituzionale italiano in repubblica presidenziale e quindi trasferimento dei poteri legislativi a un esecutivo forte – e le aspirazioni oligarchiche dell’attuale governo italiano in cui il «centrosinistra» siede al governo assieme con gli eredi delle peggiori cosche e logge di questo paese. Né è un caso che questa mattina il sindaco Merola abbia strumentalizzato l’occasione per difendere… la TAV e la presidente Boldrini abbia abilmente difeso le istituzioni e il governo Letta…

Quasi settant’anni di quasi democrazia. Anzi, per nulla.

di Nico Macce

Il 2 agosto 1980 è la data che viene segnata dalla peggior strage avvenuta in Italia dal secondo dopoguerra. Alla stazione di Bologna morirono 85 persone dilaniate da un ordigno collocato nella sala di seconda classe e furono oltre 200 i feriti. A tutt’oggi è rimasta inascoltata la domanda di verità che i parenti delle vittime e un’intera città chiedono con forza a uno Stato sordo e volutamente reticente. E ogni anno si rinnova questa richiesta, ritorna in piazza una protesta sacrosanta verso le autorità del momento, che tanto parlano ma nulla fanno. Il segreto di Stato rimane la pietra tombale su questa e altre vicende. Continua a leggere su Carmilla.

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Domani Bologna ricorda la strage del 2 agosto

L’Itaglia merita di scomparire. Ogni volta che si avvicina l’anniversario della strage del 2 agosto, questo è il solo pensiero degno di commentare i depistaggi, le amnesie, i poveri polveroni mediatici che ogni anno la destra prova a sollevare, sempre più debolmente, sulle fantomatiche «piste alternative».

E ormai la questione è ben più ampia delle fandonie consunte e servili di Enzo Raisi & Co. Mentre un governo di «larghe intese» rispolvera l’ingegneria istituzionale del «Piano di Rinascita Democratica» di Licio Gelli, quale memoria potrà esservi della strategia della tensione e della violenza normalizzatrice delle stragi? Quali parole di verità possono mai venire da chi abita nel «cuore torbido delle istituzioni»?

Quei morti sono soli, nell’ombra. Ogni anno, quello che noi portiamo in piazza non è solo il lutto per le stragi di Stato, ma anche il dolore perché quei morti sono serviti a costruire un mondo più ingiusto, ipocrita e violento.

L’appuntamento è alle 9 in piazza Nettuno per il corteo che raggiungerà il piazzale della stazione.

Vedi Zic ed ECN Antifa.

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Mafia & neofascisti negli appalti a Ostia

«Quello è l’unico lotto che non l’ha mai voluto nessuno, lo sai di chi era quello là, no? È de quelli che avemo ammazzato, gli ultimi».

È una battuta di un colloquio tra un mafioso del clan Spada e un funzionario pubblico del comune di Ostia. Che non si scompone affatto dinanzi all’ammissione di un omicidio, anzi di una serie di omicidi.

Dopo quel cordiale colloquio telefonico, il municipio di Ostia ha assegnato ad Armando Spada l’appalto dei parcheggi sul litorale di Ponente e uno stabilimento balneare che nel giro di cinque giorni viene tolto ai vecchi gestori e assegnato a una nuova società di cui fanno parte Spada, appunto, e Ferdinando Colloca candidato alle ultime elezioni per CasaPound Italia.

Mafiosi e neofascisti, sempre insieme…

Vedi Romatoday

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[Francia] Le aggressioni dell’estrema destra si moltiplicano

Oggi vediamo bene come il suicidio di Dominique Venner non era altro che un estremo, odioso appello alla violenza identitaria.

Così in Francia le aggressioni dell’estrema destra si moltiplicano: aggressioni omofobiche, islamofobe, razziste, sessiste e a chi contrasta il neofascismo.

Sabato 29 giugno un attivista del NPA è stato aggredito da un militante di estrema destra presso la stazione di Parigi Saint-Lazare.

Nella notte tra il 28 e il 29 giugno dei giovani antifascisti di Besançon sono stati aggrediti da un gruppo di militanti neonazisti.

Come accade in Italia, anche in Francia i media e gli apparati statali spoliticizzano e minimizzano le violenze dell’estrema destra.

Vi è stata la farsa vergognosa del video dell’omicidio di Clémente Méric con cui i media di regime hanno cercato di fare il solito polverone e uccidere Clémente una seconda volta, facendolo passare per aggressore.

Venerdì 12 luglio si è svolto il secondo processo ai naziskin responsabili dell’assalto razzista durante il «Festival de la Prairie» ad Agen, avvenuto il 22 giugno scorso.

Gli imputati hanno scelto di mantenere un profilo basso e, nonostante i 35 gradi, si sono presentati al processo in maniche lunghe per nascondere i loro tatuaggi con svastiche e simboli delle SS. Il risultato era scontato: clemenza dei giudici e nessuna conseguenza per gli aggressori.

Mentre il governo Hollande «scioglie» pubblicamente tre gruppi neonazisti, in realtà anche le istituzioni francesi contribuiscono alla cultura dell’odio sociale incrementando le pratiche del razzismo di Stato: rastrellamenti di «sans papier», smantellamento di campi rom, politiche «securitarie»…

Una cultura che legittima e favorisce l’aggressività neofascista.

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Itaglia paese di merda

Nel tramonto grigio e meritato dell’Itaglia sembra che l’idiozia autoritaria sia sempre più il livello medio e «normale». Mentre in Parlamento si consolida un Partito unico di regime per garantire affari e repressione, l’unica cosa che vola alto sono i prezzi dei generi di prima necessità. Anche la verità più lampante è passibile ormai di una condanna per vilipendio.

Intanto, nella loro estrema miseria mentale, dopo il suicidio di Venner i neofascisti si sfogano cristianamente con pestaggi «a favore della famiglia tradizionale». Anche a Milano, a Torino.

Nella caduta dei punti di riferimento istituzionali, si cerca sempre più di rispolverare i valori ipocriti del perbenismo borghese. Ad esempio, a Ferrara il Comune istituisce addirittura un premio alla memoria di Nello Quilici, definito «un galantuomo». Peccato che fosse un fascista della prim’ora, coinvolto nel delitto Matteotti e poi paladino delle leggi razziali del 1938. Insomma, un altro caso di «fascista umano» che si sarebbe elevato dalle bassure del Fascismo alle vette dell’autentica «umanità» e anzi «galantumanità»…

Non c’è da meravigliarsi. In fondo, il Fascismo è stato un fenomeno di massa e ha segnato profondamente anche la storia del secondo Novecento. Basti dire che, a tutt’oggi, un onesto medico di base del Varesotto, un altro «galantuomo», e sicuramente un bravo padre di famiglia, ostenta nel suo studio un busto di Hitler e nella sala d’aspetto si possono leggere testi e articoli contro il «flagello delle immigrazioni», il «mondialismo capitanato dalle lobby giudaiche», e scritti sul nazionalsocialismo di Mussolini e di Hitler.

D’altro canto, in quanti lussuosi appartamenti della buona borghesia conservatrice di Bologna non vi è un bel busto di Mussolini, o magari le sue opere complete, o qualche vecchia bandiera del Ventennio o altri venerati cimeli? Quanti di questi ricchi borghesi neri hanno finanziato, negli ultimi cinquant’anni, l’M.S.I. o l’estrema destra fascista?

Tutti «galantuomini». E anche librerie come la Libreria Nanni o la Ceccherelli oggi mettono in vetrina i libri del Ventennio che una volta vendevano magari solo sottobanco. Forse i gestori saranno anche di destra, ma un bottegaio è sempre un bottegaio, ed è evidente che la paccottiglia nazifascista ha un mercato in crescita.

L’anno scorso il manifesto commemorativo per la strage neofascista del 2 agosto recava una scritta che presto potrebbe cadere anch’essa sotto la categoria del vilipendio contro questo torbido paese di merda:

«La strategia delle stragi dal dopoguerra ad oggi ha impedito all’Italia di divenire una democrazia compiuta. È nel cuore torbido delle istituzioni che vanno cercati i mandanti».

Forse l’Itaglia merita davvero di scomparire.

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Un infimo gioco delle parti

Dinanzi alla crisi crescente, i governi europei preferiscono in ogni campo i provvedimenti inutili e le idee piccole piccole.

Dopo oltre vent’anni che la politica istituzionale europea copre o sovvenziona le organizzazioni di estrema destra, ecco che adesso il problema del neofascismo e del neonazismo torna all’ordine del giorno, perché il neoliberismo comincia a temere che l’estrema destra possa passare nei prossimi anni da utile manovalanza ad alternativa nazionalista e totalitaria.

Sta di fatto che in Germania la polizia ha perquisito sistematicamente case e sedi del gruppo neonazista «Freies Netz Sud» («Libera Rete Sud») alla ricerca di materiali e documenti che consentissero di sciogliere d’autorità l’organizzazione e di metterla al bando.

Allo stesso modo, dopo l’omicidio di Clément Méric, in Francia il governo Hollande ha annunciato lo scioglimento di ben tre organizzazioni neofasciste, «Troisième Voie», «Jeunesse Nationaliste Révolutionnaire» (JNR) e «Envie de rêver». Si tratta infatti, secondo il governo francese, di organizzazioni che «hanno carattere di milizia privata» e «incitano alla discriminazione e all’odio»: insomma, la scoperta dell’acqua calda… Se si volessero applicare davvero questi criteri, bisognerebbe sciogliere anche il Front National, Forza Nuova o la Lega Nord.

Ma che sia un infimo gioco delle parti, basta a confermarlo il fatto che Serge «Batskin» Ayoub, leader di «Troisième Voie» e di «Jeunesse Nationaliste Révolutionnaire», ha prevenuto il governo francese decidendo l’autoscioglimento di queste organizzazioni, per veicolare in modi nuovi la cultura omicida della destra identitaria…

È un fatto che ogni volta che lo Stato ha decretato dall’alto lo scioglimento di sigle e partiti neonazisti, essi si sono sempre ricostituiti sotto nuove forme, con in più una legittimazione anti-sistema.

Si pensi solo allo scioglimento d’autorità della nazista «Base Autonoma» nel 1993, secondo la legge Mancino: dopo una serie di aggressioni e attentati, il ministero dell’Interno metteva formalmente fuorilegge «Base Autonoma», ne chiudeva le sedi e ne denunciava alcuni esponenti per «ricostituzione del partito fascista» e «istigazione all’odio razziale». Il risultato fu quello di far uscire dall’angolo i neonazisti con una più acuta capacità di trasformismo e di iniziativa culturale.

In quello stesso frangente, un’altra organizzazione neonazista italiana, «Meridiano Zero», preveniva le prevedibili misure repressive e dichiarava di autosciogliersi: proprio come fa ora Serge «Batskin» Ayoub con «Troisième Voie» e «Jeunesse Nationaliste Révolutionnaire»…

Non è certo lo Stato che può combattere il fascismo. Né si tratta forse di sottovalutare il pericolo di un’involuzione totalitaria del neoliberismo come ci pare faccia Elisabetta Teghil in un interessante intervento su Militant:

«Il neoliberismo è un’ideologia gramscianamente intesa come lettura onnicomprensiva della società e, pertanto, non ha bisogno nell’immediato delle soluzioni fasciste tradizionali, relegando i fascisti nel lavoro di bassa manovalanza».

È un ragionamento che parte dalla premessa fallace secondo cui l’antifascismo sarebbe una sorta di «frontismo» con il PD e i partitini della sinistra (!?) per arrivare alla proposta di un «Fronte di Liberazione Nazionale» (sic) contro il liberismo internazionalista e le multinazionali anglo-americane…

Per noi il fascismo in Italia non è mai stato davvero superato e sepolto, ma vive ancor’oggi come strumento a disposizione dei ceti dirigenti: leggi e decreti autoritari, razzismo di stato, familismo patriarcale, omofobia, sessismo, perbenismo, populismo, manipolazione revisionista della memoria sociale, politiche e campagne «securitarie», minacce e attentati contro i migranti, aggressioni e violenze neofasciste, deportazioni e psicofarmaci nei CIE.

Oggi è sotto gli occhi di tutti che il capitalismo è di nuovo in bancarotta e che lo Stato sta sperimentando un autoritarismo crescente.

Contrastare insieme il neoliberismo e il neofascismo si può, si deve, con l’azione sociale e la solidarietà internazionalista di tutti gli oppressi!

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Supportiamo Dmitri Zvanko, prigioniero antifascista bielorusso

Da Contra Info via ECNantifa:

Dmitri Zvanko è un antifascista di Brest. É stato arrestato il 9 Maggio 2013, insieme ad altri 4 antifascisti, accusati di essersi scontrati con attivisti di estrema destra il giorno precedente. Gli antifascisti arrestati sono stati pestati e messi sotto pressione psicologica da parte degli sbirri. Dmitri ha sporto querela riguardo al trattamento che ha subito, anche se aveva subito pressioni per non farlo. Il 19 Maggio quattro degli arrestati sono stati rilasciati, ma Dmitri è accusato dell’articolo 339.3 del codice penale bielorusso (hooliganismo premeditato con un gruppo di persone), che prevede una pena in carcere da 3 a 10 anni. Gli avvocati hanno paura che venga aggiunto anche l’articolo 147.2 (violenza fisica grave), il che significherebbe una sentenza tra i 5 e i 10 anni.

Per supporto per i costi legali degli arrestati, contattate ABC-Belarus:
belarus_abc(A T)riseup.net

Indirizzo per lettere di supporto:
Dmitri Nikolayevich Zvanko
SIZO-7, ul. Sov. Pogranichnikov 37
Belarus

Manda una lettera online: abc-belarus

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